Farmaci anti invecchiamento, serve maggior stima

21/06/2015 di Pasquale Cacciatore

Molti tra medici e scienziati chiedono ai regolamentatori ed alle agenzie di controllo di fare in modo che i farmaci per l'ageing divengano legittimi prodotti farmaceutici, al pari di tanti altri oggi utilizzati

Ageing

Il campo dell’invecchiamento è diventato vastissimo nella medicina del XXI secolo, essenzialmente grazie ai progressi medico-scientifici che nanno permesso di far crescere considerevolmente l’età media dei Paesi occidentali. La vecchiaia, ovvero la condizione fisiologica di ogni organismo vivente, caratterizzata dal declino più o meno lento delle funzioni fisiche e psichiche, non può essere di certo considerata una malattia (come scrivevano, secoli fa, Terenzio e Seneca); quel che è certo, però, è che le condizioni morbose associate alla vecchiaia possono invece risentire positivamente di un approccio terapeutico, al fine di garantire quel che da decenni è l’obiettivo della medicina geriatrica, ovvero il successful ageing.

Si capisce, dunque, perché nei decenni l’interesse delle case farmaceutiche nei confronti di prodotti capaci di rallentare il progresso “senile” abbia avuto una crescita quasi esponenziale; il giro d’affari che ruota attorno ai prodotti “per la vecchiaia” è ingente, tanto che spesso la ricerca scientifica ed i trial clinici non riescono a stare dietro a questo mercato farmaceutico.

Ora, però, sono gli stessi medici e scienziati a chiedere ai regolamentatori ed alle agenzie di controllo di fare in modo che i farmaci per l’ageing divengano legittimi prodotti farmaceutici, al pari di tanti altri oggi utilizzati. Un movimento particolarmente forte negli USA, dove proprio tra pochi giorni inizierà un tavolo di discussione tra le agenzie mediche e la Food And Drug Administration (ente di regolamentazione farmaceutica) per fare il punto sui prodotti per la “terapia della vecchiaia”.

Il punto di medici e scienziati è relativo all’approccio olistico alla senilità: regolamentare nuovi approcci terapeutici capaci di rallentare il declino senile sarebbe un elemento differente rispetto all’attuale gestione delle patologie della vecchiaia, tipicamente caratterizzata da uno shift da una patologia all’altra. L’anziano è spesso un paziente con co-morbidità: per gestire la senilità con farmaci è importante dunque agire a monte della cascata del declino funzionale.

Un grande clinical trial, in tal senso, sta per partire: il titolo è TAME (acronimo di gestire l’invecchiamento con metformina); l’idea è quella di somministrare tal farmaco – oggi tipico della terapia insulino-sensibilizzante – a migliaia di persone, studiandone gli effetti sull’invecchiamento. L’idea è sconfiggere lo stereotipo che è sorto attorno alla terapia della senilità e la diffidenza di chi ritiene vane – se non ridicole – le terapie “pro-immortalità”. Nessuna ricerca della fonte della vita, ma una gestione ottimale della fisiologica “terza fase” della vita.

Numerosi esperimenti già condotti su ratti hanno dimostrato l’effettiva utilità di terapie capaci di “rallentare” il declino senile; la Novartis ha dimostrato qualche mese fa che la risposta immune degli anziani è stimolata da farmaci rapaminomicina-simili (tanto che la rapamicina, coinvolta nel pathway cellulare, è oggi un candidato ideale alle terapie anti-ageing).

Insomma, quello che parte della scienza geriatrica chiede è tornare a considerare con rispetto l’approccio terapeutico all’anziano nel suo complesso, attraverso una regolamentazione concreta e seria dei trial clinici che possano aiutare ad individuare strumenti per rallentare l’anzianità (lontano dal sensazionalismo e dalla spiccioleria a cui siam troppo spesso abituati in tal senso). Gli stessi studi che stanno per partire (il TAME con metformina ed un trial con rapamicina sui cani) son strumenti già testati per raggiungere l’obiettivo: dare credibilità a questo campo di studi vuol dire aver una concreta possibilità di vivere meglio l’anzianità, oggi come nelle prossime generazioni.

The following two tabs change content below.

Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
blog comments powered by Disqus