Fumo elettronico: dietro il vapore solo tanti dubbi

28/09/2014 di Pasquale Cacciatore

Le sigarette elettroniche, da piccoli gadget per i fumatori più geek son presto divenute importante obiettivo di ricerca, focalizzando l’attenzione medica di clinici, ricercatori ed epidemiologi

Sigarette elettroniche

Se il boom del mercato della sigaretta elettronica – oggi in declino, dopo un picco notevole registrato soprattutto negli ultimi due anni – può affascinare gli esperti economici, la controparte medica è un vero e proprio punto interrogativo, almeno per le indagini di sanità pubblica. Il mondo della e-nicotina, infatti, sembra essersi diviso tra due opposti: da un lato chi saluta la sigaretta elettronica come elemento che permetterebbe di eliminare gran parte dei carcinogeni contenuti abitualmente nel fumo di sigaretta tradizionale, dall’altro quello di chi vede in tale strumento un pericolo per il perpetuarsi dell’abitudine al fumo che, lentamente, sta scemando in molti Paesi occidentali. Se a ciò si aggiunge l’assenza di legislazione, la spietata concorrenza – prettamente tra produttori cinesi – e l’arrivo (tardivo) anche delle multinazionali del tabacco su questo mercato, si capisce quale dilemma avvolge la questione della “sigaretta elettronica”.

Può la sigaretta elettronica sostituire il fumo tradizionale? O, paradossalmente, l’uso di tale strumento può comportare un aumento dei fumatori, con conseguenze di salute generale facilmente intuibili? Sono queste le domande che si pongono igienisti e clinici. Nel frattempo, Paesi come Brasile e Singapore hanno vietato totalmente la vendita di tali prodotti; la WHO, a fine agosto, ha ufficialmente invitato a limitare l’utilizzo delle e-cigarettes in ambienti interni e di limitare la vendita di alcuni aromi specifici, in attesa di maggiori evidenze di presunti danni procurati agli utilizzatori; l’Unione Europea, infine, ha sollecitato un’analisi sistematica degli studi fino ad ora condotti sul fumo elettronico, per cercare di comprendere l’eventuale pericolosità della pratica (e le conseguenze in termini di salute ed abitudine a tale vizio).

Sigarette elettronicheCome già anticipato, le grandi dimensioni del mercato della sigaretta elettronica non aiutano di certo: si calcola che nei Paesi occidentali siano giunti circa 500 marchi diversi di tali prodotti, con un numero di aromi indefinibile. Da pochi consumatori il bacino d’utenza si è allargato in Europa e negli Stati Uniti con ritmi vertiginosi, raggiungendo anche picchi di tre milioni nel Regno Unito. Ciò che convince i consumatori è l’idea errata, spesso marcata dai produttori, che ciò che è essenzialmente dannoso del fumo è l’insieme di sostanze in esso contenute ed inalate dopo la combustione; la nicotina, che è invece solo causa di dipendenza, sarebbe resa “innocua” in uno strumento come la sigaretta elettronica che si limita a vaporizzare gli aromi senza bruciar nulla. La domanda in termini di salute è però complessa: a parte il fatto che sono già stati segnalati casi di intossicazione da nicotina, ci si chiede quanto possano essere pericolose sostanze ed additivi contenuti nelle soluzioni ricaricabili per questi apparecchi; il glicol propilene è uno di tali composti, spesso associato ad infiammazioni croniche delle vie aeree superiori, così come le sostanze aromatizzanti. Su uno strumento misterioso si aggiunge la scarsa consapevolezza dell’utenza sulla possibile pericolosità. Una combo pericolosissima, se osservata su numeri in larga scala.

Qualche barlume di speranza per chi difende le sigarette elettroniche come strumenti di supporto all’interruzione del fumo tradizionale, tuttavia, c’è. Un singolo studio neozelandese dello scorso anno sembra aver dimostrato l’efficacia in tal senso del fumo elettronico, paragonabile a quella dei cerotti in nicotina. Sondaggi effettuati fra gli utenti sembrano rinforzare tale conferma. Non mancano, però, anche dati che confermano i pareri opposti. Uno studio di quest anno su poco meno di 1000 fumatori ha smentito la capacità delle sigarette elettroniche di sostituirsi al fumo tradizionale, relegandole così a semplici, sfiziosi gadget elettronici. Sono stati pubblicati numerosi studi che sostengono tale tesi. Un motivo della scarsa efficacia dell’e-smoke sulla riduzione del fumo tradizionale potrebbe essere il fatto che, al momento, le sigarette elettroniche non riescano a soddisfare completamente i bisogni di nicotina che guidano le esigenze dei fumatori. In futuro ciò potrebbe cambiare, con livelli e dosaggi maggiormente studiati, soprattutto con l’interesse delle grandi multinazionali del tabacco. Il rischio che si corre, dunque, è quello di rendere l’abitudine al fumo nuovamente “socialmente accettabile”, proprio in quei Paesi in cui decenni di politiche di ban e controllo avevano iniziato a mostrare i primi frutti, con declini dei tassi di fumatori.

La sigaretta elettronica, infine, rischia inevitabilmente di attrarre i consumatori più giovani: sondaggi condotti su suolo statunitense hanno messo in luce un dato particolarmente allarmante, ovvero il fatto che molti adolescenti negli ultimi anni si siano avvicinati per la prima volta al fumo proprio perché spinti dall’idea di gadget geek.

Lo scenario che l’affermazione della sigaretta elettronica ha aperto nell’opinione pubblica (e medica) sembra tanto interessante quanto difficoltoso da osservare. Adesso è necessario una seria politica di riflessione e di analisi, per comprendere in pieno un fenomeno di rilevanza globale che potrebbe avere effetti devastanti sulla salute pubblica – tanto più nelle prossime generazioni – di mezzo mondo.

The following two tabs change content below.

Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
blog comments powered by Disqus