Festival Internazionale del Film di Roma

29/10/2014 di Jacopo Mercuro

Appena quattro giorni fa si è conclusa la nona edizione del festival internazionale del film di Roma, tenutasi presso l’Auditorium Parco della Musica

Appena quattro giorni fa si è conclusa la nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, tenutasi presso l’Auditorium Parco della Musica. Con 113 proiezioni tra film e documentari provenienti da 23 paesi, e un richiamo di pubblico che è arrivato solo a ottantamila ingressi (quasi la metà della precedente edizione), anche quest’anno la rassegna romana è riuscita a ritagliarsi un piccolo spazio nel cinema che conta, ma lasciando non poche perplessità sul suo futuro. Quello di Roma è uno tra festival europei più giovani e meno quotati, ma come accaduto nella scorsa edizione, in cui erano presenti film del calibro di Dallas Buyers Cub tanto per citarne uno, ha potuto contare su pellicole di sicuro successo.

La mostra di Venezia rimane l’unico vero festival che conta all’interno del nostro paese, e nonostante non sia più la stella brillante di un tempo, può ancora poggiarsi sulla sua antica e gloriosa tradizione. Lontano anni luce dalla rassegna veneta, il festival romano ha deciso di mostrarsi al pubblico come una festa del cinema, stabilendo di non proporre una manifestazione con la formula della competizione, e tolta la giuria, ha dato l’opportunità al pubblico stesso di votare i loro film preferiti.

La parola chiave è stata Trash, non riferito al trash visto sul red carpet, dove migliaia di aspiranti divi sfilano vivendo una parte dei loro quindici minuti di celebrità senza alcun interesse per il festival in se. Trash è la pellicola firmata da Stephen Daldry che narra le vicende di tre ragazzi che vivono nelle favelas di Rio, grazia alla quale il regista britannico ha trionfato nella sezione “Gala”.

Il premio per “Cinema oggi” invece è stato assegnato a 12 Citizens di Xu Yang, un remake cinese del film La parola ai giurati.

Il riconoscimento per “Mondo Genere” è andato ad Haider del regista Vishal Bhardwaj, un adattamento dell’Amleto di Shakespeare.

Fino a qui tutto bene di Roan Jhonson si è aggiudicato il premio “Cinema Italia”, mentre la categoria “Documentario” ha visto trionfare Francesco Raganato con il suo Looking for Kandija.

Purtroppo non è bastata nemmeno la calda ottobrata romana e il suo sole per riportare la luce sul festival. In dieci giorni, le tante belle aspettative sono state spazzate via da un vento gelido, che ci ha ricordato che stiamo vivendo un perenne inverno cinematografico. Nemmeno l’organizzatore uscente Marco Müller è stato in grado di risollevare le sorti di una manifestazione chiaramente ostaggio della politica, che puntualmente ogni anno regredisce.

La chiusura della manifestazione è stata emblematica, e nell’ultima proiezione è purtroppo racchiusa la realtà che abbiamo di fronte. Il pubblico è stato salutato dall’ultima “fatica” di Ficarra e Picone, che con il loro Andiamo a quel paese, ci hanno ricordato quanto non siamo più in grado di fare commedia; dimenticando poi, che il cinema italiano, “a quel paese” ci ha già mandato da tempo e adesso sarebbe ora che ci andasse lui per schiarirsi le idee e per ritrovare il coraggio di osare.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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