Forza Italia: schiacciata dalla Lega, sfavorita dall’Italicum

12/08/2015 di Edoardo O. Canavese

La partita del Senato non decide solo il destino di Renzi. Il voto anticipato indebolirebbe Berlusconi, ma un nuovo Nazareno porrebbe fine all’alleanza con Salvini e farebbe il gioco del governo.

Senato, FI e Berlusconi

La calma apparente con cui Forza Italia si crogiola all’ombra della crisi renziana nasconde un’altra criticità, molto più grave, la propria. Oggi, gli ultimi alfieri di Berlusconi puntano le loro picche contro il governo, numericamente incapace di portare a casa la riforma del Senato, arrivando ad invocare l’intervento di Mattarella affinché si metta fine all’esperienza del fiorentino. Proprio quel Mattarella la cui scelta come Capo dello Stato determinò l’uscita di FI dal Patto del Nazareno. Non è l’unica incongruenza su cui Forza Italia sta giocando la sua complicata partita politica. Basti pensare ai tanti voti e parole spese dal fronte berlusconiano in difesa del superamento del bicameralismo. Oggi Berlusconi e i suoi paiono irrimediabilmente favorevoli all’elezione diretta dei senatori, al netto del conteggio fatto da Vannino Chiti e minoranza dem. Tuttavia uno spiraglio pare circolare tra Palazzo Chigi e Grazioli. Per la salvare il renzismo di governo, per far sopravvivere il berlusconismo.

Al solito, il Nazareno 2.0 nascerebbe come algido catalizzatore di voti. Renzi necessita di voti per cambiare il Senato, e mettersi in sicurezza dai cangianti umori della minoranza. Berlusconi invece vuole cambiare le regole del voto, quelle del già partorito Italicum, con le quali rischierebbe l’estinzione politica. Il governo ha i numeri per approvare in ultima lettura il nuovo Senato depotenziato? Il premier ostenta sicurezza, twittando contro i gufi e inviando colombe (il ministro dell’Agricoltura, già bersaniano, Martina) per chiudere le fila del suo partito. Può Berlusconi permettersi le elezioni anticipate, con una legge elettorale che premi la lista e non la coalizione, dando un evidente vantaggio al partito più forte dell’alleanza di centrodestra, la Lega Nord? L’andamento delle elezioni regionali costituiscono un precedente benaugurante per FI e alleati, tuttavia il dato nazionale per gli azzurri resta negativo, e il ritorno alle urne oggi potrebbe determinare l’evaporazione dei voti all’ex Cavaliere a tutto vantaggio di Salvini.

Un’alleanza costruita sulla paura del tutti a casa e delle sue conseguenza, dunque. Un’alleanza peraltro ancora al vaglio degli scout Pd e forzisti, Luca Lotti per il governo e i nazarenisti alla Paolo Romano per gli azzurri. Per il momento Berlusconi sembra più convinto da una strategia d’opposizione logorante, che spinga il partito ad infiacchire l’azione dell’esecutivo anche a costo di alleanze innaturali con civatiani e vendoliani. Debilitare Palazzo Chigi significherebbe, nelle speranze dell’ex premier, riavvicinare a sé quei voti moderati travasati nel carro renziano in occasione delle Europee 2014. Fino ad oggi la strategia non ha dato prova di reale efficacia, se non occasionalmente nel voto regionale e soprattutto a vantaggio del partner leghista. Ma il ritorno ad un Nazareno nasconderebbe un’insidia ancor più minacciosa per FI e il suo futuro destino: il pericolo rottura con la Lega.

Roberto Calderoli è il protagonista della scena politica di queste ore. Partorisce centinaia di migliaia di emendamenti con ritmi da premio Stachanov, si erge a paladino delle istituzioni costituite (nel caso specifico il Senato) e legge lo stato di salute dell’asse Arcore-Pontida. Al Corriere della Sera il leghista ha più di un sospetto che Berlusconi, nonostante la reticenza verso Renzi, baratti il nuovo Senato per la modifica dell’Italicum. In tal caso, continua, il patto con Salvini salterebbe. A che pro Berlusconi metterebbe a rischio l’alleanza con le camicie verdi per cambiare una legge elettorale con cui farvi una coalizione? Questi i dubbi che aleggiano nelle stanze del potere berlusconiano.

Intorno alle manovre e le riunioni di Berlusconi, si lavora per saldare il fronte Lega e FI. Giovanni Toti, ormai numero 2 di Berlusconi, ha espresso vicinanza d’intenti rispetto all’offensiva di Salvini sull’immigrazione, in questi giorni in aperta polemica con la Chiesa. Renato Brunetta, falco anti-renziano, ha invocato l’intervento del Presidente della Repubblica, contro Renzi e il “regista” dell’operazione Senato, Napolitano. Prosegue di fatto un’intestina erosione della leadership berlusconiana, incapace di dettare una linea propositiva ma schiacciata da aggressive correnti meramente antigovernative. Il rischio concreto per FI è che non tanto Renzi sopravviva alla tempesta del nuovo Senato, ma che soprattutto finisca per farsi risucchiare dal carisma di Salvini, assetato di voti berlusconiani per conquistare la corona della destra italiana.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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