Fra “squilibri macroeconomici eccessivi” e risorse necessarie

06/03/2014 di Federico Nascimben

Il documento reso noto ieri dalla Commissione, i dati sull'andamento dell'economia italiana nel 2013 e le ingenti risorse necessarie per l'ampio numero di riforme proposte da Renzi

Ieri la Commissione europea ha diffuso un documento in cui “conclude gli esami approfonditi sugli squilibri macroeconomici e valuta i progressi nel risanamento di bilancio” (qui il link), in cui ritiene che “14 Stati membri presentino squilibri: Belgio, Bulgaria, Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Slovenia, Finlandia, Svezia e Regno Unito. Nel caso di Croazia, Italia e Slovenia; tali squilibri sono considerati essere eccessivi.

Olli Rehn, Vicepresidente della Commissione europea responsabile per gli Affari economici e monetari e l'Euro.
Olli Rehn, Vicepresidente della Commissione europea responsabile per gli Affari economici e monetari e l’Euro.

Relativamente al giudizio sui Paesi membri dell’area Euro di maggiori dimensioni, “la Germania dovrebbe orientare le priorità strategiche verso il rafforzamento della domanda interna e della crescita a medio termine, mentre la Francia e l’Italia dovrebbero affrontare gli ostacoli alla crescita a medio termine pur dedicandosi alle riforme strutturali e al risanamento di bilancio; la Spagna, invece, dovrebbe proseguire il processo di riduzione ordinata dell’indebitamento e di trasformazione strutturale dell’economia che contribuirà a una crescita sostenibile, oltre ad affrontare le sfide sociali”. In particolare, il nostro Paese – sempre secondo la Commissione – “deve contrastare un debito pubblico molto elevato e una competitività esterna debole. Entrambi gli aspetti sono ascrivibili in ultima analisi al protrarsi di una crescita deludente della produttività e richiedono un intervento urgente e risoluto per ridurre il rischio di effetti negativi per l’economia italiana e per la zona euro”; a ciò si aggiungono “le inefficienze di vecchia data nella pubblica amministrazione e nel sistema giudiziario, la debole governance aziendale, e l’alto livello di corruzione ed evasione fiscale, [le quali] riducono l’efficienza dell’economia e ostacolano il manifestarsi dei benefici delle riforme adottate”.

Al documento della Commissione ha risposto il MEF con una nota (qui il link) in cui sostiene che le riforme (annunciate) dal Governo sono in linea con le indicazioni della UE, e in cui imputa il deterioramento del rapporto debito/pil alla contrazione di quest’ultimo, sostenendo che il recupero della competitività italiana sia già in atto e che presto si agirà sul taglio del cuneo fiscale, e che l’insieme di quanto di buono fatto finora sia testimoniabile dal livello raggiunto dallo Spread (sotto i 200 punti).

Analizzando in particolare l’andamento dell’economia italiana nel 2013, secondo dati Cerved consultati dall’ANSA (qui il link) e secondo gli ultimi dati resi noti dall’ISTAT (qui il link), è possibile capire i motivi per i quali, secondo la Commissione, il nostro Paese registra “squilibri macroeconomici eccessivi”; tali dati, naturalmente, come noto, si inseriscono in un contesto di crisi prolungata in atto dal 2008. Nel 2013, infatti, il Pil in volumi è calato dell’1,9% rispetto al 2012 (1,7% secondo le previsioni del precedente Governo), scendendo sotto i livelli del 2000; il debito pubblico ha toccato il 132,6%, rispetto al 127% del 2012; il saldo primario (cioè la differenza fra entrate e uscite dello Stato al netto degli interessi sul debito) è stato pari al 2,2% rispetto al 2,5% del 2012. Sempre nel 2013, i consumi sono calati, in volume, del 2,2%, mentre gli investimenti fissi lordi del 4,7%; le esportazioni, invece, hanno registrato un +0,1%. Secondo i dati Cerved, nel 2013 vi sono state 111 mila chiusure aziendali (il 7,3% in più rispetto al 2012), mentre i concordati preventivi sono aumentati del 103% rispetto al 2012, i fallimenti aziendali sono stati 14 mila (12% in più rispetto al 2012).

Naturalmente, tali “squilibri economici eccessivi”, assieme ai dati del 2013, da una parte rendono ancora più urgenti le riforme di natura straordinaria ed immediata per rilanciare l’economia italiana senza aumentare nuovamente la pressione fiscale, ma dall’altra rendono più difficile (se non impossibile) il reperimento di risorse a debito o attraverso entrate una tantum per finanziare l’ingente piano riformatore annunciato da Renzi nel suo discorso alle Camere – soprattutto in un’ottica di negoziazione dello sforamento del rapporto deficit/pil con la UE a fronte della presentazione di un piano di riforme sostenuto da un Governo numericamente molto instabile (come analizzato qui).

In particolare, nell’intervista di oggi sul Sole 24 Ore al Ministro Padoan (qui il link), il titolare del Dicastero dell’Economia, relativamente ai circa 10 miliardi di risorse da destinare al taglio del cuneo fiscale, ritiene di poter recuperare “5 miliardi su base annua [attraverso il Piano Cottarelli e quindi da interventi di natura strutturale, ndr],  una cifra non irragionevole“. Ma tali risorse coprirebbero solo la metà di quanto preannunciato – che, è bene sottolinearlo, si concentrerà interamente o sul lato Irap-datori di lavoro o Irpef-lavoratori -, e perciò il Ministro apre ad “una fase transitoria, in cui i risultati della revisione della spesa non saranno ancora a regime, durante la quale potremo anche utilizzare provvisoriamente per le coperture risorse una tantum o da riallocare all’interno del bilancio“, come, ad esempio, “le risorse del rientro dei capitali. Una somma difficile da valutare, ma che ci sarà. Così come dobbiamo anche capire con l’Unione europea come utilizzare al meglio i fondi europei che oggi non vengono spesi. E un altro capitolo importante quando si parla di coperture“. Padoan, infine, appare anche molto più cauto relativamente alla tassazione delle c.d. rendite finanziare – più volte richiamate da Renzi come una delle voci che andrebbero a creare nuove risorse disponibili – dichiarando che “su tutte le imposte, non solo sul cuneo fiscale, va fatta un’analisi accurata dei costi e dei benefici. Le rendite finanziarie sono tante cose molto diverse. Per ciascuna bisogna valutare gli effetti sul gettito, ma anche l’impatto sul reddito delle famiglie e sui mercati. Ci riserviamo un approfondimento molto serio per decidere se intervenire. Dobbiamo essere prudenti su questo“.

Come viene sottolineato da Mario Seminerio (qui il link), quindi, “nel breve termine le coperture non ci sono, nel senso che sono non strutturali e/o aleatorie. Riuscire ad ottenere uno sforamento dalla Ue appare al momento idea fuori discussione, visto che dalla review comunitaria è giunto il messaggio che a Bruxelles sono nervosi per la sostenibilità del nostro rapporto di indebitamento. […]  Quello che emerge, da interviste come questa, è che le coperture continuano ad essere una enorme incognita, e che il governo oscilla tra ortodossia europea e desiderio di un brusco scarto. Il tempo delle scelte si avvicina”.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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