Felice Cavallotti – Il lirico della bohème

13/12/2014 di Silvia Mangano

Combattente, giornalista, scrittore ed esponente della Scapigliatura Politica. Storia dell'uomo di sinsitra che, tra i più feroci avversari della destra storica, ma anche di Crispi, trasformò il modo di sedere in Parlamento e far politica

Storia, Felice Cavallotti

Uomo politico e scrittore dal temperamento collerico, Felice Cavallotti visse in un’epoca in cui la politica si faceva sui campi di battaglia e le invettive taglienti, in parlamento, erano ancora una novità. Nacque nel 1842 e, pur avendo il giovanissimo spirito rivoluzionario febbrilmente ribollente nel sangue, non poté partecipare alla spedizione dei Mille con il Garibaldi. Scappato dalla Milano austriaca, si arruolò nella seconda spedizione, quella comandata dal generale Giacomo Medici, e il 18 giugno 1860 sbarcò vicino Napoli. Riuscì finalmente a vivere l’ebbrezza della battaglia e combatté in prima persona a Milazzo e sul Volturno. Cresciuto in strettissima povertà, dopo il ritorno dalla guerra intraprese la carriera giornalistica per sostentare se stesso e la famiglia, dedicandosi nel tempo libero alle composizioni di opere letterarie. Al contrario di molti, Felice Cavallotti dimostrò vere doti per la scrittura creativa, fino a meritarsi le lodi di Giosue Carducci che lo definì “il lirico della bohème” per via del carattere impulsivo e per la vita a tratti dissoluta che conduceva (ebbe anche un figlio con un’attrice ungherese).

Nella prima metà degli anni Sessanta dell’Ottocento collaborò con molti giornali, quasi tutti facenti capo alla sinistra, finché nel 1863 divenne redattore della Gazzetta di Milano, “l’organo magno” di quella sinistra che, a suo avviso, fu sempre troppo moderata. Il trapasso a un’azione politica più tenace e in aperta rottura con quella espressa dall’ ispiratore della Gazzetta Emilio Treves, avvenne quando Cavallotti iniziò a collaborare con il Gazzettino Rosa, divenendo un importante esponente della Scapigliatura politica. Da quel momento in poi, le sue posizione furono di aperta denuncia verso tutta la politica italiana, soprattutto le ali moderate, e come primo obiettivò si dedicò alla difesa delle idee democratiche e antimonarchiche, entrando spesso in contrasto con l’élite milanese.

La caratteristica più travolgente della vita di Felice Cavallotti fu senza dubbio l’appassionata verve con cui si gettò nelle vicende politiche del suo tempo. Infatti, pur riscattando notevoli successi in campo letterario e scientifico (collaborò a diverse collane storiche), considerò sempre la politica l’unica arte in cui convogliare tutte le sue energie. Nel settembre 1873, eletto al Parlamento nella circoscrizione di Corteolona, sconfessò pubblicamente il giuramento (così farà a ogni rielezione) e per pubblica protesta si sedette nei seggi d’estrema sinistra. Oltre alle classiche azioni di disturbo, a cui assistiamo ancora oggi, come gli schiamazzi, le imprecazione e le invettive, il Cavallotti non risparmiava aspri rimproveri, che spesso si risolvevano in illazioni e accuse totalmente gratuite contro gli avversari politici. Alla fine del diciannovesimo secolo, era ancora poco diffusa l’usanza di denigrare autorità pubbliche con insinuazioni riguardo alla propria condotta morale sia nell’ambito pubblico che in quello privato, ma Felice non si curò delle tradizionali regole della società e non risparmiò neanche un colpo a chi disprezzava. Il bersaglio più famoso che dovette affrontare l’acrimonia di Cavallotti fu Francesco Crispi, il quale venne screditato più di una volta – clamorosa fu l’accusa di bigamia che gli venne rivolta nel 1878.

L’animosità con cui esercitava il ministero di parlamentare lo spingevano a ricercare occasioni di sfida con gli oppositori e, spesso, a duellare con essi. Fu proprio in occasione di un duello con Ferruccio Macola che il 6 marzo 1898 ricevette il colpo fatale che lo uccise. Filippo Turati, nel discorso funebre tenutosi tre giorni dopo, disse della sua morte: “Non un sepolcro è questo che spalanchiamo, ma un cimitero vastissimo, nel quale un’era della storia riposa; non fra due anni, come novella il lunario, ma oggi, qui, il secolo si rinnova”.

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Silvia Mangano

Classe 1991. Si laurea con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma. Attualmente studia Scienze Storiche – Età moderna e contemporanea alla Sapienza. Frequenta un diploma di perfezionamento in religioni comparate presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e scrive per la rivista di divulgazione storica InStoria.
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