Il centro che manca

14/06/2014 di Eleonora Pintore

Il centro, Politica

L’arrivo di Matteo Renzi ha colpito, e non poco, un centro che cercava, per l’ennesima volta, di trovare un proprio equilibrio. Un centro che, forte del distacco da Forza Italia di Algelino Alfano, un possibile nuovo alleato per uno schieramento d’impronta cattolica, sognava la rinascita di un terzo polo. Un progetto che è andato perdendosi, perché il nuovo premier – più centrista dei suoi predecessori – è stato capace di conquistare i cuori dei precedenti elettori di Scelta Civica e UDC.

Scelta CivicaScelta Civica, tra destra e sinistra. E’ di una settimana fa la notizia delle dimissioni di Andrea Romano da capogruppo alla Camera di Scelta Civica. Dichiara lui stesso con un post di Facebook, di voler, con il suo gesto, favorire una riflessione autentica sulla “chiara ed inequivocabile sconfitta” delle Elezioni Europee. Il partito nato sotto l’egida di Mario Monti ha perso, tra le elezioni politiche del 2013 e le Europee di poche settimane, fa più di due milioni e mezzo di voti. Ora, nel partito, si tirano definitivamente le somme. Secondo Romano, il dovere dei deputati di Scelta Civica è quello di sostenere le riforme avviate dal governo Renzi, vicine alla linea di Mario Monti: controllo dei conti pubblici e progetti strutturali per la crescita. Guarda, insomma, fisso al centro sinistra. La prospettiva è quella di un PD entusiasta, pronto ad accogliere i naufraghi della sconfitta. Non tutti d’accordo i colleghi di Romano: c’è chi vorrebbe concedere un occhio di riguardo all’appello del NCD, piuttosto che direttamente al partito di Renzi.

NCD e UDCNCD. Neanche Alfano è però rimasto illeso dal risultato urne, riducendo notevolmente il suo peso all’interno del governo. Di fatto la tentazioni di coloro che, come Gianfranco Librandi, Andrea Causin e Pier Paolo Vargiu, vogliano abbandonare le fila di Scelta Civica in favore del Nuovo Centrodestra non appare una scelta in grado di sconvolgere gli equilibri: spostarsi da una minoranza irrilevante ad una minoranza esigua non migliora la situazione complessiva delle forze “moderate”, ormai schiacciate dal PD, calpestate da FI e insultate dal M5s ma, soprattutto, ignorate dagli elettori. Una forza, quella del NCD, divisa a sua volta tra un Alfano che pensa ad un’apertura a Berlusconi e chi, come Quagliariello, guarda ad un grande assemblement con Popolari, UDC e proprio Scelta Civica (ne avevamo parlato qui).

E l’UDC? Approfitta della debolezza del Ministro degli Interni, il cui schieramento ha ottenuto un risultato alle europee ben inferiore alle aspettative. La proposta – oramai approvata- è quella di un nuovo gruppo parlamentare, Camera e Senato, che unisca i due trasformisti, legando insieme UDC e NCD. E perchè no, in futuro, anche i Popolari di Mauro, insieme nella lista per le Europee ma divisi su una prospettiva di questo tipo. Un unione che agevolerebbe, non poco, il progetto degli “oppositori” interni di Alfano. Che il patto sia un primo passo su cui costruire un nuovo futuro per i moderati?

Si può di certo affermare, in ogni caso, quanto l’importanza di questi partiti sarebbe minima qualora l’Italicum fosse approvato: se i risultati fossero quelli delle europee tutta l’area del centro verrebbe sostanzialmente annientata. Ecco, allora, che occorre riorganizzarsi, sempre che sia ancora possibile, meglio che in passato. Tra Destra e Sinistra impera ormai il Movimento Cinque stelle, non più il centro di stampo Casiniano. Gran parte dei centristi, viste le condizioni, potrebbero decidere di scambiare i loro banchi per una posizione più a sinistra o più a destra, favorendo il gioco bipolare di Matteo Renzi. Un bipolarismo che, però, alle condizioni attuali non appare realizzabile in Italia. Il terzo incomodo è oggi il Movimento Cinque Stelle.

Se la capacità rappresentativa dei partiti moderati si è esaurita, a loro si è sostituita una forza senza colore o posizione, e, tendenzialmente, riluttante al dialogo. Scomparendo così l’ago della bilancia che suppliva alla mancanza di una maggioranza chiara e netta, non è chiaro chi in futurò dovrà assumersi il ruolo di mediatore politico tra le fazioni. Il futuro del centro, sicuramente, sarà determinato dal sistema elettorale che sostituirà quello vigente.

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Eleonora Pintore

Nasce a Sassari nel 1993. Nella sua città si diploma al Liceo Classico “Azuni”, si trasferisce a Roma per gli studi universitari. Grande appassionata di politica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli.
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