FCA parte bene, ma ora serve slancio

28/10/2014 di Alessandro Mauri

Il punto della situazione in borsa del gruppo FIat-Chrysler , a due settimana dalla sua quotazione a Wall Street

FCA

A due settimane dall’esordio a Wall Street di FCA , la società nata dalla fusione tra Fiat e Chrysler, cerchiamo di capire come i mercati abbiano risposto all’ambizioso progetto portato avanti dall’ Amministratore delegato Sergio Marchionne, con l’appoggio del Presidente John Elkann.

Una data storica – Lo scorso tredici ottobre i due principali artefici del progetto, l’erede di casa Agnelli John Elkann e il plenipotenziario CEO Sergio Marchionne, hanno avuto l’onore di suonare la campanella di chiusura (il suono di quella di apertura è riservata alle nuove quotazioni, mentre in questo caso si trattava di una conversione delle azioni Chrysler) della borsa valori più importante del mondo, Wall Street, segnando la fine di un’epoca, quella di FIAT, e l’inizio del nuovo corso internazionale del marchio FCA. Un percorso molto lungo, che è stato anche fortemente sostenuto dall’ amministrazione Obama e dagli stessi sindacati di Detroit, molto lungimiranti nel comprendere che l’interesse di FIAT era l’unica via di uscita per una società ormai fallita, come era Chrysler fino a poco tempo fa. Dopo vari passaggi tecnici, la quotazione rappresenta il culmine del processo di fusione tra le due società, che ha portato anche lo spostamento della sede legale in Olanda e di quella fiscale a Londra, tra feroci polemiche, specie in Italia, mentre in America ci si preoccupa di più (a ragione), del mantenimento degli stabilimenti.

Una strada ancora lunga – In realtà il percorso è lungi dall’essere terminato, come dimostrato dall’andamento del titolo FCA sul mercato americano (ricordiamo che il titolo è quotato anche a Piazza Affari) che, dopo un consistente aumento nelle prime ore della quotazione, ha chiuso le contrattazioni con un calo dell’ 1%, anche se va ricordato che in quei giorni i mercati erano particolarmente volatili per altre incertezze legate all’evolversi della crisi greca. Nei giorni successiviq, mentre a Piazza Affari il titolo FCA viaggiava piuttosto bene anche riguardo al volume e al numero delle operazioni, a New York il titolo ha continuato ad essere scambiato in maniera piuttosto limitata, con volumi che si sono attestati attorno al milione di pezzi, contro gli oltre 15 milioni di Milano. Al momento in cui scriviamo, il titolo è quotato al New York Stock Exchange (NYSE) a 9,50 dollari per azione, ben al di sopra dell’apertura a 9,06 dollari dello scorso 13 ottobre. A Milano invece il titolo FCA quota 7,34 euro, mentre al momento della conversione era scambiato a 6,96 euro. Si può parlare quindi di una buona partenza, ma il vero banco di prova sarà l’attuazione del piano industriale per i prossimi cinque anni.

Marchionne FCA
di Alessandro Zocca

Convincere gli investitori – Colui che sembra credere più di ogni altro nel successo del gruppo FCA è proprio il CEO Sergio Marchionne, che proprio in questi giorni ha acquistato 335 mila titoli provenienti da coloro che avevano esercitato il diritto di recesso in seguito alla fusione, per un controvalore di 2,6 milioni di euro. Oltre a questo, l’Amministratore delegato riceverà a febbraio altre 2,33 milioni di azioni FCA come compenso sotto forma di stock option e, sebbene parte di queste verrà ceduta al mercato, porterà Marchionne a possedere 9 milioni di titoli, ovvero lo 0,56% del capitale, una cifra assai considerevole. Ora però è il momento di trasmettere questa fiducia anche al mercato, tanto che a breve è prevista una road map attraverso gli Stati Uniti per promuovere il marchio e convincere gli investitori della bontà del piano industriale, già presentato nei mesi scorsi, e che dovrebbe portare FCA tra i primi produttori di automobili al mondo.

Il piano industriale – Dopo aver riportato Ferrari sotto il proprio diretto controllo, con la sostituzione di Luca Cordero di Montezemolo, il gruppo FCA punta forte sui marchi “premium” , quali Maserati e Ferrari (che si cercherà di rilanciare anche sull’aspetto sportivo, dopo il disastroso anno in corso), nonché sul rilancio del marchio Alfa Romeo, molto apprezzato all’estero. Verranno infatti lanciati 8 nuovi modelli del biscione entro il 2018, tra cui la Giulietta Sprint e la MiTO junior, oltre ad altrettanti nuovi modelli FIAT e a diverse novità anche per il marchio Jeep; il tutto per raggiungere nel 2018 i 7 milioni di auro prodotte. Proprio il 2018 sarà l’anno cruciale per il gruppo FCA: in quell’anno dovrebbe esserci l’addio di Sergio Marchionne, che si gioca molta della sua credibilità proprio sull’effettiva attuazione del piano industriale, visto che gran parte dei modelli annunciati per FIAT nel precedente piano non hanno mai visto la luce, e diversi altri obiettivi non sono stati raggiunti.

Comunque vada, la storia di FCA è un indubbio successo italiano, che dimostra come le nostre imprese possano fare scuola in tutto il mondo. Nel mercato globale odierno (e specialmente in quello dell’automobile) era impensabile competere con le limitate potenzialità della sola FIAT, e in fondo, meglio una sede all’estero e la produzione attiva anche in Italia, che una fabbrica con la sede a Torino decaduta e chiusa.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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