Festival di Sanremo: ma la musica?

09/02/2013 di Andrea Viscardi

1951. Per iniziativa dell’allora proprietario del Casinò nasce il Festival di Sanremo. Inizialmente una manifestazione che passa quasi in sordina, ma nel giro di pochi anni divenne un appuntamento atteso da tutte quelle famiglie in grado di permettersi un televisore. Claudio Villa, Modugno, Johnny Dorelli, Mina, Battisti sono solo alcuni dei “miti” della storia musicale italiana protagonisti, nel corso degli anni, della kermesse musicale. Miti, appunto, un aggettivo affibbiato non perchè personaggi del passato, ma unicamente per la loro capacità di cambiare, alcuni, il mondo della musica leggera, altri, invece, di unire una nazione. Basti pensare alla celebre “Nel blu dipinto di Blu” scritta da Domenico Modugno e da lui interpretata insieme a Johnny Dorelli.

Modugno al Festival
Modugno al Festival di Sanremo, nel 1958

Difficile, oggi, assistere allo spettacolo del quale, una settimana dopo, nessuno si ricorda. Purtroppo, la scena musicale italiana lascia a desiderare e il conservatorismo degli organizzatori impedisce di uscire da certe concezioni di musica oramai superate, per non dire arcaiche. Insomma, Sanremo, dal punto di vista prettamente artistico, ha poco da offrire. Diverso, invece, il discorso per quanto riguarda lo show in sé. Oramai, il Festival delle palme, è una sorta di spettacolo televisivo in cui la musica è solo un contorno. Sono i conduttori e le loro spalle a fare la differenza. Piero Chiambretti, Paolo Bonolis, Elisabetta  Canalis, Luca e Paolo, Giorgio Panariello, Belen Rodriguez sono solo alcuni dei nomi verso i quali, negli ultimi anni, lo spettacolo si è focalizzato.

Nell’edizione 2013, il tormentone non è la presenza di qualche showgirl, ma la scelta di un conduttore (e delle sue spalle) considerato troppo politicizzato. Fabio Fazio, in realtà, non è nuovo a all’esperienza dell’Ariston, avendo già tenuto le redini del Festival nel 1999 e nel 2000. Quella del 1999, tra le altre cose, è stata l’edizione più seguita degli ultimi 15 anni.

Fazio, dunque, personaggio singolare. Da Quelli che il Calcio – programma condotto, dopo di lui, da Simona Ventura e Victoria Cabello – passa a La7 dove il suo show viene cancellato quasi immediatamente. Quindi due anni di silenzio ed il successo di Che Tempo che fa dopo il ritorno in Rai, seguito da quello di Vieni via con me.  E’ in questi ultimi passaggi che avviene la trasformazione di Fazio da presentatore con l’aria timida a una figura nuova. Ma forse neanche tanto. Quella del presentatore politico o, forse, sarebbe meglio dire politicizzato.  Nulla di male, sino a quando il soggetto in questione non è esponente della televisione pubblica. Volendo, comunque, anche in questo caso, si potrebbe addirittura accettare se esistessero dei contrappesi di questo tipo per ogni parte politica. Insieme a lui, a “Che tempo che fa” e “Vieni via con me” e anche a San Remo, rispettivamente Luciana Litizzetto e Roberto Saviano. Cabarattista, intrattenitrice la prima; giornalista il secondo. Due personalità in grado di piacere o meno al pubblico, la cui bravura, nei rispettivi campi, è sicuramente inattaccabile. Anche loro, però, non si possono definire molto imparziali politicamente parlando.

Una domanda sorge spontanea, anzi due. La prima è: ma la musica? La seconda riguarda non tanto il diritto o meno di questi personaggi di portare avanti le loro idee politiche durante le trasmissioni, quello è un discorso affrontato già mille volte e su cui i dibattiti continuano incessanti. Ma perché rischiare di rendere una passerella politica uno spettacolo considerato, almeno sino a poco più di un decennio fa, patrimonio degli italiani, in onda e organizzato attraverso i soldi della televisione pubblica, quindi attraverso i canoni dei cittadini. Un programma come Porta a Porta o Che tempo che fa rende i cittadini liberi di seguirli o meno, i contenuti si conoscono, i presentatori anche. Perchè, però, se voglio assistere al Festival della Musica italiana, devo rischiare – perchè probabilmente dopo tutto questo parlare i presentatori saranno cauti – di essere bombardato per giorni da satira politica a senso unico? Non sarebbe più intelligente investire per ridare credibilità alla parte artistica?

Questa nazione, onestamente, avrebbe bisogno, ogni tanto, di prendere una pausa dal bombardamento politico a cui è sottoposta. Soprattutto se questo bombardamento è di pessima qualità, come quello di questa campagna elettorale. La Rai, un’altra volta, si è dimostrata incapace di fare l’interesse degli italiani, lasciandosi influenzare dal calderone in cui sopravvive da oramai decenni. Un calderone in cui informazione, servizio pubblico (poco), politica, spettacolo, arte (pochissima) si mischiano dando vita ad un prodotto senza capo nè coda, senza utilità effettiva, se non quella di cercare in ogni modo di attirare l’attenzione del pubblico. Per altro con scarsi risultati.

Già, perchè, come ha dichiarato Ettore Bernabei, direttore generale della Rai negli anni ’60 e ’70, la scelta è ricaduta su Fazio per un semplice motivo: la grande musica italiana è finita, se non si usa la politica per riempire le serate di Sanremo cosa si può usare? L’impressione, però, è che si vada ad esagerare il tutto: se prima la politica era fatta dagli ospiti o dalle comparsate (Grillo nel 1985 o Benigni, per esempio) ora si rischia di avere un Sanremo politicizzato nei conduttori, nelle spalle e negli ospiti. Insomma, nel giro di qualche anno, magari, toglieranno anche le canzoni. La musica. Di rinnovare il Festival nei suoi contenuti originali, oramai non se ne cura nessuno da anni. Singolare visto il suo teorico ruolo da protagonista. Chissà che penserebbero Modugno o Battisti. Voi, intanto, sapete chi saranno i cantanti?

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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