Fiat e governo, il rilancio italiano passa anche da qui

02/06/2013 di Andrea Donde

Fiat ed Italia

L’incontro”La riunione, nel corso della quale è stato fatto il punto sulla situazione del mercato automotive, è stata l’occasione per avviare un percorso di collaborazione tra Governo e Fiat sul fronte della tutela e del rilancio del comparto automobilistico italiano. Su questo fronte, Elkann e Marchionne hanno illustrato al ministro i positivi margini di crescita che l’azienda può ottenere sui mercati extra Ue, in particolar modo in America Latina e in Cina”. Questa la nota del Ministero dello sviluppo economico riguardo all’incontro avvenuto ieri fra Zanonato, il ministro,  e il vertice del Lingotto, John Elkann e Sergio Marchionne.

Italia sì, Italia no – Come tutti sanno, la storia della Fiat è indissolubilmente legata a doppio filo a quella dello Stato, sin dalla sua fondazione. La Fiat non può prescindere dall’Italia, e il nostro Paese (fa un po’ di paura pensarlo), forse, non può prescindere dalla Fiat, per innumerevoli motivi. E questo lo sa bene anche Marchionne, al contrario di quello che pensano in molti. Chi lo ha accusato negli ultimi anni di volersene andare dall’Italia, lasciandola abbandonata al suo destino, servendosi invece di impianti produttivi esteri (si ricordino roventi le polemiche che hanno accompagnato le scelte di decentramento produttivo in Serbia nel 2012), non ha veramente compreso il fulcro della questione. Cavalcando l’onda populista di accuse e condanne nei confronti della strategia del colosso dell’auto italiana si rischia di conquistare il favore del popolo, ma di perdere il contatto con la realtà. Marchionne è infatti ben consapevole di quanto il fattore dell’italianità pesi sull’immagine, e quindi anche sui volumi, di Fiat. Decentrare la produzione, ampliandola con l’apertura di impianti esteri, più efficienti e meno costosi, è una scelta che a tutti gli effetti non esclude la conservazione delle industrie presenti in territorio italiano.

Gli errori di Marchionne – Ma l’Italia si sa, è un paese difficile ed è altrettanto difficile far passare certi concetti. Ad esempio, è difficile far capire quanto il salvataggio degli impianti produttivi italiani passi anche per l’apertura di nuovi impianti all’estero. È difficile far comprendere come il radicamento e il potere delle parti sociali in Italia siano uno degli elementi più preclusivi per la crescita. Ecco perché, fatte tutte le dovute premesse, non si può comunque concludere che Marchionne sia stato fino ad oggi impeccabile nella sua carriera a capo del colosso torinese. Il più grande errore probabilmente l’ha compiuto sul piano della comunicazione. Sarà per quell’aria un po’ antipatica, a volte dimessa, a volte sfiduciata, sarà per la boria dei modi con cui (oggettivamente provocatorio) asseriva che la Fiat non ha bisogno dell’Italia, sarà per il suo prendere apertamente le distanze dal degrado politico e sociale del nostro paese negli ultimi anni. Tutti questi atteggiamenti sicuramente non gli hanno garantito il favore delle masse.

Cambio di strategia? – Ecco perché l’incontro di ieri tra il ministro Zanonato e i vertici amministrativi dell’azienda si inserisce nel solco di un cambio di strategia che, più che aziendale, si farebbe meglio a definire comunicativa. Una pianificazione attenta, concordata, passante più per i toni concilianti delle parole dei presenti al meeting, che per le accuse rabbiose rivolte al Lingotto negli ultimi tempi. L’incontro con Zanonato serve anche a questo. Se così fosse, un venirsi incontro, una dimostrazione di sensibilità da parte del’azienda torinese per le sorti del nostro paese, potrebbe rivelarsi una mossa vincente. Perlomeno a convincere i più che la Fiat non deve essere vista come una macchina gestita da mostri, bensì una fondamentale pedina del rilancio italiano.

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Andrea Donde

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