FCA alla conquista degli States

17/09/2015 di Alessandro Mauri

FCA è sempre più protagonista negli USA: dopo l'accordo con il sindacato Uaw potrebbe arrivare la fusione con General Motors

FCA è sempre più protagonista oltreoceano: dopo le voci che vorrebbero una fusione con il colosso General Motors (GM), il sindacato americano ha scelto proprio il gruppo di Torino per trattare sul rinnovo del contratto. Un ruolo da assoluto protagonista per la creatura di Sergio Marchionne e della famiglia Agnelli.

La fusione con GM – Dopo aver conquistato Chrysler e creato FCA, pare che l’amministratore delegato Sergio Marchionne punti ad una fusione con GM, uno dei più importanti produttori mondiali di automobili. Secondo l’agenzia Bloomberg l’affare potrebbe giungere ad una svolta in seguito allo scorporo e alla quotazione di Ferrari – della quale la famiglia Agnelli vuole mantenere il controllo – da cui dovrebbero giungere risorse fresche per l’operazione. Per dare un’idea della portata della possibile fusione, basti pensare che FCA ha una capitalizzazione di circa 18 miliardi di euro, contro gli oltre 46 miliardi di GM. Si tratta inoltre di una partnership di cui Fiat-Chrysler ha assolutamente bisogno per rafforzare la sua posizione nello scenario globale, e per ottenere risorse per lanciare nuove operazioni (soprattutto per sviluppare la tecnologia ibrida), mentre GM è scettica riguardo ad un accordo con FCA, memore del fallimentare matrimonio con Fiat di qualche anno fa, che costò alla casa americana oltre 2 miliardi di dollari. Si tratta dunque di una operazione molto suggestiva, ma anche molto complicata da portare a termine.

La scelta del sindacato –  A conferma dell’ottima reputazione che il gruppo FCA è stato in grado di costruirsi specialmente oltreoceano c’è la scelta del sindacato americano Uaw di trattare proprio con il gruppo di Detroit il rinnovo del contratto di categoria. La normativa statunitense prevede infatti che il sindacato scelga uno dei principali produttori come interlocutore per il rinnovo del contratto, che poi servirà da accordo quadro anche per i lavoratori delle altre imprese del settore. L’accordo di principio con FCA è stato raggiunto in breve tempo e, anche se non si conoscono ancora i dettagli, pare abbia soddisfatto pienamente entrambe le parti in trattativa, come emerge anche dalle dichiarazioni dei diretti interessati. Sergio Marchionne ha definito l’accordo un “passo avanti importante” in quanto comporta “un coinvolgimento maggiore e più diretto dei nostri lavoratori al raggiungimento degli obiettivi strategici di FCA”. Il presidente del sindacato dell’automobile, Dennis Williams ha parlato invece di “accordo equilibrato” .

Le conseguenze – L’accordo riguarda 40.000 dipendenti di FCA e oltre 140.000 persone complessivamente (comprendendo quelli di GM e Ford, gli altri due grandi produttori USA), anche se dovrà essere approvata dai lavoratori di FCA prima di poter entrare definitivamente in vigore. Il punto più importante su cui verteva la trattativa era la paga dei neo-assunti. Per FCA era importante infatti mantenere un costo del lavoro minore rispetto a quello dei competitor americani, Ford e GM, dal momento che beneficia ancora del trattamento di favore che la normativa americana prevede per le società recentemente fallite (come Crhysler). Il meccanismo prevede retribuzioni più elevate per i lavoratori “storici”, mentre i nuovi assunti ricevono trattamenti al minimo salariale, e permette pertanto a FCA (ma anche in parte a GM) di avere un costo del lavoro molto più basso di quelli di Ford (i nuovi assunti ricevono infatti 15,78$ l’ora, contro i 28,5$ l’ora dei dipendenti con maggiore anzianità). L’accordo probabilmente rivede al rialzo il minimo salariale previsto da FCA, in modo da dare una posizione di forza al sindacato nel momento in cui verrà esteso agli altri colossi del settore, ma al tempo stesso permette a FCA di mantenere un costo del lavoro relativamente basso.

Tutto questo giunge in seguito agli ottimi dati di vendite per Fiat Chrysler sia in Europa che negli Stati Uniti, anche nel mese di Agosto superiori al mercato. In Europa le vendite sono salite dell’11,5%, mentre il gruppo ha fatto segnare un +13,9%, aumentando la quota di mercato al 5,1% dal 5% precedente. In ogni caso la rapidità delle trattative e l’esito ampiamente condiviso dimostra ancora una volta la piena maturità del sindacato americano (che già aveva contribuito in maniera significativa alla fusione), sempre pronto a mettere in primo piano i diritti dei lavoratori, e al tempo stesso a comprendere le esigenze delle imprese. Una lezione che i nostri sindacati dovrebbero imparare al più presto.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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