La fortuna dei Primitivi. Tesori dell’arte dalle collezioni italiane fra Sette e Ottocento

14/07/2014 di Simone Di Dato

La fortuna dei primitivi, Firenze

La fortuna dei primitivi – Il percorso di ricerca e di riscoperta nella storia dell’arte segue linee in sostanza ben diverse. Vi è spesso una sorta di pulsione primordiale verso opere che tornano a galla in un’espressione forte, quasi automatica. Ma la più insolita è quella che pone le radici di una riscoperta di quei capolavori riconosciuti molto tardi, modelli che il passato ha tramandato anche in periodi piuttosto ristretti.
Si dice che il tempo non sia affatto in grado di selezionare e distinguere, ma si sa, questo è da sempre compito dei collezionisti, a maggior ragione se si tratta di quei personaggi di varia estrazione sociale, spesso membri del clero, dotti, eruditi e bibliofili che tra Sette e Ottocento in Italia, diedero vita ad un fenomeno storico-culturale che indirizzò l’alba del collezionismo, non senza una pioneristica curiosità, verso orizzonti mai esplorati. Al centro dell’attenzione, la produzione artistica dei cosiddetti “Primitivi”, i grandi maestri che hanno preceduto Michelangelo e Raffaello, e considerati da un certo Vasari modelli insuperabili.

Niccolò di Pietro Gerini, Pietà e simboli della passione
Niccolò di Pietro Gerini, Pietà e simboli della passione

Allo sguardo lungimirante e dedito al bello di questi collezionisti e alle loro preziosissime raccolte è dedicata la nuova mostra organizzata dalla Galleria dell’Accademia di Firenze che passerà in rassegna e per la prima volta, le principali personalità che agirono nel recupero di quelle fragili e inestimabili testimonianze artistiche. Si tratta per lo più di opere appartenenti alla tardo antichità cristiana, al Medioevo e al primo Rinascimento, capolavori costantemente esposti al pericolo di deterioramento o abbandono, ma allo stesso tempo portate alla luce dalle requisizioni delle armate napoleoniche che ne favorirono notevolmente la circolazione sul mercato, catturando l’attenzione dei circa 42 collezionisti presenti in mostra. Dunque tra pitture, sculture, oggetti di arte suntuaria e codici miniati, vanno in scena esemplari appartenuti a personalità quali Francesco Raimondo Adami, Stefano Borgia, Angelo Maria Bandini, Alexis-François Artaud de Montor, Joseph Fesch, Teodoro Correr, Girolamo Ascanio Molin, Alfonso Tacoli Canacci, Sebastiano Zucchetti, Anton Francesco Gori, Agostino Mariotti, Matteo Luigi Canonici, Giuseppe Ciaccheri, Tommaso degli Obizzi, Gabriello Riccardi, Giovan Francesco De Rossi e Guglielmo Libri, solo per citare i più noti.

Pietro da Rimini - Deposizione di Cristo
Pietro da Rimini – Deposizione di Cristo

L’esposizione fiorentina, scelta mirata grazie alla ricchezza che l’area toscana ha avuto nella produzione di opere tra ‘300 e ‘400, coincide con i cinquant’anni dalla pubblicazione di un grande classico della critica d’arte, il libro di Giovanni Previtali intitolato non a caso “La fortuna dei Primitivi”. Un contributo fondamentale che traccia la storia della rinascita dell’interesse verso quei pittori di altissimo livello per troppo tempo dimenticati e che la mostra si propone di sviscerare con minuziosa cura di dettagli e concezioni. Dunque “un’indagine che – sottolinea Angelo Tartuferi, direttore della Galleria dell’Accademia oltre che curatore (insieme con Gianluca Tormen) – si pone come l’esatto contrario delle tanto vituperate mostre Blockbuster per la serie cospicua di autentici capolavori, che qui sono riuniti però in base a un criterio scientificamente motivato, la necessità cioè di documentare il gusto collezionistico di una folta schiera di personaggi assai diversi tra loro per cultura ed estrazione sociale, accomunati da un insopprimibile anelito ad accaparrarsi i dipinti, le sculture, delle epoche anteriori all’avvento della maniera moderna di Raffaello e Michelangelo.”

Diviso in piccole sezioni introdotte dall’effigie del collezionista al quale erano appartenute le opere, lo spazio espositivo è allestito per simulare la dimora privata, il luogo nel quale erano conservati i diversi capolavori. Tra i protagonisti figurano grandi nomi quali il Maestro della Maddalena con la sua monumentale e ieratica Maddalena ricoperta da una coltre fittissima di capelli, Arnolfo di Cambio, Bernardo Daddi, Taddeo Gaddi, Nardo di Cione, Antonello da Messina e la sua Pietà con tre angeli, Lippo Memmi, Antonio Vivarini, Ambrogio Lorenzetti, Pietro da Rimini, il Beato Angelico, Filippo Lippi, Andrea Mantegna con la bellissima Sant’Eufemia, la sconcertante modernità di Cosmè Tura, Piermatteo d’Amelia e la tenerissima Madonna col Bambino di Giovanni Bellini. Sarà quindi un dialogo serrato tra illuminati patroni dell’arte e lavori “primitivi” di grande interesse sulla base di un’indagine insostituibile, quella di Previtali, che ci permette di rivalutare e apprezzare non solo grandi capolavori italiani, ma anche fatti accaduti, vite vissute e testimonianze artistiche irripetibili.

The following two tabs change content below.

Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
blog comments powered by Disqus