Che il Muro cada, una volta per tutte

22/01/2014 di Andrea Viscardi

Davanti alla politica italiana la prima, vera, opportunità di crescita dal 1994. Che nessuno osi mandare tutto all'aria.

Asse Renzi - Berlusconi

<<Con lui non bisogna parlare>> è stato uno dei leitmotif della politica italiana degli ultimi vent’anni. Ben prima che Silvio Berlusconi venisse condannato. Oggi, quell’atteggiamento sembra poter ricevere, finalmente, un accantonamento decisivo. Non fosse che, parte degli italiani, oramai – assuefati da una politica fondata sulla denigrazione dell’avversario e l’imposizione del proprio volere – sembrano non comprenderlo. L’unico risultato ottenibile, in una situazione di dialogo e di, in un certo senso, riconoscimento tra le parti rappresentanti la maggioranza del Paese, non può che portare ad una legislazione più efficace. Basta alla politica del fai e disfa, grande pecca del sistema italiano. Alla peggio, qualcuno avrà almeno fatto lo sforzo di provarci.

Se, sin dal lontano 1994, si fosse cercato un dialogo tra le parti, aperto, rispettoso, magari anche aspro, probabilmente, oggi, staremmo parlando di un altro Paese. Invece entrambe le parti optarono per la costruzione di una cortina di ferro, approfittando di un terreno fertile in una spaccatura sociale tra destra e sinistra che dalla fine della seconda guerra mondiale non ha mai lasciato l’animo degli italiani. Un vero proprio muro di Berlino trasferito a Roma, che ha immerso l’Italia in una perenne transizione, sempre a cavallo di una Seconda Repubblica mai, veramente, inaugurata.

Oggi, chi non riesce a comprendere tutto questo fino in fondo continua ad essere una minoranza – maggioranza in Parlamento – di un Partito che ha dimostrato, nel corso degli anni, tutta la sua incapacità. Una mentalità vecchia, legata più a Botteghe Oscure che al nuovo millennio. Una parte politica messa in moto da un’unica, grande paura: se la scelta di Renzi dovesse dimostrarsi giusta, tutto ciò di sbagliato fatto da questi soggetti – e dal pensiero che rappresentano – dal 1994 in poi verrebbe a galla, definitivamente, posto innanzi agli elettori, e tutti loro sarebbero giudicati una volta per tutte. Una paura che, diciamocelo, è apparsa evidente anche negli sviluppi del governo di larghe intese voluto dal Presidente Napolitano.

BerlusconiMatteo Renzi ha saputo sfruttare un’occasione evidente e palese ai più. Stupisce come in molti non si siano mai accorti che, negli ultimi 7-8 anni, Berlusconi sia stato molto più disponibile ad aprire un dialogo di quanto non fosse mai stato in passato, e di quanto, nel PD, tutti abbiano fatto orecchie da mercante: impossibile parlare con il nemico pubblico numero 1.

Oggi, si usa la scusa del pregiudicato. Una scusa portata in atto da chi, con il pregiudicato, ha creato un governo (si sapeva perfettamente, a febbraio, cosa sarebbe successo da lì a pochi mesi), salvo poi prenderlo a fucilate dall’alba al tramonto spingendolo ad uscirne. Nel momento in cui Berlusconi è il leader di FI, a capo della seconda coalizione politica del Paese, non si può pensare che la questione di principio della condanna rappresenti un ostacolo capace di bloccare l’evoluzione politica di un Paese. Si discuta dell’opportunità che una situazione simile sia possibile ma, fintanto che la legge permette a Berlusconi di ricoprire tale ruolo, non si facciano crociate inopportune e populiste. Renzi ha solamente agito responsabilmente, ponendo una prima pietra nel tentativo di ricucire un strappo ventennale che ha creato profonde ferite politiche ma anche sociali.

Cerchiamo di smettere, una volta per tutte, di ragionare per partito preso, e di convincerci che sia giusto tutto ciò che ci ha insegnato l’antipolitica della politica nell’ultimo ventennio, capace di far crescere una generazione nell’idea della normalità del riconoscere non un avversario, ma un nemico. Fingiamo di essere in un Paese normale, in cui è normale che esista un dialogo tra maggioranza e opposizione, in cui è normalità trovare degli accordi, in particolare rispetto a questioni quali una legge elettorale o una riforma Costituzionale.

Il Muro di Roma ha dimostrato, in due decadi, di portare poco, o nulla, di positivo per il Paese. Forse è l’ora, finalmente, di dare due picconate e guardare, con serenità, ciò che esiste dall’altra parte. Serenità che, sia ben chiaro, non significa e non significherà mai stupidità o complicità.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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