Fury, il nuovo war movie da non perdere

10/06/2015 di Isabella Iagrosso

Il nuovo film di David Ayer è interamente incentrato sull'equipaggio di un carro armato, Fury. E proprio in questo sta l'originalità di una pellicola che, pur inciampando in alcuni passaggi, rappresenta forse uno dei migliori film di genere dell'ultimo decennio, con un Brad Pitt straordinario.

Fury, recensione

Di nuovo la guerra, di nuovo la Seconda guerra mondiale. Il tema e l’ambientazione sono già visti, il messaggio – cioè quanto la guerra sia capace di estrarre la parte peggiore di ogni essere umano – già recepito. La trama è molto banale, dal momento che non vi è trama. Il tutto è incentrato sull’equipaggio del carro armato Fury, che si trova in Germania dopo il D-Day, quindi in un momento imprecisato degli ultimi mesi di guerra. Dopo alcuni scontri vittoriosi, il carro rimane l’unico ostacolo nella via tra americani e un plotone di alcune centinaia di tedeschi che si dirige contro di essi, in un bivio considerato strategicamente vitale, con un finale che richiama alla memoria – fortunatamente, solo il finale – il classico patriottismo statunitense da pellicola.

I personaggi, simpatici, empatici, quanto macchiettistici, non vanno oltre i nomi stereotipati che essi stessi si sono dati all’interno del film: abbiamo il sergente dal ruolo paterno, “Gordo”, il messicano un po’ cicciottello, “Macchina”, il ragazzino giovane dagli alti ideali e “Bibbia”, il cattolico che si affida ciecamente alla sua fede. Risulta evidente già dalla scena iniziale però che i protagonisti delle due ore di spettacolo che il regista David Ayer ci concede, non siano loro. Il centro della scena, oltre alla guerra, spietata, fredda e crudele, è lo stesso carro armato, da cui prende il nome il film.

Ecco qui il centro focale dell’intera pellicola dunque: lo spazio angusto, stretto, soffocante, a tratti claustrofobico, dell’abitacolo di Fury. Ed è qui che troviamo la vera originalità dell’opera, ovvero l’aver deciso di incentrare l’intera trama su un singolo elemento, la vita in carro armato. Mentre di solito nei film di guerra vediamo queste enormi macchine come qualcosa a sé stante rispetto ai soldati semplici, qui assume una propria anima, l’anima dei cinque componenti che lo portano in battaglia. Attraverso Fury noi siamo in grado di immedesimarci e comprendere le emozioni di ciascuno degli attori principali, gli unici che effettivamente mantengono un ruolo non di comparsa. Un cast perfetto, interpretazione sublime di Brad Pitt nei panni del sergente Dan Collier, di altissimo livello anche Shia LaBeouf, che nonostante faccia sempre parlare di sé, quando recita calza a pennello qualunque personaggio. Bravo il giovane Logan Lerman, il talento emerso dal teen movie “Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo”.

Un film che tenta di essere un po’ war movie, un po’ romanzo di formazione, attraverso gli occhi della nuova recluta Norman (interpretato da Lerman), il quale dovrà ben presto abbandonare la sua morale e innocenza per abbracciare il nuovo mantra, “gli ideali sono pacifici, la storia è violenta”.

“Non si vedevano da tempo un copione e una messa in scena costellate di personaggi e situazioni potenzialmente tarantiniani senza che gli stessi diventino tarantiniani” scrive Federico Gironi su ComingSoon.  Ed in effetti, il taglio, l’espressione del Brad Pitt di Ayer ricordano a tratti il buon tenente Aldo Raine dell’Inglorious Basterds di Tarantino. Così come molti hanno sottolineato infatti le scene al limite del grottesco che si sviluppano fuori dal contesto del campo di battaglia, ricordano la goliardia del maestro, senza però voler neanche paragonare i due. Questo intervallo casalingo fa respirare il film ricreando l’illusione di un’alternativa alla guerra che può essere solo fugace, ma che va colta finchè, dice il tenente Collier, si è “giovani e vivi”.

 

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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