Foibe, contestato Magazzino 18 di Cristicchi. “La storia non è una fiction”

01/02/2014 di Andrea Viscardi

Magazzino 18, Simone Cristicchi, Foibe

 Non c’è pace per Simone Cristicchi. Dopo le richieste pervenute poco tempo fa perché fosse ritirata la sua tessera Anpi, ieri, a Firenze, il cantautore romano è stato vittima di una pesante contestazione prima dell’inizio del suo spettacolo Magazzino 18, dedicato al ricordo della tragedia delle Foibe. Una decina di persone ha fatto irruzione sul palco mostrando uno striscione “La storia non è una fiction. Non ricordiamo tutto”, accusando lo spettacolo di Cristicchi di essere parziale, di non contestualizzare l’accaduto e di giustificare il nazionalismo anti-slavo italiano.

Magazzino 18, Simone Cristicchi, FoibeChi ha visto lo spettacolo, in realtà, sostiene come non vi sia nulla di revisionistico. Si tratta di uno spettacolo teatrale, e in quanto tale non vuole insegnare nulla a nessuno. Un modo forse più delicato di molti altri di ricordare una tragedia che, a prescindere dal contesto, colpì migliaia di vittime innocenti.  E non solo italiane: molti furono gli oppositori di Tito a cadere.  Uno spettacolo teatrale non è una lezione di storia. A qualcuno, però, di tutto ciò non importa nulla: naturalmente nessuno dei contestatori è rimasto in sala per assistere allo spettacolo. L’importante era ricordare come la memoria non possa essere condivisa, perchè propria di una cultura di destra piuttosto che di sinsitra. Nonostante si sia appena entrati nel 2014, esiste ancora una dimensione pseudo political/culturale, legata a quelle tradizioni di picìana memoria (neologismo creato ad hoc il cui suono ricorda la parola “picio”, e non a caso) secondo le quali esistevano e sempre esisteranno morti di serie B e morti di serie A, o meglio, per qualche decennio l’esistenza delle seconde doveva essere negata e nascosta a tutti i costi. La memoria come strumento politico.

Così i veri fascisti, nei modi e nell’arroganza, intervengono e accusano di revisionismo di matrice fascista qualcun altro. Sono gli stessi personaggi, probabilmente, che hanno tentato di aggredire e minacciare Pansa quando, con i suoi libri – condivisibili o meno – ha tentato di ricostruire una parte di storia da molti dimenticata, ma esistente, facente parte del patrimonio italiano. Persone che invece di utilizzare il proprio diritto di critica, la propria libertà di parola, preferiscono irrompere, impedire, minacciare. Paladini di quella libertà conquistata dalla Resistenza e che affermano – arrogandosi la presunzione di esserne legittimati – di voler difendere, ma che in realtà hanno impedito per oltre mezzo secolo che in Italia si creasse una coscienza storica più oggettiva, o quantomeno che vi fosse la possibilità di conoscere, per poi analizzare da ogni punto di vista possibile.

Chissà poi, cosa penserebbe una delle tante vittime innocenti perite durante la Shoà , trovandosi innanzi uno di questi personaggi, di questi paladini, che cercasse di spiegare come esistano morti di serie A e serie B, che le foibe furono una reazione – quasi legittima – a ciò che avevano fatto negli anni passati i fascisti. Poco conta che le vittime fossero in maggioranza civili innocenti. A chi scrive, l’ipotetica risposta appare evidente, così come l’ignoranza di certe persone a cui, la storia, non ha probabilmente insegnato nulla.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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