Frammenti di visioni oniriche: intervista a Joseba Eskubi

13/10/2014 di Simone Di Dato

Simone Di Dato ha avuto il piacere di intervistare Joseba Eksubi, protagonista della scena artistica contemporanea

Joseba Eskubi, intervista

Mistero, inquietudine e tensione. Creature indecifrabili, figure amorfe e presenze insolite abitano il palcoscenico più adatto ad esprimere gli impulsi più reconditi. In un’atmosfera surreale avvolta dall’attesa, il gesto pittorico rompe il silenzio con un impeto puramente materiale. Tutto si fa reale e tangibile, così come ci suggeriscono quei colori solidi e densi che quasi si lasciano toccare.L’autore di queste meravigliose visioni è Joseba Eskubi, protagonista della scena contemporanea grazie ad una pittura gestuale che ha fatto di inconscio e istinto le sue qualità imprescindibili. Nato nel 1967 a Bilbao, l’artista spagnolo ha preso parte a numerosissime collettive fin dal 1987 in Spagna, Portogallo, Italia, Germania, Stati Uniti e Danimarca, senza farsi mancare importanti personali in Europa dal ‘92.

Sempre in bilico tra immobilità e movimento, luce e buio, i suoi lavori nascono da una contraddizione di fondo: creare immagini palpabili e materiali ma capaci di annullare ogni lettura concreta per provocare reazioni sensoriali immediate. Il risultato è una pittura ambigua, evocativa di mondi indecifrabili, di fortissima suggestione: immagini ipnotiche nate direttamente sulla tela, che solleticano la fantasia e il senso tattile, dove l’horror vacui di aristotelica memoria lascia spazio alla rivincita del vuoto stesso. Dedito alla continua sperimentazione e all’uso di tecniche e materiali diversi, Joseba Eskubi riesce a trovare, con risultati ogni volta sorprendenti, originali possibilità di apertura a nuovi modi di percepire il regno non più così remoto dell’irrazionalità. E lo fa con un processo creativo che è lui stesso a raccontarci.

[cml_media_alt id='17349']Joseba Eskubi, artista spagnolo[/cml_media_alt]Ci parli un po’ del suo background. Qual è stata la sua prima illuminazione estetica, il primo approccio col mondo dell’arte?

Tutto è cominciato con il disegno. Un foglio e una penna erano abbastanza per soddisfare il desiderio di creare immagini. Molte delle caratteristiche del miei lavori attuali si trovano anche in quei primi disegni. In seguito la pittura ha occupato gran parte della mia attività ma anche incontrare altri pittori si è dimostrata un’esperienza estremamente formativa.

 

I suoi lavori sembrano essere sempre in bilico tra figure accennate e vere e proprie visioni oniriche. Le immagini si confondono continuamente tra movimento, inquietudine e mondo astratto. Se potesse, come definirebbe la sua arte?

Cerco sempre di evocare una metamorfosi, dove elementi differenti della rappresentazione sembrano espandersi e contrarsi in un movimento continuo delle loro qualità. Nasce così una vera e propria commistione di gesti con un certo ordine di composizione che permette una maggiore intensità espressiva in certe aree dell’opera. Ogni lavoro ha una sua propria e particolare atmosfera, un tono. Alcuni aspetti non riesco neanche ad analizzarli con l’accuratezza necessaria ma è proprio questa inconsapevolezza che probabilmente mi spinge a continuare a creare.

 

Spesso parte da riferimenti classici che manipola in un processo di metamorfosi dove l’antico si alterna di continuo col moderno. Come si pone, a tal proposito, rispetto all’arte antica?

Subisco molto il fascino dei piccoli dettagli della pittura barocca; un bagliore, una piega, frammenti che generano sensazioni che non sono necessariamente legate in senso narrativo. In varie occasioni il mio processo creativo si è sviluppato da dipinti antichi, spesso portatori di un certo elemento evocativo che ha generato in me il desiderio di ricreare quella sensazione in una nuova immagine. Mi è capitato spesso infatti di dipingere sulle pagine dei cataloghi di dipinti classici, manipolando le figure fino a portarle ad un certo grado di astrazione.

 

[cml_media_alt id='17350']Joseba Eskubi[/cml_media_alt]Non è sempre necessario contestualizzare, specie nell’arte contemporanea ma come riesce a far convivere elementi quasi surrealisti con dettagli vagamente barocchi?

Per quanto riguarda il surrealismo sono interessato solo ad alcuni aspetti, come la creazione di uno stato immaginario della rappresentazione e all’ambiguità delle forme, rendendole aperte a vari e differenti significati. Il barocco invece mi interessa per la sensazione di eccesso tipico di quello stile, con un parossismo dove sembra quasi che l’immagine stia per collassare. Gli sfondi scuri e tetri dai quali emergono le figure producono un’interessante tensione tra le carnagioni pallide e l’ambiente circostante, vacuo.

 

Tecniche miste e processi diversi quindi che enfatizzano il valore e la qualità dei materiali. Su quale altro terreno si muove il suo processo creativo?

Anche se la pittura resta la principale tecnica della mia opera artistica ci sono, naturalmente, delle ramificazioni. Utilizzo infatti anche alcune tecniche che mi sembra permettano all’opera di spostarsi verso nuove prospettive. Non è qualcosa di intenzionale o programmato ma anzi, nasce come possibilità proprio durante il processo creativo stesso. A volte ho l’impressione che gli eccessi tecnici portino al sensazionalismo, invece io penso che sia necessario un certo grado di incertezza, di apertura alla possibilità ed anche al fallimento.

 

Quali artisti dunque hanno maggiormente influenzato le sue ricerche artistiche?

Sento una grande affinità con il lavoro di artisti contemporanei come Cristine Guinamand, Luis Candaudap e Damien Maede, per citarne alcuni. Ci sono alcuni pittori che ovviamente restano un riferimento, come Francisco de Goya o Philip Guston..

 

A differenza di chi crea arte spesso e volentieri autoreferenziale, nella sua produzione sembra mancare quel gusto per la vanità che è l’autoritratto. Casualità o scelta ben precisa?

Il genere dell’autoritratto non mi attrae molto francamente. Ogni volta che mi è capitato di provarlo mi sono sempre ritrovato con un’opera forzata, artificiale. La natura morta invece rappresenta un asse con una grande tradizione, una linea perpetua, una figura centrale con piene qualità, diventando così uno sfondo presente anche se silente. Sembra quasi un dipinto di una figura immaginaria. Tutto è reale ma, allo stesso tempo, non è mai soggetto ad un referente particolare. Le sue forme hanno dunque volume e proiettano le proprie ombre e il proprio profilo come elementi fisici ma sono anche astratte, attraverso l’enfatizzazione degli aspetti materiali del processo creativo.

 

[cml_media_alt id='17351']Intervista a Joseba Eskubi[/cml_media_alt]Cosa risponde a chi oggi pensa che nel panorama dell’arte contemporanea la pittura sia anacronistica o solo citazionista?

É vero che la percezione della pittura è cambiata radicalmente negli anni recenti. Internet ha aumentato il valore dell’immagine in confronto all’oggetto reale. D’altra parte però l’esperienza della pittura crea un incontro diretto con i materiali, provvedendo così la possibilità di un’esperienza sensoriale completa per chi vi si interessa. Questo anacronismo quindi può rivelarci ancora esperienze non del tutto definite.

 

Come le sembra l’attuale panorama artistico spagnolo?

Penso che la crisi abbia influenzato enormemente l’intera struttura culturale spagnola e di conseguenza gli artisti hanno risentito di questo ambiente asfissiante. Spero che questa situazione possa cambiare il prima possibile.

 

Ritiene che crescere in una regione (Bilbao, Paese Basco) abbia in qualche modo influenzato la sua arte?

Inevitabilmente tutti i contesti esercitano un’influenza ma non saprei specificare i dettagli per quanto mi riguarda. Avrei bisogno di una certa distanza da questa realtà per farlo.

 

La sua arte è senza dubbio impetuosa e indomabile. I colori appaiono audaci, come orchestrati da una sinfonia frenetica e incontenibile. Che ruolo ha la musica nel processo della sua pittura gestuale?

La musica mi accompagna sempre nello studio, trasformandosi in una parte essenziale del processo creativo. Mi piace far suonare la stessa canzone più e più volte fino a creare un’atmosfera che sia allo stesso tempo intensa e avvolgente.

 

Quali caratteristiche ritiene che un artista emergente senza alcuna esperienza dovrebbe avere?

Pazienza e perseveranza ma soprattutto, emozione.

 

Ha partecipato a varie mostre collettive negli Stati Uniti ed in giro per l’Europa, inclusa l’ultima, “Hipnosia” a Madrid. Dove la vedremo nell’immediato futuro?

La casa editrice Belleza Infinita pubblicherà a breve un libro con molti dei miei collage e ad Aprile del prossimo anno prenderò parte ad una mostra nella galleria Artdocks di Brema insieme a André Schmucki .

 

La ringrazio per il suo tempo e la sua disponibilità, mi auguro di vederla presto in Italia.

Grazie a lei!

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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