Finlandia e democrazia digitale: chimera o realtà?

25/10/2014 di Isabella Iagrosso

L'esperimento finlandese di una democrazia via web, attraverso la proposta legislativa dal basso, è solo un piccolissimo e timido passo verso un domani in cui la cosiddetta "democrazia digitale" potrà avere un ruolo sempre maggiore?

Democrazia Digitale

L’era della democrazia digitale, la chiamano così in molti. Tutti quelli che non credono più nella “falsa” rappresentatività dei parlamenti e che ritengono le società pronte per un esperimento di democrazia diretta. I tempi per questo scenario potrebbero essere ancora lontani. Quello che è certo è che internet, tra le varie rivoluzioni introdotte, ha avuto anche il merito di trasformare la politica ed in particolare il rapporto di questa con la società civile.

Da marzo 2012, in Finlandia è possibile portare in parlamento leggi di iniziativa popolare con una raccolta di 50 000 firme entro 6 mesi. Per il paese nordico è quindi una conquista recente, ricordiamo invece che in Italia è un istituto legislativo previsto dal 1948, da quando, cioè, l’articolo 71, II comma, della Costituzione, recita: “il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.” Ad oggi, in realtà, nessuna iniziativa è stata presa in considerazione dagli organi competenti, tanto da far cadere nel dimenticatoio dei cittadini questo strumento così interessante.

In Finlandia si sono invece subito attrezzati. Joonas Pekkonen ha fondato una piattaforma online di crowdsourcing, chiamata Open Ministry (Avoin Ministeriö in lingua originale) ad ottobre dello stesso anno. È un’organizzazione no-profit con base ad Helsinki. Pekkonen ha dichiarato in un’intervista che a fondamento del progetto c’era il desiderio di “assicurare che questo nuovo strumento democratico diventasse potente e di largo utilizzo.” Oltre a dedicarsi alle proposte indirizzate al parlamento finlandese,  nel corso del tempo il portale ha anche allargato la sua azione a proposte di legge per l’UE, strumento riconosciuto dall’Unione nell’articolo 11, comma 4 del TUE.

E sembrerebbe essere riuscito nel suo intento. Di 266 iniziative pubblicate, 6 hanno raggiunto il parlamento nel corso dei 2 anni: l’inasprimento delle sanzioni per guida in stato di ebrezza, un cambiamento nella legge sull’energia, la proposta di legge sui matrimoni omosessuali, il rifiuto dell’obbligo dello studio dello svedese a scuola, la riforma della legge sul copyright e l’opposizione alla chiusura dei centri di nascita. Tutte e sei sono sono state respinte e grandi polemiche ne sono scaturite. Pekkonen ha accusato la classe politica di non aver tenuto in sufficiente considerazione le iniziative, molto spesso giocandosi la carta di lacune tecnico-legali.

Risale a ieri però la notizia, riportata sul web dall’Helsinki Time, che tra un mese si discuterà in parlamento della possibilità di matrimonio tra persone dello stesso sesso, riprendendo come base di legge la proposta popolare che era stata invece scartata dalla Commissione affari legali per un voto di 10-6, il 25 giugno di quest’anno. Per quanto ancora non sembri abbastanza, si intravede la possibilità che una proposta di legge partita dal basso, per quanto modificata, possa venire infine adottata.

Potrebbe questo essere un timido inizio di quella che i più chiamano democrazia digitale? È davvero possibile sperare in un futuro in cui i cittadini possano essere davvero i protagonisti della loro vita politica? Riferendoci al passato, alle poleis greche, esisteva una democrazia diretta. Era solo forma però. Esisteva anche la schiavitù, esistevano gli uomini più potenti, gli aristoi, i migliori, che prendevano nella pratica le decisioni più importanti. Cosa dovrebbe invece farci sperare che la nostra società abbia raggiunto un tale livello di sviluppo da poter gestire una situazione del genere?

Internet sicuramente ha cambiato alcune delle carte in tavola. Chiunque abbia accesso alla rete può esprimere la sua opinione, senza discriminazioni. Si risolve così uno dei numerosi problemi che predicano i detrattori di questo sistema, quello logistico di come raccogliere il voto di milioni di persone in tempi brevi e con un esiguo impiego di risorse. Ma rimangono aperte ancora molte altre questioni. Se, infine, un domani si dovesse veramente parlare di una democrazia digitale totalizzante, una domanda sorge spontanea: il desiderio di potere si sostiene sia insito nell’uomo. Se tale desiderio non sarà più canalizzato attraverso la politica, che altre forme assumerà?

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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