Futuro Remoto – Marino Niola: il cibo, tra cultura e identità

13/10/2016 di Lucio Todisco

Il cibo è pop ed è cultura: due elementi molto più vicini di quanto sembra, come spiega l’antropologo napoletano. Un concetto chiaro se si pensa alla crescente presenza del cibo nei media, nonchè alle "tribù" moderne: crudisti, vegani, etc.

Presso il teatro di Corte di Palazzo Reale, il Prof. Marino Niola, antropologo, giornalista, docente universitario e divulgatore scientifico, ha tenuto un incontro dal titolo: “Mangio dunque sono”. Nell’ambito della XXX edizione di “Futuro Remoto”, la rassegna scientifica organizzata da Città della Scienza in Piazza del Plebiscito, a Napoli, sono stati tanti gli incontri che hanno toccato elementi centrali del nostro vivere quotidiano, nonché le potenzialità che potranno essere sviluppate grazie all’innovazione. Le questioni affrontate dal prof. Niola non fanno certo eccezione.

Il cibo è pop ed è cultura – questo l’incipit di Niola -, è un aspetto centrale d’identificazione di un popolo nel mondo: non un caso, ad esempio, se gli italiani vengano associati, internazionalmente, alla pasta. Tuttavia, la visione contemporanea del cibo sta mutando radicalmente. Dalla famosa affermazione di Ludwig Feuerbach: “siamo ciò che mangiamo”, ci stiamo spostando verso il “siamo ciò che non mangiamo”. Un mondo diviso in tribù, spiega l’antropologo, tra vegani, crudisti, fruttariani e altri gruppi, che s’identificano nelle loro passioni e nelle loro ossessioni, contrapponendosi alle altre tribù. Siamo passati, quindi, dall’idea del dover mangiare di tutto un po’, per poter avere una corretta alimentazione, ad un’esclusione, uno dopo l’altro, di tantissimi cibi dalla nostra alimentazione, anche con crociate alimentari, come quella contro l’olio di palma. Scelte che influenzano anche i comportamenti individuali: crescono delle vere e proprie sette alimentari: negli Stati Uniti, in Australia e in Nuova Zelanda, ad esempio, spiega Niola, esistono i “Vegansexual”, coloro che hanno rapporti sessuali solo con persone vegane come loro, per paura di essere contaminati.

L’Influenza del web e della televisione – Sicuramente, spiega Niola, è la rete ad aver influenzato i nostri comportamenti alimentari e, anche, questa grande cibo-mania televisiva che c’influenza doppiamente: da una parte nel cucinare e nel mangiare, e dall’altra nel proporre gli interventi di nutrizionisti o di pseudo dietisti che ci scoraggiano a mangiare determinati cibi, tanto da far diventare vera etica la dietetica.

Ma come siamo arrivati a questa situazione? Sicuramente è l’abbondanza di cibo ad influenzare i nostri comportamenti, con tutto il suo carico di sensi di colpa. A questa situazione si sono cercate delle risposte attraverso la salute del corpo come unica via di salvezza. Il fitness e la cura del corpo hanno preso il posto della cura dell’anima che però, di fatto, ci sta omologando, in tutto il mondo. Non è un caso se l’OMS, quando identifica il modello ideale di salute di riferimento, guarda all’uomo nord americano come format a cui dobbiamo adeguarci.

Di fatto, l’uomo contemporaneo, spiega Niola, ha una religione senza dio. Eppure, in passato, la parola dieta non aveva connessioni con il regime alimentare: nel mondo antico aveva molteplici significati che si sono dispersi nel tempo. Ad esempio, nell’antica Grecia, tra i vari significati, vi era quello della cabina della nave, il luogo dove si guidava l’imbarcazione, come l’uomo governa il suo corpo.

Il valore economico e culturale del cibo – Cibo e cultura. I grandi tornanti della storia sono strettamente collegati al cibo. Dalla mela di Eva, che costringe l’uomo a divenire autosufficiente, al furto del fuoco da parte di Prometeo, che ci fa divenire umani attraverso la cottura dei cibi.

Ogni luogo ha una sua specificità ed un suo riconoscimento territoriale che si lega al cibo. Questa è una grande opportunità per il Mezzogiorno, dato che, dal 2010, la dieta mediterranea è divenuta patrimonio immateriale dell’umanità ed ha, nel Cilento, una sua comunità di riferimento. La dieta mediterranea, spiega Niola, è il regime del futuro per nutrire il mondo del domani, un modello alimentare che contiene pasta, pane, verdure, legumi, pesce; un’alimentazione varia che permette delle produzioni di eccellenza. Inoltre, può innescare meccanismi ed opportunità di nascita e un notevole sviluppo di imprese “green”..

Cogliere questa occasione significa anche formare nuovi profili professionali: l’Università Suor Orsola Benincasa, ad esempio, ha creato il Centro di Ricerca Med Eat Research, un centro di ricerche sociali sulla dieta mediterranea, nato per comprendere meglio la nostra tradizione agroalimentare e cercare di innestare il meglio della innovazione per accrescere le competenze professionali ed imprenditoriali.

The following two tabs change content below.

Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
blog comments powered by Disqus