Farnesina: un ministro all’anno può bastare

03/11/2014 di Ludovico Martocchia

Passaggio di consegne tra Paolo Gentiloni e Federica Mogherini. Il primo al Ministero degli Esteri, la seconda in Europa. Con questo cambio sono sei ministri in sei anni, che spezzano inevitabilmente la continuità della politica estera.

Dopo una trattativa estenuante al Quirinale tra Giorgio Napolitano e Matteo Renzi, è stato deciso il nuovo Ministro degli Esteri. I nomi che circolavano per la Farnesina – Lapo Pistelli, Lia Quartapelle ed Emma Bonino – sono stati scartati. Tra l’inquilino del Colle che chiedeva più esperienza e il premier che puntava ad un fedelissimo, si è giunti ad un compromesso. È stato scelto un renziano della prima ora: Paolo Gentiloni. Nel weekend ha già sostituito Federica Mogherini, diretta a ricoprire la più alta carica per la politica estera in Europa.

Con la nomina dell’ex Margherita, gli equilibri del governo sembrano essersi spostati sempre più a sfavore degli ex Ds. Molti dei politici che un tempo erano vicini a Rutelli occupano posizioni chiave del governo e del partito: Graziano Delrio, Dario Franceschini, Lorenzo Guerini e lo stesso Lapo Pistelli, per citarne alcuni.

“Usato sicuro”, hanno subito apostrofato i Cinque Stelle. Infatti Gentiloni, con quattro legislature alle spalle e un mandato al ministero delle comunicazioni nel 2006, possiede un cursus honorum notevole.

Federica Mogherini, ora Alto Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza dell'Unione Europea
Federica Mogherini, ora Alto Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza dell’Unione Europea

E la competenza in politica estera? Attualmente è membro della Commissione Affari Esteri e Comunitari e Presidente della sezione Italia-Stati Uniti dell’Unione Interparlamentare. Eppure si sa, quando a ballare sono delle poltrone così importanti, la competenza può anche essere messa in secondo piano. La caratteristica di Gentiloni che salta di più agli occhi è la fedeltà a Matteo Renzi. Attenzione, non si vuole assolutamente sostenere, a tre giorni dalla nomina, che il deputato Pd sia un incompetente, un principiante della politica internazionale. Sarebbe disonesto. Ma andando a guardare le precedenti nomine nella storia della nostra Repubblica, il teorema alla base delle scelte istituzionali è sempre lo stesso: meglio un politico fedele che un politico di competenza specifica.

Procedendo verso la sponda europea, con l’insediamento della Commissione, Federica Mogherini è stata definitivamente investita di una carica che agli occhi dei meno attenti potrebbe sembrare molto prestigiosa. Proprio il titolo – Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza – fa pensare ad un grande colpo di Matteo Renzi. Dispiace dirlo, ma i posti che contano veramente sono altri. Inoltre l’Italia già possiede una delle maggiori cariche dell’Unione, la Presidenza della BCE con Mario Draghi. Anche se la Banca Centrale è una delle poche istituzioni realmente indipendenti, nella quale non dovrebbero intervenire interessi nazionali.

La stessa stampa estera inizialmente non ha gradito molto la nomina della Mogherini. Si ricordano gli attacchi di Le Monde (“una scelta sbagliata”) e del Financial Times (“deludente”). Mancanza di esperienza e posizioni troppo morbide nei confronti della Russia: queste sono le critiche dei giornali ancor prima della sua investitura. Il pericolo che bisogna evitare è che la nuova Lady Pesc faccia la stessa fine dell’ex Catherine Ashton, un funzionario rimasto schiacciato dal potere dei singoli stati, che ha mostrato un’Europa unita ancora più piccola, in rapporto a Russia e Stati Uniti.

Il disastro però è un altro, riguarda casa nostra. Compiendo un breve calcolo, si capisce immediatamente. Dal 1946 ad oggi la poltrona della Farnesina è cambiata 49 volte, con un totale di 35 ministri diversi. Il dato ancora più disarmante è che negli ultimi sei anni abbiamo avuto addirittura sei ministri differenti, rispettivamente Frattini, Terzi di Sant’Agata, Monti (ad interim), Bonino, Mogherini e Gentiloni.

Bisogna riflettere su questi numeri, perché il dicastero che richiede più continuità è proprio la Farnesina. La politica estera non è soltanto stipulare accordi commerciali convenienti, ma è anche una visione di lungo periodo delle relazioni internazionali, che vuol dire appunto una determinata visione del mondo, impossibile da avere se ogni mandato ministeriale dura meno di un anno.

 

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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