Far volare Milano, Assolombarda e le sfide per il futuro

17/12/2014 di Vittorio Vay

Dalle imprese lombarde riparte la ripresa italiana. Ed è proprio sul rilancio dell'imprenditoria milanese e della regione che si è focalizzato il discorso annuale di Gian Felice Rocca, Presidente di Assolombarda

Assolombarda, Rocca

È qui, in Assolombarda, che si crea l’energia che consente a Milano e all’Italia intera, di volare. Questo, almeno, è quello che credono gli imprenditori milanesi e lombardi, attori e protagonisti della difficile rinnovata crescita italiana. Proprio su questo si è concentrato il discorso annuale di Gian Felice Rocca, Presidente dell’associazione industriale territoriale più rappresentativa del Sistema Confindustria.

Per il Presidente Rocca, la parola che deve essere posta alla base di tutto è la fiducia. Milano ce la può fare, ma soltanto a patto che venga definita una visione di lungo periodo. Una visione basata sul coinvolgimento di tutti i partner pubblici e privati, capace di definire in maniera chiara quali siano i rapporti tra gli stakeholder principali, con i quali interagire continuamente, in una logica di dialettica costruttiva e progettuale. E’ la visione strategica, rafforzata dalla fiducia nel futuro dell’impresa e del Paese, il pilastro dell’operato di quest’anno di lavoro di Assolombarda: nel 2013, l’Associazione lanciava il suo Piano Strategico 2014/2016 “Far Volare Milano”. Un piano che metteva “al centro” quattro dimensioni: imprese, Milano, Expo 2015 e Assolombarda; e che raccoglieva 50 progetti specifici per migliorare l’ambiente in cui operano le imprese, ma anche l’Associazione e le imprese stesse.

Guardando ai dati – quelli in possesso del centro studi di Assolombarda e presentati da Rocca – sembra che, malgrado la pesante crisi economica, “[…] la straordinaria passione delle imprese milanesi e lombarde sta già mostrando in concreto la linea che deve tenere l’Italia”. La Lombardia, infatti, dal punto di vista della produzione manifatturiera, torna a crescere rispetto al 2013 e si avvicina, piano piano, ai livelli pre-crisi; anche per quanto riguarda la fiducia, sempre delle imprese manifatturiere, Milano vede un +0,7, rispetto al -0,7 dell’Italia nel suo complesso. In Lombadia, poi, sembra essere meno numeroso il numero di imprenditori scoraggiati, è stato infatti registrato un numero di liquidazioni volontarie inferiore del 12,8% da inizio anno. Eloquente, a riguardo, Rocca: “torna a prevalere la passione sulla disperazione. E, per ogni fallimento in Lombardia nel 2014 ci sono 19 nuove start-up”.

Secondo la visione di Assolombarda, è fondamentale, dunque, concentrarsi sulle imprese, vero motore dell’economia regionale. Occorre creare quei fattori differenzianti in grado di dare una nuova spinta propulsiva, come l’innovazione dei prodotti, dei processi e dei sistemi di gestione aziendali che la competizione globale richiede alle aziende nostrane. Ancora più essenziale è porre l’attenzione sui fattori abilitanti, quelli che concorrono alla creazione di un ambiente più favorevole all’attività d’impresa, allo sviluppo tecnologico, alle città Smart e sostenibili. Ed è qui che sembra concentrarsi l’impegno dell’azione di lobbying portata avanti da Assolombarda nei confronti delle Istituzioni, al fine di liberare il territorio dai legacci della regolamentazione eccessiva, dei controsensi normativi e di tutto quell’apparato burocratico che non è in grado di stare al passo con il Mondo che corre e non aspetta.

“Milano riparte facendo leva sui suoi punti di forza”. È all’interno della città metropolitana che occorre ripartire, sfruttando valori aggiunti come le infrastrutture e il capitale umano, e rinnovando la competitività. Bisogna avere le capacità di integrare le eccellenze universitarie ed i centri di ricerca, e di avere un continuo benchmarking con le realtà europee ed internazionali. La Lombardia occupa circa 50 mila addetti in ricerca (il 21% del totale nazionale), Milano ospita 8 prestigiose università – la Bocconi e il Politecnico sono soltanto la punta di un intero settore di eccellenza – con più di 180 mila studenti di cui 13 mila stranieri e 143 mila volontari impegnati nel terzo settore e nel privato sociale: questo – stando ai dati del centro studi di Assolombarda e delle Camere di Commercio lombarde – è un territorio che può e deve crescere ancora, sfruttando al meglio i suoi molteplici punti di forza e trainando l’Italia verso la ripresa.

In quest’ottica, Expo rappresenta la grande occasione. Rocca precisa: “lavoriamo con alcune primarie aziende associate e con importante partner finanziari e istituzionali perché l’area di Expo, terminato l’evento, diventi permanentemente una Silicon Valley italiana, che sfrutti le eccezionali condizioni di infrastrutturazione e digitalizzazione predisposte”. E così, sull’ipotesi del nuovo stadio avanzata dalla Regione Lombardia, il Presidente degli imprenditori chiude in maniera sbrigativa, senza lasciare troppo spazio ad un’idea che con la Silicon Valley ha poco a che spartire e mandando un chiaro messaggio di rifiuto agli amministratori pubblici lombardi.

Tornando ad Assolombarda e ai suoi “50 progetti per Far Volare Milano. Un anno dopo”, numerosi sono i risultati raggiunti. La costante lotta alla burocrazia e al cattivo governo è testimoniata dagli interventi normativi di semplificazione raggiunti, anche grazie al contributo dell’Associazione, nei 52 tavoli regionali e nazionali sul tema: dall’approvazione delle agende regionali e nazionali di semplificazione, alle razionalizzazioni delle complicate autorizzazioni ambientali, coinvolgendo tutti i principali settori della regolamentazione. Inoltre, buoni risultati anche dal fronte della regolarità dei pagamenti tra le imprese: il progetto “Codice Pagamenti Responsabili” ha associato più di 150 tra grandi imprese e enti, per una filiera di 200 mila fornitori complessivi e oltre 63 miliardi di euro l’anno. L’ambizione, adesso, è quello di diffondere questa best practice a livello nazionale. Infine, molto si è fatto anche in riferimento alla sicurezza sul lavoro – con 41 corsi di formazione a 2.100 rappresentanti aziendali, che hanno fatto di Milano la città italiana con il minor numero di incidenti nelle fabbriche.

Il Piano Strategico della Confindustria milanese sembra allora accogliere al suo interno spunti positivi, portati avanti con l’intraprendenza e la fiducia che sono solite ispirare le grandi menti visionarie. Ma la visione di un grande imprenditore, benché riassunta in maniera eccellente da un piano d’azione preciso e costantemente monitorato, sarà veramente in grado di rilanciare il settore delle imprese?  Tra la pesantezza delle Istituzioni, la burocrazia, e un’inerzia propria e caratterizzante, il principale ostacolo per l’impresa lombarda e, più generalmente, italiana, è stata proprio l’incapacità di rinnovarsi. Molto c’è ancora da fare, ma il futuro dell’impresa italiana passa anche, e soprattutto, da Milano e dalla Lombardia.

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Vittorio Vay

Consegue prima una Laurea Triennale in Scienze Politiche e di Governo presso l’Università degli Studi di Torino e poi una Laurea Magistrale in Economia e Management delle Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni Internazionali presso l’Università Commerciale L. Bocconi di Milano. Attualmente, collabora con l’organizzazione di Rappresentanza Confindustriale Assolombarda.
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