Il futuro sempre nero delle pensioni

02/12/2015 di Alessandro Mauri

Il rapporto Ocse “Pensions at a glance 2015” appena pubblicato mette in luce tutte le criticità del sistema previdenziale italiano, nonché la necessità di nuovi interventi sulle pensioni, per rendere più sostenibili e adeguate le prestazioni future.

Il rapporto Ocse “Pensions at a glance 2015” appena pubblicato mette in luce tutte le criticità del sistema previdenziale italiano, nonché la necessità di nuovi interventi sulle pensioni, per rendere più sostenibili e adeguate le prestazioni future.

I dati Ocse – I dati che emergono dal rapporto dell’ Ocse sul sistema pensionistico italiano parlano di contributi previdenziali molto elevati, che pesano il 33% della retribuzione, mentre gli altri paesi si aggirano tra il 20% e il 26%. Anche il peso degli assegni previdenziali è più elevato della media Ocse: 79,7% del salario medio contro il 63%. Per questo motivo anche la spesa pubblica per pensioni è la più alta dopo la Grecia, con un peso sul Pil pari al 15,7%, contro la media Ocse dell’8,4%. Ovviamente questi dati non prendono ancora in considerazione le ultime riforme messe in atto, tra cui la cosiddetta “riforma Fornero”, che dovrebbero far diminuire la spesa per pensioni in relazione al Pil. Nonostante questo è evidente come il sistema fin qui portato avanti era insostenibile, e a confermarlo sono i dati prospettici.

L’analisi dell’INPS – Secondo una simulazione dell’INPS presentata dal Presidente Tito Boeri infatti, la generazione nata nei primi anni ’80 riceverà, pur lavorando fino a circa 70 anni, una pensione inferiore di circa il 25% rispetto alla pensione media percepita dalla generazione nata negli anni ’40.  Questo salvo imprevisti, come interruzioni di carriera o una crescita del Pil reale inferiore alle aspettative, che potrebbero creare “problemi di adeguatezza” dell’importo, senza ulteriori interventi.  Ancora oggi infatti il tasso di occupazione degli ultra sessantenni è ben al di sotto delle media Ocse e, nonostante le riforme,  l’età effettiva di uscita dal mercato del lavoro rimane tra le più basse dei Paesi sviluppati.

Le pensioni attuali – Secondo l’Ocse è necessario incentivare la partecipazione dei lavoratori anziani, nonostante oggi molte delle pensioni erogate siano eccessivamente generose rispetto al basso livello di contributi versati. A peggiorare la situazione la sentenza della Corte Costituzionale sul blocco della perequazione delle pensioni oltre tre volte il minimo, che secondo l’Ocse avrà un impatto sostanziale sulla spesa pubblica. Una sentenza di cui si è molto parlato, e sicuramente discutibile, dal momento che la maggior parte delle pensioni di cui sopra non corrispondevano all’effettivo livello di contributi versati dai lavoratori, e che avrà ripercussioni ben più gravi sulle pensioni future. I giovani sono infatti i più a rischio, anche perché potrebbero essere costretti a passare molto tempo fuori dal mercato del lavoro, e quindi dal sistema previdenziale, e che potrebbero avere difficoltà a ricevere prestazioni pensionistiche dignitose.

Gli errori del passato – La situazione del sistema pensionistico italiano è figlia di una gestione molto miope nel passato, con pensioni calcolate con metodo retributivo e senza alcuna considerazione per i contributi effettivamente versati e per la sostenibilità di lungo periodo. Ora la situazione è molto complicata, e gli spazi di manovra per garantire maggiore flessibilità, come invocato da molti, sono molto ridotti: la curva demografica non permette grandi interventi. Da questo punto di vista, l’abolizione della legge Fornero, prospettata da alcuni, sarebbe un enorme macigno per i conti pubblici e per la spesa per pensioni, già decisamente al di sopra della media Ocse. La soluzione è intervenire, salvo interventi della Corte Costituzionale, sulle pensioni più elevate per garantire una maggiore equità di trattamento, nonché favorire forme di previdenza complementare privata, con incentivi che consentano di integrare maggiormente la pensione una volta maturati i requisiti.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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