Fatalismo puerile. Gabriel Garcia Marquez

11/04/2016 di Nicolò Di Girolamo

Una serie di racconti carichi di un fascino magnetico, oscuro a volte e pur delicato. Un esempio della rivoluzione di Marquez, del suo realismo magico che qui si può riassumere con un termine: fatalismo puerile

Gabriel Garcia Marquez

Nell’aria di questa rubrica, per diverse volte, è aleggiato un termine che, come una foglia, volteggia e incontra sempre nuovi refoli, così che il suo percorso si allunghi, non permettendogli di posarsi a terra. Oggi, però, mentre ci si prepara a parlare di una delle opere del grande premio nobel sudamericano Gabriel Garcia Marquez, la nostra foglia ha toccato il terreno, ed è impossibile trattenersi dal parlare di realismo magico.

Questo termine è infatti nato con Marquez, suscitato e germogliato dalle prime letture di Cent’anni di solitudine (il suo più celebre capolavoro), scaturito di necessità per descrivere qualcosa di completamente nuovo che si è rivelato essere molto più di un personale stile di uno scrittore brillante e originale, bensì un nuovo fondamentale capitolo della storia della letteratura.

Questo nuovo modo di scrivere non ha affascinato solamente gli scrittori vicini geograficamente a Marquez, come per esempio Luis Borges, altro grande esponente del realismo magico o, successivamente, Isabel Allende, che cerca di ricalcare le orme di cotanti predecessori, ma ha contaminato, per così dire, gli scrittori di ogni nazione e latitudine.

Haruki Murakami, ad esempio, di cui si è già parlato in questa rubrica – probabilmente il più importante scrittore giapponese vivente -, ha trascinato la tradizione letterararia rigidamente codificata del suo popolo in uno stile del tutto nuovo e fantastico il quale, pur portando con sé i sapori di una tradizione così antica, può essere facilmente assimilato all’intreccio tra reale e fantastico così caratteristico degli scrittori sudamericani del novecento, e di Marquez su tutti.

Per citare un’altra penna nota ai lettori di questa rubrica, si può fare riferimento a Huxley e al suo Dopo molte estati muore il cigno o, ancora, a La casa delle belle addormentate di Kawabata . Tra gli italiani, invece, come non pensare a Italo Calvino?

L’esempio di Marquez è stato rivoluzionario e trascinante, ma ognuno di questi scrittori ha maturato un proprio, particolare, intimo rapporto con questa presenza sovrannaturale nei propri scritti, nelle loro vite. La particolarità di Marquez è probabilmente legata al carattere dell’autore.

L’opera che prenderemo brevemente in esame quest’oggi è una pregevolissima raccolta di racconti intitolata La incredibile e triste storia della candida Erendira e della sua nonna snaturata.

Una serie di racconti carichi di un fascino magnetico, oscuro a volte e pur delicato; vi si trovano vicende fantastiche che si sviluppano nelle consuetudini delle più ordinarie. Lo schema generale è quello tipico delle fiabe: la normalità viene spezzata da un evento straordinario che sconvolge la quiete ancestrale dei personaggi.

Ciò che colpisce maggiormente il lettore non sono le meravigliose descrizioni di paesaggi misteriosi e fiabeschi o l’attento sottile racconto delle emozioni dei personaggi, bensì l’atteggiamento del narratore. Questi infatti è un osservatore distaccato ma attento e completamente incapace di provare la più lieve meraviglia; tra le pagine sembra addirittura di sentirla, questa voce sottile e piatta, continua e incalzante, incapace di fermarsi su un particolare perché troppo desiderosa di pronunciare una nuova parte della storia e la storia successiva.

Un’espressione che questo narratore usa nel secondo racconto si confà perfettamente a descrivere le sue caratteristiche: fatalismo puerile; in queste due sole parole può essere contenuto l’elemento magico di questi racconti, il punto di vista infatti è puerile, di un bambino vissuto abbastanza a lungo senza crescere da riempire le proprie strampalate teorie di elementi di macabro e noir. Infatti, se assumiamo che crescere vuol dire razionalizzare e quindi essere soggetti alla meraviglia che un evento inconciliante con le nostre convinzioni può suscitare, al contrario un bambino che non razionalizza non può essere sorpreso da qualcosa di nuovo, perché ogni cosa è nuova ai suoi occhi. Al massimo egli può immaginare cosa sia questo nuovo elemento e da dove provenga, ma lo farà in maniera assolutamente libera e priva di ogni raziocinio. Se poi questo bambino mai cresciuto è Gabriel Garcia Marquez, potete aspettarvi dei racconti semplicemente straordinari, capaci di aggiungere infinite nuove sfumature alla vostra immaginazione.

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Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
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