Forza Italia, anatomia di una fuga

25/04/2014 di Giacomo Bandini

Addio Bondi – La nuova costola staccatasi dal Padre Eterno, in arte Silvio Berlusconi, si chiama Sandro Bondi. Nella carriera politica lo si è visto occupare diverse posizioni: da fervente comunista a coordinatore nazionale di Forza Italia, da sindaco sinistroide di un paesino di appena 9,000 abitanti a Ministro (dimissionario) dei Beni Culturali, da grande amante a grande traditore, o perlomeno così spesso è stato chiamato da giornalisti poco riconoscenti. Quest’uomo, sparito dai grandi scenari, è oggi il simbolo di un progetto politico naufragato e collassato su sé stesso. Il lavoro del Cavaliere rischia infatti di essere totalmente vanificato e, al contempo, rischiano di scomparire i numeri per le riforme volute dal rampante Matteo Renzi. Stiamo assistendo alla fine di un ventennio dominato dall’anomalia del centrodestra italiano. Che centrodestra, poi, tanto non è.

Strappi storici – Nella lettera scritta a La Stampa dall’ormai ex fedelissimo si evincono principalmente alcuni concetti sui quali la compagine berlusconiana dovrebbe riflettere per potere affrontare il futuro e limitare le ingenti perdite in corso. Oltre a Bondi ha lasciato infatti recentemente il portavoce Bonaiuti e, in occasione dell’instabile governo Letta, si ricorderà la fondamentale scissione fra Pdl, poi nuovamente Fi, e il Nuovo Centrodestra di Alfano. I veterani in ogni caso non appaiono troppo convinti della rivoluzione, che li vede messi in disparte rispetto al progetto del freschissimo Toti.

Bondi
Il sen. Sandro Bondi

Leaderismo estremo – Innanzitutto, nella lettera Bondi rileva una grande verità: “Tutto in fondo è affidato più ancora che nel passato al carisma di Berlusconi, che suscita ancora un forte rapporto con l’elettorato moderato e il cui intuito politico è tuttora capace di produrre esiti inaspettati e sorprendenti”. Ciò è dimostrato dall’apprensione quasi spasmodica, vissuta da tutto il centrodestra, riguardo i casi giudiziari del proprio leader. La possibilità di una pena modellabile e compatibile agli impegni politici è diventata una priorità assoluta, ed ha lasciato molto in disparte la costruzione di una potenziale carica innovativa, vista con favore da molte parti. La nuova Forza Italia poteva nascere dalle ceneri di quella originale e includere nuove energie vitali. Il successo non sarebbe comunque arrivato a breve termine, ma poteva perlomeno essere garantito un futuro da protagonisti. Per ora, va rilevata solamente una dose di caos tale da spaventare lo stesso Cavaliere.

No liberal party – La seconda considerazione appare ancor più giusta. Bondi infatti scrive: “Ignazi (autore di Vent’anni dopo. La parabola del berlusconismo) sostiene in sostanza che il berlusconismo terminerebbe sotto il segno di tre fallimenti: la costituzione di un grande partito liberal-conservatore; la modernizzazione del Paese e la rivoluzione liberale”. L’anomalia del centrodestra italiano consiste proprio in questo. Forza Italia appare sinceramente poco conservatore e ancora meno liberale. Non è sufficiente condannare l’abuso della pressione fiscale per essere considerati liberali o liberisti. Manca un progetto di fondo, mancano le idee su come rilanciare imprese, lavoro e mantenere i conti in regola.

Riforme sì o no? – Infine vi è una terza e ultima analisi. “Per queste ragioni il centrodestra dovrà scegliere, soprattutto dopo l’esito delle elezioni europee, quale tipo di opposizione condurre al governo Renzi: contrastare il suo impeto riformatore e modernizzatore oppure incalzarlo e sostenerlo in un’opera di cambiamento dal cui fallimento nessuno beneficerebbe”. Oggi Berlusconi ha espresso la volontà di non onorare più il proprio patto sulle riforme e dunque sembrerebbe intenzionato ad eseguire la prima parte piuttosto che la seconda. Il problema che ne emerge però lo stringe sempre più in una morsa di incompiutezza politica. Fin ora è rimasto a galla anche mostrando il proprio impegno nel cambiare il Paese, magari ingoiando più rospi del dovuto. Lo strappo con questa scelta rischia di affossarlo ulteriormente, specialmente con l’incalzare dei lanciatissimi 5 Stelle che ne stanno prendendo sempre più il posto sia per quanto riguarda il bacino elettorale, sia per la carica d’opposizione. Il Cavaliere potrebbe cadere nella tentazione di forzare sempre più la mano e, a quel punto, potrebbe davvero essere conclusa un’era.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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