Panico in USA: arriva il fiscal cliff?

29/12/2012 di Giacomo Bandini

Obama, fiscal cliffIn America dilaga il terrore per il Fiscal Cliff, ma di cosa si tratta esattamente?

Fiscal cliff, letteralmente precipizio fiscale, è una congiuntura in cui si combineranno una serie di tagli alla spesa pubblica e una crescita della pressione fiscale che dovrebbe superare i 600 miliardi di dollari e potrebbe portare gli Stati Uniti ad una recessione rapida e inesorabile, cancellando di fatto i progressi compiuti dal 2008. In numeri 1200 miliardi di dollari di “cut”  e il 2% di aumenti del prelievo pro-capite.

L’origine del fiscal cliff risale al 2001, quando Presidente degli Usa era ancora George W. Bush e il paese non se la passava brillantemente dal punto di vista della crescita, costringendo così Bush Jr. ad adottare una serie di misure sulla base anche delle valutazioni positive basate sulla convinzione che le nuove tecnologie e la globalizzazione sarebbero state il volano dell’economia mondiale. L’”Economic Growth and Tax Relief Reconciliation Act”, il “Jobs and Growth Tax Relief Reconciliation Act” e il “Tax Relief, Unemployment Insurance Reauthorization and Job Creation Act”, approvati rispettivamente nel maggio 2001, nel 2003 e nel 2010, hanno introdotto modifiche sostanziali al sistema fiscale ed al sistema pensionistico statunitense.

Il primo pacchetto del 2001 prevedeva svariati punti che si possono sintetizzare in:

1) Possibilità di rimborsi annuali per tutti i contribuenti che avessero regolarmente presentato una dichiarazione dei redditi per l’anno 2000

2)  Creazione di un nuovo scaglione, per redditi annui fino a $6000 per single e $12000 per coppie, con aliquota al 10%

3)   Riduzione media del 3% sulle aliquote degli altri scaglioni

4)  Riduzione della tassazione sul capital gain, dal 10% all’8%, per chi detenesse partecipazioni non qualificate in società quotate per almeno cinque anni

5)    Maggiore flessibilità e benefit su diversi programmi di pensionamento

6) Abbassamento graduale dal 55% al 45% della tassa massima sulle compravendite immobiliari

Questa era la base della riforma, modificata nel 2003 sempre dalla presidenza Bush, che modifica alcuni dei punti sopra elencati agevolando le banche e i fondi d’investimento e abbassando nuovamente le percentuali delle aliquote, favorendo ogni fascia di contribuenti, soprattutto quelle più alte, con scadenza 31 dicembre 2009.

Nel 2010 Obama proroga di altri due anni le agevolazioni introdotte dal suo predecessore, fissando il termine al 31 dicembre 2012. Le conseguenze di tali agevolazioni sul prelievo statale si possono riassumere in poche parole che noi italiani conosciamo molto bene: impennata del debito pubblico. Quest’ultimo infatti è cresciuto a dismisura in America anche grazie alle decisioni progressive del congresso di spostare, a causa della crisi, il tetto del debito pubblico sempre più in alto, favorendo la detassazione messa in piedi negli anni precedenti.

Arriviamo dunque al sistema delle tre scadenze fondamentali.

La prima scadenza riguarda gli sgravi fiscali e le agevolazioni di cui è stato trattato in precedenza e hanno termine il 31 dicembre 2012. La seconda risale al 2011, quando gli Stati Uniti si sono trovati a dover raggiungere un faticoso accordo stipulato col Budget Control Act, il quale prevedeva, tra le altre cose, che il Congresso avrebbe dovuto approvare tagli alla spesa per 98 miliardi entro la fine del 2012, altrimenti sarebbero entrati in vigore dei tagli automatici e lineari su due capitoli di spesa: servizi sociali e istruzione e la difesa. La terza scadenza è stata comunicata dal ministro del tesoro Geithner. Quest’ultimo il 27 dicembre ha infatti dichiarato che il tetto massimo del debito pubblico statunitense, stabilito per legge a 16.394 miliardi di dollari, sarà raggiunto il 31 dicembre 2012 e non nel 2013, come era stato previsto mesi fa. La cosa importante da comprendere è che si tratta di un tetto politico, in quanto deciso dal Congresso stesso, non un tetto economico: se dovesse essere raggiunto gli Stati Uniti non potrebbero prendere più denaro in prestito e risarcire i creditori non per decisione dei mercati finanziari, ma per via della loro legislazione strettissima. Rischiano di raggiungere il default per ragioni politiche e sarebber di coonseguenza costretti a effettuare pesanti tagli in ogni settore.

Dunque tutto questo è il fiscal cliff, una congiuntura letale di scadenze, politiche fiscali e debito pubblico. Per evitare il burrone è obbligatorio trovare un accordo fra le due fazioni del Congresso, ma la situazione si è complicata, come peraltro era prevedibile. Dal 2010 infatti la Camera è a maggioranza repubblicana, mentre al Senato la maggioranza è democratica e l’accordo per poter entrare in vigore deve essere con la stessa forma in entrambi i rami del Parlamento. Oltre alla difficoltà istituzionale si aggiunge quella ideologica in quanto i punti di vista sull’argomento delle parti sono ancora piuttosto distanti: Barack in campagna elettorale ha sostenuto varie battaglie per l’aumento della pressione fiscale per l’1% della popolazione più ricca degli Usa, al fine di dare maggior respiro alla classe media e evitare tagli netti di spesa, mentre i repubblicani, spinti anche dal crescente movimento Tea Party, continuano ad essere nettamente contrari ad ogni tipo di aumento della tassazione. Se l’accordo non si trova dal 2013 è stato stimato che circa 2500 dollari usciranno dalle tasche di ogni famigli americana.

fiscal cliffL’ipotesi più probabile rimane comunque quella di una legge provvisoria, da rinegoziare i prossimi mesi, che colpisca duro sui redditi superiori a 250000 dollari e conservi qualche agevolazione per la classe media e i disoccupati, sospendendo così i tagli automatici alla spesa pubblica, recuperandone una parte con la pressione fiscale alle classi ricche. Un compromesso, quindi, in attesa di un vero e proprio accordo delle parti. I tempi stringono, le borse cedono e il precipizio si avvicina col passare dei giorni, il fondo però questa volta non si vede. La recessione americana colpirebbe duramente anche l’Europa e l’Italia. Chi ci salverà questa volta?

fiscal cliff

 

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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