Finanziamento Pubblico ai Partiti, come ti stravolgo la trasparenza

20/02/2014 di Andrea Viscardi

Approvata la legge sull’Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Con una certa fretta, visto che il decreto soggetto alla conversione era in scadenza e nessuno voelva rischiare. In molti, in queste ore, hanno parlato di un decreto snaturato in molti punti e, analizzando il testo, non si può che appoggiare tale visione. Ciò che però hanno ignorato i più, è l’emendamento approvato dal Senato che, in tre, semplici righe, riesce a distruggere un fondamento del testo originale: la trasparenza sulle donazioni.

Donazioni sopra ai 5000 euro pubbliche? Nel momento in cui i partiti devono sostenersi in parte sulle donazioni dei privati – di tutto si tratta tranne che di un’abolizione in toto, tra detrazioni e rimborsi, del finanziamento pubblico (per fortuna, diciamo noi) – risulta fondamentale che la lista dei “contribuenti” possa essere accessibile e pubblica a tutti i cittadini. Questo è un diritto imprescindibile, strettamente legato alla possibilità di compiere una valutazione il quanto più possibile completa in sede elettorale.   L’articolo 5 comma 3 prevedeva, in un primo momento, che i nominativi dei soggetti elargenti finanziamenti o contributi, per una cifra superiore ai 5.000 euro nell’arco dell’anno, fossero trasmessi alla Presidenza della Camera e, quindi, pubblicati sul sito internet del partito politico e della Camera stessa, oltre che resi consultabili attraverso le modalità stabilite dall’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati. Insomma, il principio era giusto: chiunque ha il diritto di elargire – nei limiti della legge – contributi al Partito che vuole. L’importante è che i cittadini possano saperlo e valutarne l’influenza per il proprio voto futuro.

Trasparenza? No grazieE io ci ficco l’emendamento… – Ebbene, al termine dell’articolo è stato aggiunto quanto segue: Gli obblighi di pubblicazione nei siti internet di cui al quinto (ndr. pubblicazione sul sito della Camera) e al sesto periodo (ndr. pubblicazione sul sito del Partito) del presente comma concernono soltanto i dati dei soggetti i quali abbiano prestato il proprio consenso, ai sensi degli articoli 22, comma 12, e 23, comma 4, del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 ». Risultato? Chiunque vorrà consultare l’elenco dovrà fare richiesta all’Ufficio di Presidenza, con buona pace di vedere sancito il vero diritto di informazione e trasparenza nei confronti degli elettori. Basterà infatti non autorizzare la pubblicazione, e l’anonimato sarà garantito. Nei prossimi anni, dunque, prepariamoci a vedere i vari partiti sempre più sostenuti dai privati (e da eventuali gruppi d’interesse), senza poter sapere pubblicamente quali siano questi contribuenti. Sempre che tutti gli italiani non decidano di fare richiesta all’Ufficio di Presidenza. Una nuova opportunità persa di rendere un po’ più trasparente il sistema, in nome di un diritto alla privacy che, in questo ambito, viene abusato, piuttosto che utilizzato.

Ci sarebbe molto altro di cui parlare, come per esempio l’abolizione del Comma 8, dell’articolo 11, che prevedeva che le spese di commissione sui versamenti delle erogazioni liberali o delle quote associative in favore di partiti o movimenti politici effettuati con Carte di credito o debito, non potessero superare lo 0,15 per cento dell’importo transatto. Una previsione non certo fondamentale ma sensata, o la poca specificità dell’articolo sedici, quello che tante polemiche ha suscitato e che il M5S ha definito: una cassa integrazione a vita. Ma anche Ichino, non certo un grillino, ha utilizzato parole durissime:  “La verità è che si vuole consentire anche nel caso delle riduzioni del personale prevedibili nei partiti un uso della cassa integrazione del tutto inappropriato”. Con buona pace di tutti quei settori in crisi a cui magari, gli 11 milioni annui previsti dal 2016, sarebbero forse più utili.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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