Fisionomia della famiglia italica

31/07/2014 di Francesco Siciliano

Magno-greci, Etruschi, Osco-piceni e Liguri: etno-progenitori del DNA degli italiani d’oggi

Etruschi

Donde provenne la bella gente italica? Delle innumerevoli etnie originarie, o transeunti, poche solide radici tra esse composero il genoma italico ai primordi, quindi l’eredità che struttura quello attuale. Le matrici genetiche risultano tuttora rinvenibili; le tracce culturali, presenti ancora in innumerevoli segnali: linguistici, estetici, anche somatici. La notabile firma genetica fu però apposta alla nostra fonte etnica, così come attestato dalle comparazioni delle frequenze genetiche – ovvero, quelle che determinano i diversi gruppi sanguigni degli italiani d’oggi, e generano affinità più o meno forti con popoli extra-peninsulari o con quelli autoctoni – da quattro identificabili attori. Essi, più di altri “contarono” nella rappresentanza genetica degli italiani odierni, come fu attestato alcuni anni fa presso il dipartimento di genetica dell’Università di Torino; Etruschi, Magno-greci, Osco-piceni e Liguri furono i loro nomi. Così, tale “array” ebbe importanza cruciale nella determinazione del patrimonio genetico degli italiani, consentendo la cosiddetta deriva genetica, ovvero quel processo di differenziazione del genoma proprio di una popolazione.

Vaso Greco
Particolare di vaso “a cratere” magno-greco

Il confronto tra i dati di merito, relativi alla popolazione dell’Italia meridionale e a quelli delle numerose identità europee, dimostra un’affinità considerevole della prima con la popolazione greca, giusto a partire dalle antiche comunità coloniali. Di fatti, la penisola italica fu in quel tempo l’orizzonte delle novità: geografica, economica, culturale; terra fertile da coltivare, spazio nuovo da urbanizzare. A Paestum fu edificato un tempio più grande del Partenone; la colonia panellenica di Turii fu presidio di modernità. Nel 400 a.C. i Greci là sperimentarono concezione edilizie e urbanistiche innovative, contando per circa 1,5 milioni di abitanti, sui quattro complessivi della Penisola. DNA ma al contempo democrazia, filosofia, geometria, letteratura, poesia, scienza, teatro e l’alfabeto euboico di Cuma costituirono il grandioso legato da essi conferito agli eredi italici. La loro tradizione colturale di vite e olivo erano in grado già da sole di sorreggere lo spirito di una civiltà; al contempo, anche greca fu l’invenzione della moneta, quale valore fiduciario.

Dipoi gli Etruschi, insediatisi entro i confini di Lazio e Toscana attuali, sin dal VII secolo a.C. Di provenienza orientale, essi contavano al tempo 400.000 presenze, circa. Lasciarono in eredità, oltre a massicce dosi di DNA, norme, termini e costumi, e poi la tromba, la razionalizzazione delle colture irrigue, la cucina, il culto dei defunti, le maschere: anche Phersu, da cui derivò il termine persona.

Dunque i Liguri che nel IV sec. a.C. furono in Piemonte e Liguria. Guerrieri e allevatori, inventori del pecorino e della birra, ammaestratori del cane da pastore, sperimentatori della pesca con l’amo. Da ultimo, gli Osco-piceni, matura civiltà già 2.800 anni or sono. Presenti nelle Marche, in Romagna, Abruzzo, Molise e Campania, furono guerrieri, nonché inventori della moneta italica: le aes signatum. Ecco dunque chi più sensibilmente presenzia nell’attuale genoma del demos italiano. Senza però omettere di menzionare i Sardi, isolato popolo sin dal Neolitico che solo intorno al 1800 a.C. darà inizio alla conseguente civiltà nuragica, con fisionomia sua propria.

Ma per tutti, come considerò Ovidio, “Anche il tempo scivola via con moto incessante, come la corrente di un fiume. Come non può arrestarsi il fiume, così non lo può l’ora fugace”. Dunque per essi, un irreprimibile cammino in quell’alveo mutevole.

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Francesco Siciliano

(Mondragone – CE – 1964). Laureato in filosofia, dopo una parentesi di studio in Nord America, nel 1992 è redattore per il periodico “Linea Verde” (Rossi Ed. – Napoli). Nel 1993, pubblica il volume di letteratura sperimentale, a tema socio-economico, dal titolo Pandette (Rossi Ed.). Tutor culturale per l’ENAIP (Progetto P.O.L.O.), nel 1994 consegue un master in Relazioni pubbliche europee in Roma, con perfezionamento presso le sedi di Confindustria e dell’Associazione/Consorzio Civita. Autore critico e redattore di Artitalia s.r.l. di Milano (1994 - ‘96) per il centro storico di Roma, matura un’esperienza come amministratore pubblico a Mondragone (1995 – ’99). Dal 1998 è titolare di un’attività redazionale/editoriale, per la realizzazione di opere di ricerca culturale pluri-disciplinari, su supporti cartacei e multimediali, a committenza pubblica e privata. Candidato per l’Ulivo alle elezioni regionali in Campania nel 2000 e al Parlamento italiano nel 2008, nel 2009 pubblica il pamphlet socio-economico Economia della Saggezza – Elementi di dosaggio (Ed. Albatros Il Filo). Nel luglio del 2014, pubblica il romanzo-saggio dal titolo Automatismi (Arduino Sacco Editore) e con il proprio marchio PHYSIS, il volume di saggistica storico-economico-culturale dal titolo Mùtina Velox, inerente il territorio modenese e finalizzato alla distribuzione pubblico/privata (Musei, Regione Emilia-Romagna, Associazioni). Vive e lavora tra Spoleto e Deauville (Francia).
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