Fabrizio Barca, il nuovo PD

13/04/2013 di Giacomo Bandini

Da poco diventato il nuovo nome in voga nel centrosinistra insieme a quello di Matteo Renzi, Fabrizio Barca è prima di tutto figlio di un partigiano ex direttore de l’Unità e dirigente del Pci. Il curriculum recita: professore di economia con numerose esperienze all’estero, presidente del Comitato politiche territoriali dell’Ocse, Ministro per la coesione territoriale nel governo Monti, ma soprattutto uomo di sinistra. Iscritto al Pd da nemmeno un giorno è passato subito sulla bocca di tutti come potenziale candidato futuro alla guida del partito. Rai News 24 ha presentato il suo manifesto per il rinnovamento del partito democratico ripercorrendo in breve la sua esperienza da tecnico e proponendo la sua concezione partito-centrica del mondo politico e istituzionale.

Fabrizio Barca, Partito Democratico

Il manifesto – La premessa del documento reso pubblico da Barca inizia così: “Il pieno e il vuoto, le cose fatte e quelle apprese della mia azione di governo per la “coesione territoriale” sono resi manifesti dai materiali raccolti nel sito www.coesioneterritoriale.gov.it e dal Rapporto di fine mandato. Questa stessa azione, ogni singola esperienza dei miei sedici mesi di lavoro, nel territorio e a Roma, suscita una secca conclusione politica: senza una nuova forma partito non si governa l’Italia.”  Un partito palestra di idee, radicato nel territorio e slegato da Stato e corpi intermedi, indispensabili, ma subordinati alla carica innovativa, costruita sul sentimento e la mobilitazione cognitiva. Questa è solo una prima definizione, non esaustiva.

Cambiamo il PD – Cosa, nello specifico, è necessario cambiare per trasformare il Pd ed il Paese? Il ministro lo spiega in 6 punti. Il primo punto individua nella macchina statale ed amministrativa uno dei problemi di maggior portata per l’intero sistema-Paese italiano. Lo Stato e la PA sono i principali complici della mancata applicazione diretta della democrazia deliberativa. Slegandosi completamente alle realtà territoriali e sfavorendo il dialogo con esse non permettono il dialogo costruttivo e il ricambio generazionale che è derivazione naturale degli apparati trasparenti e aperti. Secondo Barca poi il perverso rapporto Stato-partito, creato sull’egida del finanziamento pubblico e del perseguimenti dei beni particolari, è sfociato nel fenomeno del cattivo governo. Le conseguenze: allontanamento delle persone dai partiti, politiche pubbliche inefficaci, conflitto generazionale e mancanza di supporto tecnico adeguato al governo stesso.

Sperimentalismo – Il secondo step suggerisce la via dello sperimentalismo democratico. Superate le esperienze socialdemocratica e minimalista, rimaste invischiate nelle maglie della pesante macchina statale di cui sopra, è necessario sviluppare un meccanismo di apprendimento comune fra la cosiddetta burocrazia e i suoi destinatari in cui partecipino tutti i settori della società. Il tutto col fine di estendere la rete delle conoscenze necessarie alle decisioni pubbliche per perseguire l’interesse generale. Tale rete dovrà estendersi ovviamente nel modo migliore possibile, partendo dalle attività scolastiche e concludendosi al di fuori di esse nel mondo del lavoro e dell’economia reale.

Il nuovo partito – Il fulcro centrale della proposta di Barca è contenuto però nella terza e nella quarta riflessione proposte, dove viene descritta una nuova formula e una nuova definizione di partito. Il punto di partenza è il conflitto sociale che si deve sviluppare naturalmente in un contesto di apertura e deve rispettare determinate regole. Il terminale del conflitto diverrà allora il “partito novo”, diretta conseguenza di un rinnovato radicamento sociale e del dibattito pubblico per l’utilizzo dei beni comuni. Il nuovo fenomeno viene chiamato così palestra politica poiché superando la forte tensione creatasi fra tecnocrazia, competenze specifiche, e democrazia, il principio di maggioranza, dovrebbe allenare la società a vedere il nuovo partito come un’entità aperta, indipendente dallo stato e di supporto alla realizzazione del buon governo.

Movimento dei giovani – Infine perché ci si dovrebbe impegnare a supportare un partito nuovo, o meglio riconcepito? Il ministro non risparmia in questo caso motivazioni e interrogativi da sciogliere nel caso di realizzazione del progetto. Innanzitutto la base di mobilitazione principale dovrebbero essere le ultime generazioni. Partendo infatti dalle organizzazioni autonome e spontanee già esistenti i giovani potrebbero essere i giusti portatori delle nuove istanze e delle nuove competenze. Inoltre lo spirito di imitazione, di matrice stiglitziana, comporterebbe nel lungo termine il superamento dell’autoreferenzialità della politica vecchio stile.P

Più a sinistra di Renzi – Un manifesto dunque che spazia vari campi, dal finanziamento ai partiti alla necessità del ricambio generazionale ai vertici della politica, dal ripensamento dei corpi intermedi come espressione di istanze e competenze alla trasparenza del nuovo sistema di democrazia deliberativa. Fabrizio Barca però sembra filosofeggiare eccessivamente nelle sue considerazioni, lasciando poco spazio alla concretezza auspicabile da un esperto di economia e da uno dei pochi ministri-tecnici uscito quasi indenne dalle critiche. Anzi, elogiato da molti come uno dei migliori del gruppo Monti e co. La linea di per sé rimane piuttosto filo-bersaniana, oltre che ostile in certi punti proprio alla concezione di Renzi, soprattutto quando si parla delle primarie interne al partito. Barca non tradisce poi le radici fortemente di sinistra, ma proprio su questo versante elettorale potrebbero arrivare le soddisfazioni maggiori e il sostegno per una prossima candidatura. Su twitter in ogni caso il gruppo “Pazzi X Barca” sembra già andare forte e se la sfida del futuro sarà veramente fra lui e Renzi si delinea fin da ora come una tensione sinistra vs. centro destinata a influire inevitabilmente sulla concezione e percezione di partito dell’intero corpo sociale.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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