Finanziamento pubblico ai Partiti: scontro su depenalizzazione e tetto alle donazioni dei privati

25/09/2013 di Andrea Viscardi

Una delle principali iniziative di riforma del governo Letta, l'abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti, rischia di essere bloccata dal muro contro muro di PD e PdL

Finanziamento pubblico ai partiti

Finanziamento pubblico ai partiti – Ricordate il Ddl “Disciplina del finanziamento dei movimenti e partiti politici”, presentato dal governo Letta nei primi giorni di giugno? Ne avevamo parlato qui, sottolineando alcuni aspetti migliorabili del testo. Giunto in Commissione, il ddl è oggi oggetto di disputa tra PD e PdL e rischia, se non si troverà un accordo, di naufragare, lasciando la disciplina in materia immutata, almeno da un punto di vista normativo. Va infatti considerato il taglio dei finanziamenti pubblici inaugurato da Mario Monti e perseguito dal Governo Letta.

Chi scrive è un convinto sostenitore del fatto che, soprattutto osservando le altre democrazie europee, il mantenimento del finanziamento pubblico sarebbe stata la soluzione migliore, implementando, semmai, i sistemi di controllo e di trasparenza dello stesso, e riducendo, come è stato fatto negli ultimi due anni, l’ammontare totale di fondi disponibili.

Francesco Paolo Sisto
Francesco Paolo Sisto, presidente dela I Commissione della Camera, ha dovuto prendere atto dell’impossibilità di giungere ad un accordo sugli emendamenti proposti al ddl che abroga i finanziamenti pubblici ai partiti

Lo scontro – Quello che sta avvenendo in Commissione, invece, ha dell’incredibile. Non si trova accordo sugli emendamenti ed è scoppiato, quindi, un muro contro muro su due questioni ben distinte. La prima è rappresentata da un tetto alle donazioni private, che il PD pone a 100.000 euro. La seconda, invece, è la ferma vlontà, da parte del Popolo della Libertà, di depenalizzare il reato di finanziamento illecito ai Partiti. Snaturare, almeno in parte, le motivazioni insite dietro la nascita del ddl e permettere, così, di risolvere con semplici sanzioni amministrative eventuali violazioni.

Tetto alle donazioni private –  Il tetto alle donazioni dei privati, effettivamente, potrebbe essere un punto di discussione. Se per il PD è reso necessario al fine di evitare che i Partiti possano indirettamente cadere sotto il controllo dei grandi finanziatori, è altrettanto vero che, cancellato il finanziamento pubblico ai partiti (o forse sarebbe meglio dire trasformato, ma per questo vi invitiamo a rileggere l’articolo di giugno), la cifra potrebbe essere alzata. In questo caso, comunque, entra in gioco un tema tanto caro alla democrazia inglese ma poco a quella italiana: la trasparenza. A parere di chi scrive, infatti, il problema non è tanto se il personaggio di turno versa nelle casse del partito centomila euro o un milione, ma che i cittadini abbiano pieno accesso all’elenco dei finanziatori, alle cifre versate e che esista un organismo terzo di vigilanza sulla provenienza di tali donazioni. L’avere, cioè, una visione d’insieme di cosa possa significare votare per un partito piuttosto che per un altro e di chi, su quel partito, potrebbe esercitare influenze, il tutto accompagnato da una garanzia di controllo sui fondi stessi.

Depenalizzazione – Per quanto riguarda la depenalizzazione del reato di finanziamento illecito (di cui avevamo parlato qui), invece, non può esservi discussione. Pensare di stravolgere il sistema di finanziamento ai partiti come conseguenza degli scandali degli ultimi anni e, contemporaneamente, trasformare un’eventuale violazione ad un semplice reato amministrativo significherebbe snaturare uno degli scopi insiti nel ddl. In un Paese come l’Italia, la semplice minaccia di pene pecuniare non ha mai spaventato nessuno dal perpetuare reati; purtroppo, sino a quando non sarà la mentalità dell’intera nazione a cambiare, la minaccia di un processo penale è un deterrente a cui, per ora, non è possibile rinunciare.

Oggi, il testo passerà quindi in aula senza che le due forze politiche antagoniste, nonché di governo, abbiano raggiunto un accordo. Gli emendamenti dovranno essere ripresentati e decisi in parlamento. Il rischio che l’approvazione della legge venga ritardata, o addirittura respinta, è quindi dietro l’angolo

 

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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