Festival del cinema di Venezia 2013. Il ruggito italiano del leone d’oro

10/09/2013 di Jacopo Mercuro

In un festival rivoluzionato, sale sul gradino più alto Sacro GRA di Gianfranco Rosi

Festival del Cinema di Venezia 2013

Festival del Cinema di Venezia. La serenissima, come ogni anno scenario del secondo festival cinematografico più antico al mondo, giunto ai 70 anni di età. Dopo lunghi periodi di gloria e di grande appeal, in cui per una settimana il lido veneto diveniva l’ombelico della realtà cinematografica, il festival della lacuna è sembrato, negli ultimi anni, notevolmente ridimensionato. Quest’anno, poi, è stata per la prima volta protagonista una Venezia snobbata e senza divi, preferendo questi, all’unanimità, il Festival di Toronto.

Ma, quella di Venezia, è stata una mostra rivoluzionaria. Ha deciso, di abbandonare i suoi abiti succinti e si è messa in gioco puntando tutto sulla novità. Causa la grande difficoltà economica e sociale. capace di colpire fortemente proprio il settore cinematografico, la decisone è stata quella di rischiare. Un rischio necessario per rimanere a galla e non affogare nell’acqua della laguna che anno dopo anno sommerge centimetri di terra.

Alberto Barbera, organizzatore della mostra del cinema di Venezia per il secondo anno consecutivo, ha deciso sarebbe stato un festival con meno pretese e con la necessità di una forte inversione di rotta. Il famoso detto “necessità fa virtù” è stata la frase simbolo ed ancora di salvataggio. In questo modo, la manifestazione, si è potuta svolgere risultando ancora una volta interessante, soprattutto grazie al grande lavoro svolto, innovativo e sperimentale. Quello appena concluso è stato un festival senza peli sulla lingua, non ha avuto paura di mostrarsi al pubblico nonostante le grandi difficoltà. Il cinema è da sempre lo specchio della società, ecco quindi servita la crisi in tutte le sue forme, tema centrale della rassegna cinematografica più longeva della storia. Un viaggio nella decadenza sociale e nella perdita di valori in tempi moderni, attraverso le 53 pellicole. Una Venezia triste e sconsolata che ha semplicemente rappresentato la dura verità: omofobia, suicidio, prostituzione e pedofilia; cancri della società odierna che tolgono il sorriso, in un festival incentrato sul quotidiano, senza nascondersi nell’universo fittizio del cinema.

Festival del Cinema di Venezia 2013Il calo di presenze delle grandi star ha dato la possibilità, ad un esercito di nuove scommesse, di mettersi in gioco. Il risultato? Un cinema caratterizzato dal nuovo che avanza, in cui a far da padrone è stato il microcosmo familiare, rappresentando il lato più scuro di esso. Coraggiosamente non si è fatto destabilizzare dalle male lingue, ha deciso di mantenere la propria linea, distaccandosi dalle precedenti edizioni e non curandosi di chi ha preferito presentare i propri film qualche giorno dopo a Toronto. È stato possibile lavorare in libertà, dando spazio a chi credeva di essere troppo fuori dal coro per essere presentato ad un grande concorso. Per la prima volta, dopo anni, la mostra ha riportato in vita il genere sempre meno usato nel nostro paese: i documentari (due in concorso e ben dieci fuori concorso). Un genere, che sembrava scomparso, almeno dalle nostre parti, ma fondamentale in momenti come quello odierno. Un genere che trova linfa vitale proprio in queste situazioni difficili, come testimoniano gli ultimi lavori dello statunitense Michael Moore. Quella di fare documentari è un’arte da riscoprire, racchiude una forte importanza sociale, capace di indagare e svelare le cause che hanno portato al declino. Osservare il passato, è forse questa la chiave in grado di aprire la porta dietro la quale si nasconde un futuro migliore. Un mezzo di grande espressività ma soprattutto capace, grazie alla realtà, di avere un impatto maggiore di un’opera di finzione.

A far tornare il buon umore, specialmente a noi italiani, è stato l’epilogo finale. Dopo quindici anni, infatti, la mostra ha visto alzare il premio più importante al nostro connazionale Gianfranco Rosi con il documentario Sacro GRA. Tra lo stupore di tutti c’è stato un ruggito tutto italiano da parte dell’ambito leone d’oro, che non può far altro se non far sperare in un futuro più roseo. Questi sono i momenti in cui essere italiani sembra più bello, ricordando quanto di buono sappiamo fare nell’industria cinematografica, senza dover per forza sfogliare gli annuali per ritrovare lavori di qualità. É il momento di sfruttare il trampolino di lancio e continuare la strada che pian piano si sta tracciando.

The following two tabs change content below.

Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
blog comments powered by Disqus