FED: se la nonna smette di dare la paghetta

22/06/2013 di Giacomo Bandini

Bed Bernanke ha annunciato la possibilità di interrompere la politica di quantitative lising: panico nei mercati

Ben Bernanke, fed e mercati

Le conseguenze del potere – Quando ti chiami Ben Bernanke sai di avere il potere di influenzare le economie mondiali semplicemente parlando. Non necessariamente agendo. Questo è stato infatti il risultato della conferenza stampa tenuta dal presidente della Federal Reserve mercoledì, con una sola conseguenza: panico e crollo immediato dei principali listini di borsa.

Una crescita guardinga – Il suo discorso può essere diviso in due parti. Nella prima illustra come il quadro dell’economia americana sia complessivamente migliorato, grazie anche al sostegno della Fed, ma non si sia completamente ristabilito. La disoccupazione sembra in effetti essere scesa sotto i preoccupanti livelli degli scorsi anni, ma il mercato immobiliare, asse portante del sistema americano, stenta a ripartire e il volume dei consumi non è ancora stato adeguatamente stimolato. In poche parole: la guardia non deve essere abbassata facilmente.

La nonna buona – La Fed, d’altro canto, fino ad oggi ha agito come una nonna che aiuta il nipotino monello con la classica paghetta mensile, cercando allo stesso tempo di rimediare alla sua bravata. Le politiche di quantitative easing, ossia di iniezione di liquidità continua, hanno infatti sostenuto la ripresa americana. Non solo, hanno sostenuto l’intera ripresa dei mercati, dal momento che gli investitori sono ancora molto legati alla politica monetaria espansionistica. D’altronde nemmeno le paghette sembrano bastare mai.

Chiudere i rubinetti – Ed ecco allora che, nella seconda parte dell’annuncio, arriva invece la dura verità. L’immissione di liquidità continuerà, ma solo se sarà considerata di vitale importanza. Ossia: continuiamo a portare avanti questa strategia per alcuni mesi ma, intanto, valutiamo se sia così fondamentale per l’economia americana. Se così non fosse, si potrebbe seriamente valutare una graduale diminuzione del prestito e di acquisto di titoli da parte della Fed, fino ad un azzeramento previsto intorno alla metà del 2014.

Il gioco del panico – Ovviamente la reazione negativa dei mercati non si è fatta attendere, anche perchè, il messaggio ricevuto, sembra essere stato quello di “game over”. Con la logica conseguenza di aver osservato una vendita massiccia. La stessa situazione si era verificata già nei mesi scorsi, quando il Primo Ministro giapponese Abe aveva approvato una serie di manovre per stimolare la ripresa giapponese: anche in quella occasione, dopo una prima impennata, i mercati non avevano atteso molto per essere presi da un attacco di panico. In primis perché tutti erano consci di quanto l’Abenomics non potesse durare per sempre – alcuni segni di cedimento si osservano già oggi – e in secondo luogo perché, i veri effetti, si vedranno soprattutto nel lungo periodo. Gli investitori, invece, sono impazienti.

Il resto del mondo – Ad aumentare l’instabilità ci pensano poi i Brics e l’Europa. Brasile, India e Cina non stanno vivendo situazioni di grande salute. La loro crescita rimane a livelli, per noi italiani, da sogno, ma i consumi ormai si sono saturati e stanno incontrando per la prima volta il vero peso dell’inflazione e dei debiti, mentre i consumi sono in ribasso – come avviene, ad esempio in Brasile. In Europa, invece, rimane il regime di austerity e Spagna, Grecia, Italia e Portogallo sembrano sempre immobili sull’orlo di un burrone, non aiutando certo i mercati ad aumentare la fiducia.

Nonne e nipoti – Esistono dunque due parti differenti del mondo. Una dove le nonne sono generose e investono sulle generazioni future, ma non vedono l’ora che il nipotino si trovi un lavoro e si mantenga da solo. Un’altra dove le nonne sembrano tirchie o con le mani legate e preferiscono insegnare al nipote a risparmiare ora che magari in futuro quei soldi potrebbero servire. Chi ha ragione e chi no? Difficile dirlo, ma tutto sta nell’abilità delle nonne a parlare ai nipoti. Perché gli insegnamenti delle nonne non si scordano mai.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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