Federico II di Svevia, lo stupor mundi (II)

07/01/2016 di Davide Del Gusto

Continua il nostro viaggio nella storia di Federico II. I primi diciassette anni di regno furono un continuo banco di prova per il consolidamento della sua autorità. L’Imperatore ricostruì infatti una solida monarchia nel Mezzogiorno, assicurò la stabilità in Germania e ottenne un successo inaspettato nella Sesta Crociata, ma al contempo si scontrò con i Comuni lombardi e con il Papa.

Federico II

Cinta finalmente la corona imperiale, dal 1220 Federico II continuò ad operarsi per rimettere in sesto il Regno di Sicilia. Come principale e necessario obiettivo il sovrano si impose di riallacciare i legami con la legislazione dei suoi predecessori normanni, vedendo nella dieta convocata a Capua il 20 dicembre di quell’anno il primo momento di svolta: in tale occasione vennero promulgate delle Assise volte alla restaurazione e al rafforzamento del potere regio; ad esse sarebbero seguiti, nel 1221, altri importanti decreti emanati a Messina, nei quali, invece, venne sottolineato come l’autorità imperiale fosse l’unica garanzia possibile per la conservazione della società. Ovviamente, queste affermazioni non poterono che infastidire la curia romana, la quale sarebbe divenuta la prima e più fiera avversaria delle linee programmatiche federiciane, partendo dalla contestata ambiguità mostrata dal primo tra i principi cristiani nei riguardi dei suoi vaticinati progetti di crociata. Federico, del resto, dopo otto anni trascorsi in Germania, non aveva pensieri che per il Mezzogiorno: se da un lato Onorio III faceva di tutto per spingerlo a salpare il prima possibile per la Terra Santa, dall’altro l’Imperatore riuscì ad evitare la scomunica e convinse il Pontefice che sarebbe partito nel 1225 alla testa delle milizie cristiane.

Augustale d'oro
L’augustale d’oro di Federico II.

Nel frattempo, egli continuò il suo progetto di ricostruzione della monarchia meridionale rafforzando la cancelleria reale e i tribunali e, soprattutto, operando il più capillarmente possibile nel vasto regno. Già abbozzata e portata avanti dai re normanni, l’organizzazione delle province meridionali fu così sempre più vincolata alla centralità della corte palermitana, la quale avrebbe sovrinteso a tutte le necessità del regno grazie ai suoi riformati uffici amministrativi. Inoltre, Federico fece circolare il nuovo denarius d’argento, attorno al quale avrebbe dovuto ruotare tutta l’economia del Mezzogiorno. Il sovrano aveva del resto compreso che, per rafforzare il suo potere, avrebbe dovuto puntare tutto su un’eccellente burocrazia e su un efficiente controllo dei flussi economici e, per riconfermare la propria autorità, non esitò a ricondurre all’ordine quei feudatari sfuggiti al suo controllo durante la sua lontananza: nel 1223, in seguito a una serie di assedi, Federico riuscì a sottomettere definitivamente il conte Tommaso di Celano, il quale aveva costituito un insidioso potentato nei territori vicini alla frontiera settentrionale con i possedimenti papali. A tutti questi provvedimenti si aggiunse, infine, la fondazione dell’Università di Napoli nel 1224, un nuovo polo di studi specializzato nella formazione dell’élite funzionariale del regno meridionale e, per la prima volta nella storia, del tutto svincolata dalle influenze delle sfere ecclesiastiche.

Gregorio IX
Gregorio IX

Arrivato al momento dell’assicurata partecipazione alla crociata, Federico preferì però rimandare la sua partenza al 1227, accordandosi con il Papa: l’Imperatore aveva del resto la priorità del consolidamento dei suoi territori, ben conscio del pericolo di una loro eventuale frammentazione in sua assenza. Nel 1226, infatti, fu costretto ad occuparsi di una questione spinosa che aveva già dato filo da torcere a suo nonno Federico I: i ricchi Comuni lombardi si riorganizzarono in una seconda Lega per impedire lo svolgimento di una dieta convocata a Cremona; il sovrano, dopo inutili trattative, fece così pronunciare un interdetto su tutte le città coinvolte, cui fu associato il reato di lesa maestà. La questione poté risolversi solamente con l’intervento di Onorio III che, ricordando a Federico il suo impegno per la crociata, fece accettare all’Imperatore una tregua con i Comuni, i quali a loro volta avrebbero dovuto fornire armi e cavalieri per la spedizione in Oriente. Nell’autunno 1227, finalmente, sembrò che la flotta sveva stesse per salpare da Brindisi alla volta dell’Outremer ma nel porto pugliese dilagò un’epidemia che costrinse lo stesso sovrano a desistere nuovamente. Questa volta, però, Roma fu molto meno indulgente: eletto il 19 marzo dello stesso anno, il nuovo Papa Gregorio IX scomunicò immediatamente Federico. Con l’esclusione dalla comunità cristiana e, automaticamente, con lo scioglimento di ogni vincolo di fedeltà da parte dei suoi feudatari, il pericolo che gli sforzi fatti per mantenere il potere sull’Impero e sul Mezzogiorno si risolvessero in un disastro divenne effettivamente tangibile, ma il sovrano irrigidì le sue posizioni. Nel 1228 il Pontefice prorogò così la scomunica e pronunciò l’interdetto sulle città ancora fedeli all’Imperatore, avvicinandosi peraltro alla posizione di Milano e della Lega lombarda.

Federico e Malik
Federico II e Malik

Nonostante tutto stesse per crollare, lo scomunicato Federico decise di partire per la Sesta Crociata. Egli non volle solo riconquistare la Terra Santa, ma anche impadronirsi del titolo di reggente di Gerusalemme, rivendicato in quanto marito di Isabelle di Brienne, sposata in seconde nozze nel 1223; inoltre, volendo onorare un progetto di suo padre, il sovrano mirò anche alla ricostituzione dei feudi imperiali di Cipro e di Armenia. Il 7 settembre 1228 l’Imperatore sbarcò a San Giovanni d’Acri, ma trovò immediatamente alcune divisioni tra i cristiani: se da un lato egli poté contare sull’appoggio dell’Ordine Teutonico e del suo Gran Maestro Giovanni di Salza, dall’altro i Templari e i Giovanniti sostennero il patriarca Geroldo di Gerusalemme, fedele agli ordini del Papa. Inoltre, sebbene il sultano ayyubide d’Egitto al-Malik al-Kamil avesse precedentemente promesso agli emissari di Federico che avrebbe ceduto volentieri il Regno di Gerusalemme ai crociati in cambio di aiuto militare contro suo fratello, all’ultimo momento l’offerta sembrò cadere. L’Imperatore decise così di puntare sulla diplomazia: nel 1229 ottenne un accordo col sultano secondo cui tutta la Città Santa (ad esclusione della Cupola della Roccia) sarebbe andata ai cristiani insieme con Betlemme, Giaffa, Nazareth, Toron e Sidone, permettendo loro inoltre di fortificare i siti più strategici. Tecnicamente, dopo anni di spedizioni militari e di continui fallimenti da parte delle armate cristiane, Federico era riuscito ad ottenere il miglior risultato possibile senza l’uso delle armi, cingendo infine la corona di Gerusalemme nella chiesa del Santo Sepolcro il 17 marzo 1229; per tutta risposta, Geroldo pronunciò l’interdetto sulla città finché l’Imperatore non fosse ripartito per l’Italia.

Liber Augustalis
Liber Augustalis (Costituzione di Melfi)

Tornato a Brindisi si ripresentò lo scontro col Papato ma, grazie alla mediazione di Giovanni di Salza, Gregorio IX e Federico arrivarono a un compromesso: con il giuramento di San Germano, nel 1230 il sovrano perdonò le città ribelli e i Comuni lombardi, rinunciò al preteso dominio su Spoleto e Ancona, riammise Templari, Giovanniti e vescovi dissidenti e riconobbe l’immunità delle proprietà ecclesiastiche. Subito dopo, l’Imperatore riprese le redini del regno, promulgando nel 1231 le Costituzioni imperiali (o augustali) di Melfi, la più imponente codificazione legislativa del tempo; a ciò Federico aggiunse una nuova riforma monetaria ed economica basata sull’augustale, una moneta d’oro che richiamava alla gloria dell’Impero romano, potenziando poi i mercati meridionali legandoli a sette fiere che, periodicamente, avrebbero intensificato i commerci in città strategiche per la loro regione di riferimento. Infine, per sancire anche materialmente il controllo del territorio, Federico fece erigere o fortificare numerosi castelli nelle aree costiere e frontaliere del Mezzogiorno, segni tangibili della sua autorità.

Tuttavia, mentre la stabilità sembrava essere tornata in Italia, nel 1234 suo figlio Enrico, già eletto Re di Germania, si ribellò al padre: Federico lasciò immediatamente la Penisola e ottenne facilmente la sottomissione del giovane, che perse la dignità regia e fu in seguito rinchiuso in un castello in Calabria, dove sarebbe morto nel 1242. Con l’occasione, il sovrano riconfermò il suo potere nei territori imperiali, sanando lo scontro tra Guelfi e Ghibellini con le sue terze nozze con Isabella d’Inghilterra, e permise all’Ordine Teutonico di conquistare i territori ancora pagani dell’Europa orientale. Nel frattempo, i Comuni lombardi continuarono a non riconoscere i diritti imperiali e ricostituirono la Lega nel 1235. Nonostante Federico avesse convocato una dieta a Piacenza per l’estate successiva, ogni tipo di accordo saltò e a nulla valsero gli interventi di Giovanni di Salza: il 27 novembre 1237, a Cortenuova, il sovrano trionfò sui Comuni e conquistò lo stesso Carroccio. Nonostante gli sconfitti avessero accettato le condizioni di pace imposte dall’Imperatore, non vollero comunque riconoscergli l’amministrazione della giustizia cercando così un nuovo compromesso. Rifiutando di cedere a tale richiesta, Federico riaccese le ostilità, facendo confluire altre truppe dalla Germania e dando in sposa una sua figlia ad Ezzelino da Romano, suo alleato e signore della marca trevigiana; l’assedio di Brescia del 1238 si risolse però con un nulla di fatto e le truppe imperiali dovettero acquartierarsi a Cremona. La situazione iniziò a capitolare poco dopo: stufo del comportamento dell’influente Imperatore, Gregorio IX guardò all’eredità lasciatagli dai suoi predecessori e, come Gregorio VII aveva lottato contro Enrico IV per riconfermare il diritto papale di giudicare e deporre i principi secolari, così egli si appellò alla superiorità della sua condizione di vicario di Cristo sul potere imperiale. Iniziò così, con lo scontro diretto tra le due autorità universali della Cristianità, il terzo e ultimo atto della vita di Federico II.

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Davide Del Gusto

È nato ad Avezzano il 31 ottobre 1991. Nel luglio 2013 si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma ed ha conseguito una Laurea Magistrale in Storia della Civiltà Cristiana presso il medesimo ateneo. I suoi interessi di studio riguardano la storia tardoantica, medievale e della prima modernità, nonché il contesto geopolitico mediterraneo e i processi di territorializzazione. Nel 2014, in occasione delle celebrazioni per il centenario del terremoto della Marsica, ha curato le ricerche storiche per la pubblicazione del libro di Giampiero Nicoli “Le radici ritrovate”.
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