Frida & Diego: Passion, Politics and Painting

18/02/2013 di Simone Di Dato

frida-kahlo-diego-revera“Nella saliva, nella carta, nell’eclisse, in tutte le linee, in tutti i colori. [… ]Diego nella mia bocca, nel mio cuore, nella mia follia, nel mio sogno, nei paesaggi, nei suoi pretesti, nei suoi occhi, nelle sue menzogne”. Frida Kahlo amò Diego Rivera più della sua stessa arte, in modo viscerale, violento, passionale, come la sua terra d’origine, il Messico. A testimoniarlo sono i suoi dipinti, le sue lettere, la sua “Casa azzurra” a Coyoacàn. E fu amata, stimata dall’uomo che la rese più irrequieta, ma sicuramente più felice e che, tra alti e bassi, non la abbandonò mai.

Per la prima volta l’High Museum of Art di Atlanta, Stati Uniti, inaugura la più grande raccolta di opere dei due artisti mai realizzata in America, che hanno condiviso influenze che vanno dal marxismo all’arte popolare messicana, la cui eredità però non potrebbe essere più diversa: la celebrazione del nazionalismo sui grandi murales pubblici per Diego e i drammatici e intimi autoritratti per Frida. La mostra “Frida and Diego: Passion, Politics and Painting” sarà un percorso inedito in cui si potranno ammirare circa 120 capolavori, tra dipinti e fotografie, con l’intento di raccontare non solo il genio della loro poetica artistica, ma anche le esperienze e  la condivisione di ideali umani e politici.

“Stiamo creando non un semplice percorso, ma un’esperienza per il visitatore e in una parte del mondo che non ha mia visto nulla di simile” spiega il direttore del museo David Brenneman.
“Abbiamo scoperto che, nonostante dipingessero con stili molto diversi, avevano preoccupazioni molto simili e durante la vita condivisero non solo l’amore l’uno per l’altra ma anche gli stessi ideali” aggiunge.
“Ciò che la nostra esposizione cerca realmente di fare è mostrare i due artisti insieme, per parlare del contesto condiviso, le influenze che li hanno resi una coppia, il loro comune impegno nella loro terra, nella rivoluzione marxista. Penso sia una storia che non è mai stata completamente raccontata perché sono stati spesso visti singolarmente” ha invece detto in un’intervista il curatore Elliot King.

La mostra, visitabile fino al 12 maggio, è organizzata cronologicamente: la prima parte è dominata da Rivera, si concentra sul suo soggiorno parigino, periodo in cui divenne amico di Pablo Picasso (celebre la sua frase: ”Non ho mai creduto in Dio, ma credo in Picasso”) George Braque, Matisse e Modigliani, in cui scoprì il cubismo e l’arte post-impressionista di Cezanne. Si passa poi al suo ritorno in Messico, fortemente trasformato dalla rivoluzione. Dopo la riproduzione di alcuni murales (solo riproduzioni, data l’impossibilità di spostare gli originali) la presenza di Frida comincia davvero a farsi sentire: si aprono 3 gallerie. La prima è  “The Vulnerable Body” in cui sono disposti dipinti incentrati su corpi femminili danneggiati, tra cui “Henry Ford Hospital”, in cui il corpo di Frida è su un letto insanguinato a causa di un aborto.  La seconda è dedicata alle nature morte, l’ultima, la più significativa, mostra sette delle opere più famose e toccanti di Frida. Tra le più belle “The Broken Column”.  Una colonna greca rotta in più punti, tenuta da cinghie e dalla pelle, simbolo della continua sofferenza fisica dell’artista.

Jim Waters che ha disegnato e curato gli allestimenti, ha diviso gli spazi con i colori dell’azzurro e del rosso, la casa di Frida e lo studio di Diego, due colori, due modi di dipingere così diversi, due artisti inestricabilmente legati. Dalla passione, naturalmente.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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