La Francia, il suo declino e il suo Presidente

15/01/2014 di Federico Nascimben

Alcune considerazioni in ordine sparso e un esempio da non seguire

Hollande, Presidente della Repubblica francese

Ieri pomeriggio si è tenuta l’attesa conferenza stampa del Presidente François Hollande (qui il link) che ha visto la presenza di 600 giornalisti provenienti da tutto il mondo. Naturalmente, il motivo di tanta attenzione era dovuto all’affaire che sta vedendo coinvolto Hollande e l’attrice Julie Gayet; nonché l’appartamento in cui risiedeva quest’ultima, finito in mezzo ad un’inchiesta che vede coinvolta la mafia corsa, e la première dame Valérie Trierweiler.

Ovviamente non siamo interessanti al caso di cronaca in sé. Ciò che interessa è il fatto che l’affaire (com’era ampiamente prevedibile), da questione privata di cronaca rosa, si è ora trasformato in un fatto politico, ricco di dettagli di contorno, che Hollande non sembra in grado di saper gestire (si veda la risposta alla fatidica domanda sul rapporto con la compagna). Ma che soprattutto avviene in un momento particolarmente difficile – non solo a livello economico – per la Francia e per il suo Presidente. Una storia d’amore, quella fra il “Président de la République” e il suo Paese, che non sembra mai essere iniziata: in calo nei sondaggi sin dal giorno successivo all’elezione, ora solamente un cittadino su quattro approva la sua azione e quella del suo Governo.

In una situazione di declino economico, in cui il Paese si conferma essere l’altro grande malato d’Europa (link qui e qui per maggiori approfondimenti sull’argomento), il suo Presidente, per cercare di frenare il drastico calo di popolarità, è impegnato soprattutto in grandi battaglie di stampo idealistico per conservare quell’antica idea di potenza mondiale tanto cara ai francesi (e quindi interventi militari in Africa), oppure per combattere, da veri “socialisti”, guadagni troppo alti in tempi di crisi (e quindi giù di imposte che tassano al 75% gli stipendi oltre il milione, qui il link).

FranciaQuello che viene in luce dopo quanto detto è una perdita di contatto con la realtà da parte del Presidente francese, ma non solo. Frutto di un orgoglio, quello transalpino, che sembra fargli chiudere gli occhi anche di fronte all’evidenza: si veda al riguardo la reazione della stampa francese e delle élite intellettuali dopo alcuni articoli pubblicati dai quotidiani americani, in cui si parlava appunto del declino economico presente (qui il link della risposta di Le Monde).

Vi ricorda qualcosa tutta questa vicenda? Probabilmente vi rimanda alla memoria di alcune dichiarazioni di qualche anno fa da parte di un altro Presidente in un altro Paese, in cui si diceva che la crisi non c’era e i ristoranti erano pieni, ma che poi, una volta arrivata la crisi del debito, si dovette dimettere a causa dell’incapacità e alle divisioni presenti nel suo esecutivo per far fronte alla situazione (lasciandoci come regalo un certo pareggio di bilancio nel 2013). E dopo? Dopo arrivarono il “governo dei professori” e quello delle “grandi intese”. Entrambi cercarono di fare il possibile: chi più (il primo), chi molto meno (il secondo). Ma entrambi, soprattutto, nel pieno dell’emergenza, dopo anni e anni in cui si erano chiusi gli occhi davanti ai problemi del reale, non essendo capaci di porre in essere profonde riforme (tranne rarissime eccezioni), fecero una cosa: aumentarono la pressione fiscale, cioè tassarono i propri concittadini, aggravando ancor di più la difficile situazione economica, dando vita a quella spirale perversa nella quale siamo immersi.

Chissà che l’esempio dei cugini non sia d’aiuto.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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