Francia e Brasile: la Guerra dell’Aragosta

10/12/2014 di Lorenzo

Un innocente crostaceo, per la precisione un’aragosta, fu la causa di una delle piú acute crisi diplomatiche tra Francia e Brasile.

La Guerra dell'Aragosta

Un innocente crostaceo, per la precisione un’aragosta, fu la causa di una delle piú acute crisi diplomatiche tra Francia e Brasile. La crisi, conosciuta internazionalmente come la Guerra dell’Aragosta, ebbe il suo inizio negli anni sessanta del secolo scorso, quando dei convogli da pesca, battenti bandiera francese, cominciarono ad esercitare la caccia del crostaceo innanzi al litorale pernambucano. La corsa all’aragosta, ebbe luogo non appena la Francia, interessata ai notevoli successi brasiliani in quel campo (il Brasile ne esportava circa 1741 tonnellate all’anno), chiese al governo brasiliano di effettuare delle “ricerche” nei pressi del litorale nord del paese.

Le prime imbarcazioni francesi arrivarono nel marzo del 1961, ma vennero presto scoperte dalle motovedette brasiliane con grandi carichi di aragosta a bordo, perdendo cosí la loro licenza. Nel novembre dello stesso anno, la Francia riuscí ad ottenere di nuovo un mandato di ricerca, stavolta riguardante l’esplorazione dei fondali marini. Fu il preludio della crisi. Nel gennaio 1962, un peschereccio francese, chiamato Cassiopée, fu catturato dalla Marina brasiliana con a bordo un carico di aragoste e portato nelle acque territoriali brasiliane. Tale incidente aprí una curiosa discussione diplomatica tra i due paesi “confinanti” – si ricordi che la Guyana era ed é territorio d’oltremare di Francia – sulla natura dell’animale in questione. La Convenzione di Ginevra del 1958, assicurava che le risorse minerarie, biologiche, animali e vegetali situate nella zona della piattaforma continentale erano di competenza del paese costiero. Partendo da tale trattato, predecessore di quella che sará poi la Convenzione di Montego Bay, il Brasile affermava che l’aragosta era una risorsa appartenente alla piattaforma per la sua natura sedentaria: per muoversi strisciava o al massimo eseguiva brevi salti. In brave, il crostaceo, non nuotava e non poteva compiere grandi spostamenti che eludessero la piattaforma continentale.

In risposta a ció, il governo francese, allora presieduto dal generale de Gaulle, rispose con un’argomentazione diametralmente opposta: l’aragosta, oltre ad essere un crostaceo, poteva essere tranquillamente classificata come pesce. Al contrario, i francesi sostenevano la sua capacitá di spostarsi attraverso le correnti sottomarine e quindi, implicitamente, giustificavano la sua pesca in alto mare, consentita dalla Convenzione del 1958.

“Ora siamo dinnanzi ad una argomentazione interessante: per analogia, se l’aragosta é un pesce perché si sposta saltando, allora il canguro é un uccello”

Ironia a parte, la questione fece sollevare diverse proteste nel nord-est del paese. Ovviamente, i primi coinvolti, furono i pescatori, che fecero pressione sul governo del trabalhista João Goulart. L’allora presidente della repubblica, dopo una riunione con il Consiglio di Sicurezza Nazionale, invió nella regione nord del paese una parte –se si considera la dimensione della minaccia- della sua squadra navale, appoggiata dall’aviazione. Il generale de Gaulle, a sua volta, convocó l’ambasciatore brasiliano all’Eliseo per discutere sopra l’aggravarsi della situazione. La tensione tra i due paesi giunse al suo apice nei primi mesi del 1963. Il 30 gennaio dello stesso anno, una nave di pattuglia della costa individuó la presenza di pescherecci francesi nella regione e, dato il loro rifiuto a liberare la zona, ricevette l’ordine di “usare la forza in caso di necessitá”. All’udire di questa minaccia, il governo francese invió una nave da guerra per proteggere i suoi pescherecci in quella regione.

L’escalation proseguì per alcuni mesi. I brasiliani collocarono alcune squadre navali davanti alle coste dello stato di Pernambuco, mettendo in preallarme anche gli stati piú a nord della federazione. Nell’opinione pubblica dell’epoca, la guerra era praticamente dichiarata. Ci fu addirittuare un giornale, il Correio da Manhã, che una mattina di quei terribili giorni esordí cosí: “La flotta navale francese oramai va di ronda davanti le nostre coste”. Dal canto loro, i quoditiani di Francia, per tranquillizzare la popolazione, ricordavano al Brasile, ironicamente, che il loro paese aveva l’atomica e quindi, come si suol dire, il coltello dalla parte del manico.

Nel backstage diplomatico, invece, c’erano altre questioni in gioco. La Francia immaginava che la fermezza del governo di Goulart era stata indirettamente appoggiata dagli Stati Uniti – allora avversari della politica estera condotta dal Generale. Fu una supposizione sbagliata. Di fatti, a quel tempo, il Dipartimento di Stato degli Usa aveva inviato un messaggio al governo brasiliano ricordandogli che le navi da guerra acquistate da loro non potevano essere impiegate contro paesi giudicati “amici” da Washington. Con tale direttiva, gli Stati Uniti minacciarono il governo brasiliano di ritirare immediatamente le navi, ma Goulart, rifiutando di obbedire all’ordine di Washington, ricordó agli Usa che il Brasile, durante l’attacco giapponese a Pearl Harbor nel 1941, non aveva battuto ciglio ad appoggiare incondizionalmente il paese amico nella guerra contro i nipponici.

Per fortuna la “Guerra delle Aragoste” non scaturí in alcun colpo di cannone e, il 10 marzo 1963, la Francia, in accordo con Brasilia, ritiró la sua nave da guerra e i pescherecci da essa protetti dalle acque brasiliane. Il Brasile impedí cosí la cattura dell’aragosta nella sua piattaforma continentale, nonostante le intimidazioni militari di un paese che aveva un potenziale bellico molto superiore al paese sudamericano. La crisi dimostró che, anche tra paesi considerati tradizionalmente amici, gli stati non sono esenti da essere minacciati, anche con l’uso della forza bruta, quando in gioco ci sono interessi economici.

The following two tabs change content below.

Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
blog comments powered by Disqus