Forme impossibili e litografie d’autore: Escher in mostra a Roma

16/01/2015 di Laura Caschera

Al Chiostro del Bramante a Roma, è possibile visitare, fino al 22 febbraio 2015, la mostra dedicata all'artista, incisore e grafico olandese Mauritius Cornelis Escher, conosciuto nel mondo dell'arte soprattutto per le sue incisioni su legno, litografie e mezzetinte volte a presentare costruzioni impossibili, esplorazioni dell'infinito e interconnesse geometrie.

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Al Chiostro del Bramante a Roma, è possibile visitare, fino al 22 febbraio 2015, la mostra dedicata all’artista, incisore e grafico olandese Mauritius Cornelis Escher, conosciuto nel mondo dell’arte soprattutto per le sue incisioni su legno, litografie e mezzetinte volte a presentare costruzioni impossibili, esplorazioni dell’infinito e interconnesse geometrie. Nato alla fine dell’800 a Leeuwarden, Escher, figlio di un ingegnere idraulico, da subito manifestò una eccellente capacità per il disegno e le arti decorative. Studiò per un periodo della sua vita architettura, che presto abbandonò per dedicarsi alle arti decorative. La sua visione artistica fu fortemente influenzata da Samuel Jesserum de Mesquita, che fu suo maestro. Le sue principali opere e le sue tematiche artistiche sono perfettamente illustrate dalla mostra di Roma, curata da Marco Bussagli. Non è un caso che si tenga proprio nella Capitale, dove lo stesso Escher visse per numerosi anni, nel quartiere di Monteverde Vecchio, dal 1923 al 1935, anni che definì come i migliori della sua vita. Lasciò Roma e l’Italia perché considerava il regime fascista “ridicolo e insopportabile” e si trasferì in Svizzera.

Mano con sfera riflettente, 1935
Mano con sfera riflettente, 1935

Se il tema centrale nella poetica di Escher è senza dubbio il paradosso spaziale e un indiscusso interesse verso l’impossibile, non viene comunque trascurato il mondo della realtà, protagonista di alcune vivide litografie. Nella sua arte un paesaggio rurale della Calabria è in grado di coniugarsi con rappresentazioni quasi fantastiche, dove ogni forma geometrica è al suo posto. E fu proprio l’attaccamento alle forme geometriche, alla perfezione del cristallo, ad avvicinarlo al mondo dei matematici, che elogiarono il suo modo di concepire lo spazio, tramite l’utilizzo di forme geometriche, sovente per ottenere effetti paradossali. Ma non solo Roma e la Calabria furono apprezzati modelli per l’artista olandese. Viaggiò in tutta Italia, soprattutto in Toscana, dove ebbe occasione di visitare Siena, protagonista di “Natura morta allo specchio”, Firenze ed il paese di San Gimignano. Altre tappe importanti furono per lui la Campania, che offrì il tanto caro modello della città di Ravello, e la Sicilia, dove potè confrontarsi con le forme arabeggianti disseminate nella regione.

Ciò che più colpisce avventurandosi all’interno delle sale romane è la perfezione della litografia, di ogni singola incisione e rappresentazione, come appare evidente in alcune delle sue opere più famose, come “Mano con sfera riflettente” e “Casa di scale”. Nella prima si osserva il curioso rapporto dell’artista con lo specchio, oggetto in grado di catturare tutti i movimenti in una spirale di riflessi in cui ci si potrebbe inoltrare fino all’infinito. La mano tiene salda la presa della sfera specchiata, lasciando intatto davanti all’artista-osservatore il mondo circostante, che appare compresso in una forma sferica, dove ogni particolare è asservito alla geometria. In “Casa di scale”, invece, si rispecchia la tematica dell’impossibile, con 16 figure che si sovrappongono su diversi piani prospettici. Anche questo lavoro risente fortemente dell’influenza che il paesaggio italiano ha avuto sull’artista, come è evidente osservando il primo piano dell’opera.

Affascinante il rapporto tra Escher e il mondo della matematica, del quale è viva testimonianza la litografia “Belvedere”, “regina” del paradosso. Qui è ampiamente visibile l’interesse quasi ossessivo dell’artista per le forme geometriche, soprattutto per il tema a lui così caro del “cubo di Necker”, un cubo impossibile: ne fu rapito a tal punto da renderlo addirittura protagonista della parte bassa del quadro, in cui vediamo un giovane intento ad osservare un foglio, dove lo stesso artista, con precisione quasi maniacale, indica i punti di “risoluzione” del cubo. Mentre l’intero edificio raffigurato nel disegno si regge su di un errore prospettico, qualificandosi come l’edificio impossibile per eccellenza. Sullo sfondo si osserva il paesaggio abruzzese delle montagne del Morrone, che Escher aveva visitato tante volte tra gli anni ’20 e gli anni ’30. Colpisce, inoltre, l’accostamento di alcune opere dell’artista olandese con celebri dipinti di personalità del calibro di Giorgio De Chirico, Giacomo Balla e Marcel Duchamp, con le quali si tenta di effettuare una comparazione tematica.

Casa di scale (Relatività), 1951
Casa di scale (Relatività), 1951

Ma non finisce qui,  i più curiosi possono cimentarsi negli stessi esperimenti “psicologici” oggetto del lavoro di Escher: chi vuole può impegnarsi nella costruzione del “triangolo di Kanisza”, figura geometrica che non esiste, creata unicamente da un posizionamento di 3 calamite in un particolare ordine. Ma non è l’unico caso in cui l’osservatore viene posto al centro della mostra, non solo come estimatore dell’arte, ma come vero e proprio protagonista. Avventurandosi all’interno delle sale, se ne trova una piena di specchi, dove c’è addirittura un invito a farsi un selfie, in pieno stile Escher.

Un’ esposizione dove il visitatore è sempre al centro, perfetta per chi è sempre stato incuriosito dal rapporto tra arte e matematica, ma anche per chi vuole guardare alla realtà ed ai paesaggi familiari della propria vita in un’ottica diversa, senza la paura di mettere in discussione le proprie certezze.

Info:

“ESCHER”
a cura di Marco Bussagli
Quando: 20 settembre 2014 – 22 febbraio 2015
Dove: Roma, Chiostro del Bramante
Orari: Tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00
Sabato e domenica dalle 10.00 alle 21.00

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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