Finanziamento pubblico ai Partiti, perchè l’abolizione è un errore

25/05/2013 di Andrea Viscardi

Finanziamento pubblico ai Partiti – In un articolo di Marzo, avevo cercato di spiegare quanto la battaglia per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti partisse da un presupposto, tutto sommato, errato: la presunta esagerazione della cifra riservata ai partiti in Italia, rispetto agli altri stati europei. Dopo l’intervento di Mario Monti e la legge 96/2012, in realtà la cifra erogata per il 2013 sarebbe stata addirittura inferiore a quella ricevuta, ad esempio, dai Partiti del Bundestag. Ciò di cui vi era veramente bisogno, semmai, era l’inserimento di norme atte a controllare la regolarità dei bilanci dei partiti, l’uso dei fondi assegnati e il mantenimento delle cifre stabilite dal governo Monti. Una volta limitati i finanziamenti e posti i partiti sotto un ferreo controllo di bilancio, il problema poteva essere considerato risolto.

Abolizione finanziamento pubblico ai Partiti
Matteo Renzi, uno dei massimi sostenitori dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti

Ha vinto il popolo, evviva il popolo – Invece, in Italia, come spesso avviene, quando non si è in grado di garantire un controllo per l’incapacità degli organi predisposti o per il marciume del sistema, invece di tentare di risolvere il problema, si cercano di trovare altre strade più veloci. O più semplicemente, quando il consenso è in netto calo, meglio seguire l’onda populista. Tanto vale, allora, abolire completamente il finanziamento pubblico ai Partiti. I cittadini lo chiedevano a gran voce. Cittadini, però, a lungo male informati sulla questione, sia per colpa dei media che dei giornali, ma anche della stessa politica.

Pari opportunità (politiche) – Un Partito, per sopravvivere e svolgere la propria attività, ha bisogno di denaro. La democrazia è tale perché dovrebbe – almeno in linea teorica – permettere di partecipare alla vita politica ogni tipo di soggetto, a prescindere dalle risorse economiche. Il Finanziamento Pubblico ai Partiti, quello sano, in quest’ottica rappresenta proprio una sorta di empowerment in grado di dare maggiori garanzie di democraticità e partecipazione, piuttosto che il contrario. Difficilmente, altrimenti, molti partiti piccoli potrebbero sopravvivere. Solo pensando agli ultimi dieci anni, viene da chiedersi come avrebbero fatto a sopravvivere gruppi quali i Radicali, FLi, l’MpA, la stessa SEL e una serie di Partiti che – per quanto possano essere minori – i propri elettori avevano il diritto di vedere rappresentati.

Bipolarismo e Tripolarismo – Nei maggiori sistemi dove il finanziamento pubblico ai partiti praticamente non esiste è in voga il bipolarismo, o qualcosa di molto simile. In Italia, in un momento in cui si acclama da ogni dove la sua fine, non è forse un caso che i due partiti principali, accompagnati da Scelta Civica, abbiano scelto proprio  per l’abolizione. Indubbiamente i piccoli partiti difficilmente potranno sostenere i propri costi – tranne nel caso di donazioni private consistenti. Questo potrebbe spingere alcuni partiti minori a confluire nelle file dei partiti principali, forti di un sostegno economico maggiore e disincentivare la creazione di nuovi soggetti politici minoritari, ricompattando la politica in senso bipolarista o, al massimo, “tripolarista” – nella convinzione che il fenomeno Grillo sia destinato a rivelarsi una bolla pronta, nel medio termine, a scoppiare.

Politica ancora più elitaria – Pensare che una regolamentazione dei gruppi d’interesse possa bastare a rendere il futuro sistema coperto da scandali o rischi, onestamente, appare come una pura utopia. I rischi vi sono, e non dipendono che in parte dal comportamento legittimo dei gruppi di interesse.  Questi, come ho avuto occasione di scrivere varie volte, non vanno demonizzati, ma è logico che sosterranno i gruppi politici più potenti e rappresentati, cioè quelli che avranno più possibilità di rappresentare con efficacia gli interessi dei finanziatori. Tutti gli altri ne rimarranno esclusi, o comunque avrebbero a disposizione fondi talmente limitati da mettere a rischio la propria sopravvivenza. Volendo pensare male, poi, dei modi per far arrivare in politica – attraverso donazioni private – fondi puliti ma in realtà sporchi vi sono eccome e il fantasma della criminalità organizzata, forse, è meno lontano di quanto si possa immaginare, viste anche le abitudini della nostra classe politica.

Sostanzialmente, quindi, si verrà a creare un sistema dove potranno competere nell’agone politico due tipologie di Partiti: quelli sorretti dai grandi gruppi di interesse – in un’ottica di piena informazione – e quelli guidati da soggetti facoltosi, capaci di sostenere economicamente sulle proprie spalle il costo di un movimento politico. Non so a chi legge, ma per chi scrive, questo, sembra tutto fuorché un miglioramento.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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