Federico II di Svevia, lo stupor mundi

28/12/2015 di Davide Del Gusto

Federico II di Svevia è sicuramente uno dei personaggi più influenti e iconici del Medioevo italiano. Definito già nella sua epoca stupor mundi, ebbe una vertiginosa ascesa politica aiutata dalla sua duplice origine nobiliare: erede degli Hohenstaufen e degli Altavilla, a soli ventisei anni era già Re di Sicilia e Imperatore germanico.

Federico II Legislatore

Nello studio della Storia è abbastanza frequente imbattersi nelle vicende di alcuni veri e propri protagonisti, mattatori capaci di segnare indelebilmente la propria epoca imponendosi sui contemporanei, uomini o donne considerati sin da subito delle icone destinate a far da modello indiscusso anche nei secoli successivi, ammirati ed osannati da un lato, deprecati e condannati dall’altro. Dei mille anni del Medioevo, peraltro, è difficile che il grande pubblico conosca un numero considerevole di personaggi come accade per le altre epoche storiche, data la generale disattenzione con cui si guarda a quei secoli così remoti e caratterizzati solitamente dall’immagine negativa che si ha di essi. Eppure, qualche figura medievale riesce ad emergere dall’oblio, alimentando tuttora una certa curiosità suffragata in generale dai ricordi scolastici o da alcuni riferimenti ben presenti nella cultura nazionale. È questo il caso di un personaggio che più di ogni altro, sicuramente in Italia e in Germania, non ha mai cessato di attirare l’interesse sia degli studiosi che dei non addetti ai lavori, divenendo in molti casi una sorta di emblema dell’età basso-medievale: Federico II di Svevia.

Enrico VI
Le nozze di Enrico VI di Svevia e Costanza d’Altavilla

Divenuto col tempo universalmente noto come lo stupor mundi per via di una personalità forte e peculiare, Federico II nacque il 26 dicembre 1194 a Jesi, nella marca anconetana, mentre sua madre si recava a Palermo per raggiungere il proprio consorte appena incoronato Re di Sicilia. Il fanciullo già dalla nascita portava sulle spalle il pesante fardello di un’eredità politica enorme, essendo figlio, da un lato, di una delle casate più influenti in Germania e, dall’altro, della già consolidata famiglia che regnava stabilmente sul meridione italiano. Quando, infatti, nel 1190 morì Federico I di Hohenstaufen, il Barbarossa, la corona imperiale passò al figlio Enrico VI, futuro padre di Federico II, il quale si ritrovò improvvisamente ad amministrare un dominio enorme nel cuore dell’Europa, ancora certamente il grande protagonista della Cristianità occidentale. Già nel 1184, inoltre, il giovane svevo vide ufficializzato il suo fidanzamento con la nobile Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II e, di conseguenza, erede al trono di Sicilia [vedi Costanza d’Altavilla, madre e imperatrice]. La loro unione avrebbe dovuto, già secondo i piani del Barbarossa, garantire a casa Hohenstaufen la definitiva egemonia su quell’Italia settentrionale di tradizione comunale che tanto gli aveva dato filo da torcere, arrivando inoltre a controllare tutto il Mezzogiorno normanno: la Penisola sarebbe rientrata così per diritto dinastico nella piena giurisdizione dell’Impero germanico, che avrebbe a sua volta raggiunto la massima estensione territoriale.

Nonostante gli sforzi dei nobili siciliani guidati da Tancredi di Lecce per evitare con ogni mezzo possibile la germanizzazione del Regno, la pericolosa unio regni et imperium, Enrico VI riuscì a raggiungere Palermo: dopo aver già ricevuto la corona imperiale dal Papa tre anni prima, lo svevo fu finalmente legittimato sul trono siciliano il 25 dicembre 1194; poche ore dopo sarebbe nato, come detto, suo figlio. Sul bimbo iniziarono immediatamente a circolare dicerie e leggende, riferite soprattutto all’insolita età della madre, allora quarantenne, al momento del parto; appena nato, comunque, fu lasciato alle cure della duchessa di Spoleto, poiché Costanza dovette recarsi in Puglia per ricevere la reggenza del Regno di Sicilia dal marito, sempre impegnato a farsi riconoscere dai nobili locali. Il bambino fu così battezzato in assenza dei genitori con i nomi dei due nonni, Federico e Ruggero, ad Assisi nel 1196, dopo il netto rifiuto da parte di Papa Celestino III di celebrare a Roma il medesimo rito, allontanando la legittimazione da parte sua dell’erede al trono di Sicilia; alla fine di quell’anno, però, furono i principi tedeschi ad eleggerlo Re dei Romani,  assicurandosi a loro volta un notevole controllo sulla corona stessa. Grazie a questa mossa, inoltre, Enrico poté vagliare un’altra strada per saldare il proprio controllo sulla Germania, dirottando tutti i suoi sforzi all’organizzazione di una crociata, al tempo la consacrazione massima per ogni principe cristiano. Sfortunatamente, morì all’improvviso il 28 settembre 1197, facendo naufragare sia la spedizione in Oriente che, soprattutto, la stabilità creata tanto faticosamente in Germania e in Italia.

Ottone IV di Brunswick e Innocenzo III
Ottone IV di Brunswick e Innocenzo III

Nell’Impero scoppiarono continue rivolte, alimentate dal generale disaccordo tra i principi per la successione al trono: nel 1198 alcuni di loro elessero Filippo di Svevia, fratello del defunto Imperatore, mentre altri scelsero Ottone IV di Brunswick, di fazione guelfa. Al contempo, prevedendo scontri ben più accesi nel proprio regno, il 17 maggio 1198 Costanza fece incoronare il piccolo Federico Re di Sicilia nella cattedrale di Palermo, assicurandogli così il trono normanno. Il prezzo da pagare fu comunque considerevole: la regina ebbe sì l’appoggio della massima autorità spirituale del tempo, l’influente Innocenzo III, ma dovette cedere a Roma il controllo totale sulle chiese del Mezzogiorno, legando a filo doppio il regno siciliano al Papato; tuttavia, ella fece una mossa decisamente intelligente e ben ponderata: prima di morire nominò il Papa tutore di suo figlio Federico e reggente di Sicilia, affidando le funzioni di governo al cancelliere Gualtiero di Pagliara e a quattro arcivescovi.

Nel 1201 la tutela del bambino passò a Marcovaldo di Annweiler, il quale rivendicava la reggenza di Sicilia in base a una presunta procura assicuratagli dallo stesso Enrico VI; un anno dopo, il medesimo diritto fu preso da Guglielmo Capparone, eliminato solo nel 1206 da una congiura guidata da Gualtiero di Pagliara e Dipoldo di Schweinspeunt, Conte di Acerra: dopo anni di dipendenza da persone di dubbia fedeltà, Federico tornò così sotto l’ala del suo patrono e, compiuti finalmente quattordici anni nel 1208, uscì dalla tutela del Papa, potendo cominciare ad assaporare l’effettivo potere regale che aveva ereditato. Innocenzo nel frattempo aveva già predisposto le sue nozze con Costanza, sorella di Pietro II d’Aragona, immaginando un riposizionamento geopolitico del Regno di Sicilia nello scacchiere mediterraneo e svincolandolo così dalla corona germanica. Finalmente maggiorenne, comunque, Federico seguì energicamente i suoi piani per la restaurazione del potere regale sul Mezzogiorno, recuperando alla corona i feudi requisiti dai baroni durante la sua infanzia ed eleggendo di persona l’arcivescovo di Palermo nonostante le proteste del Papa; sedò inoltre, senza troppa fatica, le rivolte dei feudatari siciliani, timorosi di un’eccessiva egemonia del sovrano sui loro diritti e destituì Gualtiero, preferendogli l’arcivescovo barese Berardo di Castagna.

Innocenzo III.
Innocenzo III

Nel frattempo, in Germania, la situazione di stallo terminò a vantaggio di Ottone IV. Morto Filippo di Svevia, nel 1209 egli fu incoronato Imperatore dal Papa, il quale aveva ricevuto da lui sostanziose concessioni. Affamato di potere, il guelfo iniziò comunque a bramare il possesso del Regno di Sicilia, che invase nel 1210; ma, mentre si accingeva ad attaccare Messina, fu raggiunto dalla scomunica: Innocenzo non aveva infatti dimenticato Federico, di cui propose la candidatura alla corona imperiale, reputandolo un male minore se comparato al furor theutonicus di Ottone. La “controffensiva” romana fu peraltro pienamente appoggiata da Filippo II di Francia, a sua volta timoroso di un’eventuale espansione dell’Imperatore guelfo nei suoi domini, coadiuvato magari da suo zio Giovanni d’Inghilterra, già feudatario di gran parte dei territori francesi. Così, nell’autunno 1211, per la seconda volta i principi tedeschi elessero Federico Re dei Romani a Norimberga. Immediatamente il giovane partì alla volta della Germania, passando prima da Roma per giurare fedeltà al Papa, e lì, nonostante alcune resistenze, riuscì a convincere nuovamente i tedeschi della sua legittimità regale: eletto nuovamente il 5 dicembre 1212 a Francoforte e incoronato in seguito nella cattedrale di Magonza, di fronte alla momentanea ritirata dello scomunicato Ottone, Federico poté finalmente assumere il doppio titolo di Re dei Romani e di Sicilia.

La definitiva vittoria del giovane svevo sul suo più acerrimo nemico si ebbe, indirettamente, sul campo di battaglia: il 27 luglio 1214, una domenica, Filippo II di Francia sconfisse duramente le milizie degli inglesi e dei guelfi a Bouvines, costringendo Ottone alla fuga. Successivamente, il 25 luglio 1215, Federico raggiunse la città palatina di Aquisgrana, venendo ancora una volta incoronato sul trono di Carlo Magno: la successione imperiale fu, de facto, ristabilita e, nella medesima occasione, il giovane riconfermò il suo appoggio al Papato impegnandosi solennemente a guidare una futura crociata in Terra Santa. Inoltre, nel 1216, rassicurò Innocenzo promettendogli che avrebbe ceduto il trono di Sicilia a suo figlio Enrico raggiunta da questi la maggiore età: in realtà, assai scaltramente, conferì al suo erede altre nomine minori, conservando per sé le due corone.

Quando tornò in Italia nel 1220, dopo otto anni di assenza, Federico II non era più il giovane sovrano alla ricerca della stabilità, ma un potente monarca rispettato e ammirato in ogni dove: la consacrazione definitiva arrivò il 22 novembre di quell’anno, quando Onorio III lo incoronò Imperatore in San Pietro. A ventisei anni lo stupor mundi divenne definitivamente il vertice temporale della Cristianità.

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Davide Del Gusto

È nato ad Avezzano il 31 ottobre 1991. Nel luglio 2013 si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma ed ha conseguito una Laurea Magistrale in Storia della Civiltà Cristiana presso il medesimo ateneo. I suoi interessi di studio riguardano la storia tardoantica, medievale e della prima modernità, nonché il contesto geopolitico mediterraneo e i processi di territorializzazione. Nel 2014, in occasione delle celebrazioni per il centenario del terremoto della Marsica, ha curato le ricerche storiche per la pubblicazione del libro di Giampiero Nicoli “Le radici ritrovate”.
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