Friedman e Re Giorgio, urlando si ascende

13/02/2014 di Giacomo Bandini

Napolitano, Friedman, Monti e Berlusconi

Di Giorgio Napolitano si può dire tutto e il contrario di tutto, ma non che non sia un uomo di Stato. E’ un dato di fatto che, se fosse stato per il Presidente, difficilmente, oggi, si troverebbe al Quirinale. Invece è stato sostanzialmente imposto lui di ritornare, sepolto dagli applausi, mentre ammoniva tutto il Parlamento per non aver saputo approvare nessuna riforma istituzionale significativa. Ora, invece, sono pronti a gettargli fango addosso come piovesse. Molti errori sono stati probabilmente, anzi, con buona probabilità fatti dal Presidente – che non è riuscito, in primis, a raggiugnere gli obiettivi prefissati – ma oggi, quello che incide di più sul popolo, sembrano essere le novità che riguardano la caduta di Berlusconi e il sondaggio nei confronti di Monti.

Friedman, Napolitano, Monti e BerlusconiFriedman, cospirazione?. Un sentito ringraziamento da parte dell’opinione pubblica deve allora andare ad Alan Friedman, più o meno noto giornalista ed esperto di economia. Scomparso per mesi dai grandi palcoscenici, è ritornato in pompa magna con un libro su cui lavorava da mesi intitolato “Ammazziamo il gattopardo”. Il volume presenta un’accurata inchiesta sul processo politico che portò al governo Mario Monti al posto di Berlusconi. Un processo che, secondo l’autore, sarebbe stato orchestrato alla perfezione dalla massima carica dello Stato con l’imprenditore, ed acerrimo nemico del Cavaliere, De Benedetti. Le accuse avanzate da Friedman si sostanziano nell’iniziativa presa da Napolitano nell’estate del 2011 di sondare il terreno intorno a lui per abbattere il premierato di Berlusconi e insediare al suo posto Mario Monti, con il beneplacito dell’Europa e di De Benedetti.

Controsenso Forza Italia.  Lo scoop, se di ciò veramente si tratta, ha dunque sollevato lo spirito indignato di Forza Italia. Senatori, deputati, onorevoli si sono dichiarati schifati da un comportamento che lederebbe i limiti costituzionali alla discrezionalità d’azione del Presidente della Repubblica. Ora, a tutti questi, viene spontaneo chiedersi quali siano i veri limiti del suo potere, se non quelli penali. Ma dove è indicato che egli, preoccupato per una situazione economica e politica di gravità assoluta, non possa sondare strade diverse? Il Parlamento poi ha confermato il suo sostegno a Mario Monti e ha rinominato Giorgio Napolitano, con i voti degli stessi forzisti, ben consci che il nome di Monti aleggiava nella mente del Presidente già da tempo.

Movimento 5 stelle. Allo stesso modo sono insorti i grillini, più nervosi che mai. Cercando di aggiungere alla documentazione in esame per l’impeachment, l’inchiesta del giornalista americano, hanno dichiarato per l’ennesima volta la propria ostilità a Re Giorgio, dimentichi forse del fatto che il loro leader maximo nel 2011 chiedeva proprio a Napolitano di forzare la mano per eliminare direttamente Berlusconi senza passare dal via. Ora che sono riusciti ad eliminato loro, con il voto in giunta, forse sono invidiosi che il merito di aver fatto un favore al Paese, a seconda dei punti di vista, se lo prenda un’altra persona, lasciando al Movimento le briciole dell’attenzione mediatica. La preponderanza di Re Giorgio durante i suoi mandati è evidente e spesso al limite, se non oltre. Può essere criticato e anche attaccato per molte decisioni e per più di qualche intromissione forse eccessiva. Ma arrivare ad utilizzare quello che appare come un sondaggio in un momento in cui inizia a sentirsi l’odore della crisi anche in Italia, sembra, francamente, un gioco al massacro.

Se c’è una questione dunque su cui riflettere attentamente in tale avvicendarsi di dichiarazioni, accuse e complotti riguarda il modo con cui noi italiani continuiamo a farci prendere per il naso dal primo che capita, basta che lo faccia gridando. Davvero Friedman pensava che noi fossimo all’oscuro del fatto che Napolitano non possa soffrire Berlusconi, e che non avesse la nomina di Monti pronta da tempo, in caso di caduta del Governo? O forse ha ragione lui, gli italiani non si accorgono nemmeno di ciò che passa loro davanti, ecco perché permettiamo a tutti di sfruttarci fino in fondo.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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