Franceschini, l’amore e l’sms di troppo

24/05/2013 di Giacomo Bandini

L’sms – «Caro amico, se voti a Roma posso proporti di dare la preferenza a Michela Di Biase, la mia compagna, che si candida in consiglio comunale? Dario». Questo l’sms di Dario Franceschini, Ministro per i rapporti con il Parlamento, ad alcuni “amici” elettori  del comune di Roma che ha suscitato non poco scalpore in rete. Ovviamente il primo ad accanirsi sul rappresentante della “casta” di turno è stato il celebre anti-casta di sempre: Beppe Grillo.

Michela di Biase, compagna di Dario Franceschini, al centro della "polemica sms"Grillo attacca – Se lo scoop ufficialmente appartiene a ilportaborse.com, la sua diffusione non poteva non avvenire tramite il blog più cliccato del Paese. Sotto il titolo di “Il compagno Franceschini e la compagna” infatti è possibile leggere l’sms incriminato e commentato così: “Che, come se non bastassero i problemi dell’Italia, deve pure preoccuparsi di dare una mano alla compagna candidata al consiglio comunale di Roma. Povero Dario. Nemmeno un attimo di riposo. Ma si sa tutti teniamo famiglia.” A seguire, banalmente, una marea di messaggi lasciati dagli utenti. Dall’insulto facile a frasi di sostegno nei confronti di Franceschini. Come se i grillini eletti con poche decine di voti non fossero stati sostenuti per lo più da parenti e amici.

La politica, invece, no – Questa è stata la prevedibile reazione del web. Il mondo politico ha invece reagito in modo del tutto univoco. Alemanno, diretto interessato in quanto a Roma si vota domenica e lunedì, ha dichiarato di non vedere alcuno scandalo nel fatto in sé. Stesso discorso proviene da Storace, il quale ammonisce le folle a non lasciarsi prendere dall’ipocrisia. D’altronde chi in quel mondo una manina non se l’è data mandando sms con suggerimenti e accessori vari? Soprattutto perché per aiutarsi molto spesso non usano semplici sms. Ci sono perfino persone che per la prima volta in vita loro si sono trovate d’accordo con Daniela Santanchè: “L’amore è solidarietà, vicinanza, condivisione” e prosegue “Mi sarei stupita da donna se il mio compagno si fosse comportato diversamente da Franceschini. Mi congratulo con lui e gli auguro di non cambiare mai”. Da un lato non vorremmo mai sapere cosa potrebbe fare la Santanchè a Sallusti se egli non l’aiutasse in campagna con qualche messaggino di sostegno (non credo si limiterebbe a stupirsi), dall’altro evidentemente non ha valutato che il fidanzato in questione è niente meno che un Ministro della Repubblica.

Gesto legittimo ma inopportuno? – Risparmiarselo, poteva risparmiarselo, vista la sua posizione governativa di rilievo. Non sta a noi giudicare un gesto affettivo verso la fidanzata, ma commentarlo dal punto di vista politico si può. E il commento non può certamente  che vergare le dita del solitamente disciplinato Dario Franceschini. In primis per la scarsa cura nella gestione della cosa. È vero, si parla d’amore e sicuramente la condivisione può essere mostrata con un bel gesto come un sms, ma il caro Ministro ha dimenticato come la sfera privata di un uomo nella sua posizione possa essere lesa da un momento all’altro. Siamo poi così sicuri che la sua posizione permetta gesti di questo tipo?

Secondo perché nella sua difesa egli sostiene di averlo mandato a poco più di una decina di amici e parenti stretti. Ma allora come ha fatto a finire nelle mani dei sedicenti blogger italiani? Vi sono solo due ipotesi possibili: o non sono solamente una decina di amici, oppure non sono poi così amici se uno dei dieci ha spifferato la cosa ai quattro venti, ben consapevole della reazione. Doppiamente volpe!

Terzo perché l’Italia è certamente il Paese degli aiutini, ma sua moglie era un esempio di rara straordinarietà e di unica limpidezza. La compagna di un politico di spicco, ora Ministro, che si era buttata in politica ben prima di conoscerlo e che ha sempre navigato nelle acque dei consigli di circoscrizione per anni, senza aver mai chiesto all’uomo che ama di farla entrare nella serie A. Mai una raccomandazione, mai uno sgarro. Era una storia bellissima, nonostante la politica di mezzo. Una delle poche senza torbidume. Ma come succede ormai da anni, anche storie più belle finiscono con un sms.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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