Fiat Chrysler Automobiles

31/01/2014 di Giovanni Caccavello

Ieri è nata la nuova società automobilistica Fiat-Chrysler Automobiles. Le potenzialità sono molte. Il 2014 si prospetta un anno difficile. Analizziamo insieme il presente ed il futuro prossimo della neonata azienda italoamericana

29 Gennaio 2014 – Fiat-Chrysler Automobiles. (FCA) Questo è il nome della nuova società automobilistica nata dalla fusione di Fiat, marchio storico della più importante casa produttrice Italiana, e Chrysler, quarta società automobilista per vendite negli Stati Uniti con oltre l’11,2% di quota di mercato. Il matrimonio ufficiale tra Fiat e Chrysler, avvenuto proprio ieri, dopo ben cinque anni di “fidanzamento” sta già facendo discutere. La neonata azienda Italo-Statunitense, divenuta la settima casa automobilistica più grande al mondo, avrà sede legale nei Paesi Bassi e sede fiscale nel Regno Unito. In altre parole, il suo “quartiere generale” sarà situato in Olanda mentre le imposte sul reddito verranno pagate in Gran Bretagna, paese che a partire dal 1 Aprile 2014 ridurrà tale imposta dal 23% al 21%. Questo ha già generato dei malumori nell’opinione pubblica ma in realtà la nuova società di Marchionne ed Elkann continuerà a pagare molte tasse in Italia. Oltre a questo, è stato deciso che FCA chiederà la quotazione delle azioni a New York ma manterrà una quotazione secondaria anche a Milano. Questo, per non scontentare nessuno, visto che alcuni rumors, più o meno fondati, lasciavano intendere che la quotazione sarebbe potuta avvenire nella “City” di Londra.

Prezzo Azioni, guadagni e profitti – Nel corso degli ultimi giorni, prima dell’ufficialità del matrimonio con Chrysler, le azioni di Fiat erano calate di quasi il 5% dopo che l’ormai ex-azienda torinese aveva comunicato sia i guadagni del quarto trimestre del 2013 (più bassi del previsto) pari a 252 milioni di Euro, sia le stime negative relative alle prospettive del 2014. Le azioni Fiat S.p.A, al di là di questi non brillanti risultati, nel corso di questo ultimo anno sono cresciute del 62,58%, raggiungendo un valore di 7,45 Euro (10,22 Dollari). A causa degli scarsi profitti che il “Lingotto” ha fatto registrare nel 2013 è stato comunicato proprio ieri che i suoi azionisti non riceveranno nessun dividendo a causa dei 3,21 miliardi di Euro che Fiat dovrà pagare al Veba per l’acquisizione del 100% di Chrysler ma che, una volta avvenuta la transazione da Fiat S.p.A a Fiat-Chrysler Automoblies LLC, ogni azione detenuta verrà tramutata in un’azione della nuova società.

Sergio Marchionne e John Elkann.
Sergio Marchionne e John Elkann.

Questa comunicazione ha lasciato un po’ perplessi gli investitori che ora si chiedono, visto i dati poco promettenti per il prossimo anno, quali sia il piano industriale di Marchionne sia in Italia, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo. Senza l’aiuto di Chrysler, infatti, i profitti di Fiat sarebbero stati negativi, pari a 235 milioni di Euro. Grazie, però, al trasferimento delle attività per imposte anticipate iscritte in bilancio (Deferred Tax Assets, DTA) effettuato da Chrysler il profitto netto di Fiat nel 2013 è stato di 1,95 Miliardi di Euro. L’annessione di Chrysler, sotto questo punto di vista sembra quindi già dare i suoi effetti positivi nonostante tutti i principali quotidiani Americani, come il New York Times, il Financial Times e il Wall Street Journal, sottolineino quanto sia importante per la nuova casa produttrice raggiungere dei livelli di costi, guadagni e profitti meno eterogenei. Come poi tutti questi giornali ricordano, è molto importante per la nuova Fiat-Chrysler organizzare in modo ragionato e serio il prossimo piano industriale visto che le vendite delle due case automobilistiche raggiungono solo i 4,4 milioni di veicoli, meno della metà di General Motors Co., Volkswagen AG e Toyota Motor Corp. che si avvicinano o superano i 10 milioni di vetture vendute.

Presente… – I fondamentali della nuova società sembrano però buoni e stabili. Al momento della fusione totale, 31 Dicembre 2013, Fiat possedeva tra denaro contante e altri fondi liquidi circa 22,7 Miliardi di Euro. Chrysler, invece, dal canto suo, ha visto aumentare nel 2013 il suo reddito netto (dopo il versamento delle tasse) del 65% a 2,1 miliardi di Euro (2,8 Miliardi di Dollari). Detto ciò, le vendite, soprattutto per Fiat non vanno bene. Se da un lato, infatti, la casa produttrice italiana cresce negli Stati Uniti e in Asia, la stessa continua a perdere quote di mercato in Europa, continente in cui il mercato automobilistico è in frenata da anni e in Sud America, dove i guadagni sono calati dell’82%.

…e futuro – Per chiudere questo capitolo, inoltre, gli analisti si chiedono cosa si inventeranno i nuovi vertici della FCA in ambito industriale entro maggio, quando Sergio Marchionne, nuovo Amministratore Delegato della neonata azienda. Marchionne sarà chiamato a spiegare come il nuovo “gigante dell’Automobile” intende muoversi a partire proprio dall’Italia, paese dove gli stabilimenti viaggiano al 67% della massima potenza e dove gli investimenti annunciati (pari a oltre un miliardi) non si sono ancora visti. Oltre a questo, i vertici di FCA dovranno poi valutare il rinnovo di una gamma di prodotti che necessita molto più di un restyling per poter competere contro le altre principali aziende del settore. Per provare a scalare il mercato guadagnando future quote, oltre che i soldi, i quali ovviamente risultano fondamentali, servono soprattutto tante idee ed investimenti efficiaci e ben mirati. Nel caso contrario il rischio è quello di fare la fine di DaimlerChrysler AG che nel corso di un decennio videro Mercedes acquisire Chrysler (1998) per poi rivenderla a causa delle difficoltà nel produrre veicoli di qualità (2007-2008).

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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