Filippo Corridoni

08/06/2013 di Matteo Anastasi

Un sindacalista rivoluzionario, fascista postumo

Filippo Corridoni

Filippo Corridoni morì ventottenne sul Carso – durante la Prima guerra mondiale – il 23 ottobre 1915. Il movimento dei Fasci italiani di combattimento fu fondato a Milano il 23 marzo 1919. Più avanti, nell’autunno del 1922, da esso scaturì il Pnf. Corridoni, dunque, non fu, o meglio non poté essere – per evidenti ragioni cronologiche – fascista. Tuttavia, lo ha ricordato Sergio Romano, «nei corsi di studio della Scuola di mistica fascista fu venerato come il precursore, il profeta della ‘buona novella’, il martire, il modello di una gioventù combattente che era pronta a sacrificarsi sull’altare degli ideali. Ebbe diritto a un monumento, a parecchie targhe stradali e a una distinzione che fu riservata, in Italia, soltanto ad alcuni protagonisti della storia nazionale: il paese in cui nacque (Pausula, un comune di 14.000 abitanti nella provincia di Macerata) venne chiamato Corridonia. Molti di coloro che lo conobbero e lo stimarono […] parlarono di appropriazione indebita. Ma ebbero ragione solo in parte».

Se è vero, infatti, che Mussolini utilizzò il nome di Corridoni per fornire al regime una patente di nobiltà, è altresì vero che le ragioni non furono solo di opportunità. Corridoni e il futuro duce si erano conosciuti negli anni in cui quest’ultimo, socialista e rivoluzionario, dirigeva l’Avanti!. Filippo era allora poco più che un ragazzo, giunto a Milano dopo gli studi superiori nelle Marche e impiegato come operaio in una piccola azienda meccanica. Nel capoluogo lombardo aveva iniziato a frequentare i circoli socialisti di Porta Venezia, convincendosi della necessità delle battaglie sindacali e distinguendosi come abile organizzatore di agitazioni e scioperi. La polizia se ne accorse rapidamente: nel corso di un decennio collezionò una condanna a cinque anni di reclusione, una trentina di arresti cautelari e due fughe all’estero, in Francia e Svizzera.

A Parma entrò in contatto con Alceste De Ambris, sindacalista rivoluzionario e autore della Carta del Carnaro che D’Annunzio promulgò a Fiume dopo l’’impresa’ del 1919. Fu De Ambris (il cui fratello, Amilcare, nel 1928 sposò Maria Corridoni, sorella di Filippo) a introdurlo nel Comitato nazionale di azione diretta, dove divenne uno dei più autorevoli portavoce dell’anarco-sindacalismo, movimento che indicava nello sciopero generale la via per la conquista del potere e la trasformazione rivoluzionaria della società. Come altri ‘azionisti diretti’ vide nella Grande guerra lo spartiacque che «avrebbe ripulito il mondo dalle sue scorie borghesi e favorito il rinnovamento». Per questo, l’evoluzione dal sindacalismo all’interventismo fu assai meno tortuosa e più logica di quanto possa apparire a primo impatto. Pur affetto da tisi, Corridoni decise di arruolarsi, indirizzando prima diverse lettere, in primis una missiva collettiva agli amici, emblematica del suo pensiero politico: «Noi, fra giorni, partiremo per il fronte vestiti da soldati del Re, ma soprattutto partiamo con l’anima rigidamente repubblicana». Un messaggio personale fu inviato anche al compagno di ideali e lotte politiche, Benito Mussolini: «Carissimo, fra pochi istanti partiamo per la linea del fuoco. Viva l’Italia! In te bacio tutti i fratelli delle battaglie di ieri sperando nell’avvenire». Morì pochi mesi dopo.

Il duce e la propaganda fascista non impiegarono molto a comprendere come il richiamo alla figura di Corridoni potesse conferire al regime nobiltà e prestigio. Tuttavia, non è da escludere che, nel rendere onore a questo singolare interventista rivoluzionario, Mussolini «fosse animato anche da un sentimento di nostalgia per le origini del fascismo e, forse, per il proprio passato».

 

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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