F1, Italia, Europa e Cipro: l’importanza del gioco di squadra

25/03/2013 di Luciano Di Blasio

Domenica mattina l’inattesa epifania: l’individualismo ha definitivamente riaffermato se stesso. In un momento di grave crisi sistemica che permea tutti gli ambiti della vita, è lo sport, probabilmente, ad offrirci un assist per considerazioni tanto ovvie quanto necessarie.

Gioco di squadra?Il Gran Premio – Domenica 24 marzo, seconda tappa del Mondiale 2013 di F1 a Sepang, Malesia. Il tri campione del mondo, drago e asso pigliatutto Sebastian Vettel, è in pole position, affiancato in prima fila da un rinato Felipe Massa e marcato in terza posizione dalla punta di diamante Ferrari, l’asturiano Fernando Alonso. Pronti via, due curve e Alonso sfiora il posteriore della monoposto di Vettel, danneggiando l’ala anteriore. Completa, a fatica, il primo giro e, sotto gli occhi attoniti di tutti, decide di non rientrare ai box. Scelta folle: alla frenata con decelerazione da oltre 300 a circa 70 km/h del primo rettilineo, l’alettone si stacca, s’infila sotto la vettura e Alonso è fuori.

Red Bull – Giro 46: Vettel inizia un sorpasso su Webber con una manovra folle a oltre 300 Km/h, ignorando i chiari ordini di scuderia RBR (dopo l’ultimo pit stop le posizioni tra i due piloti, se vicini, sono congelate). Il tedesco vince il GP, ma viene sommerso dalle polemiche: Adrian Newey, ingegnere guru RBR, e Chris Horner, team principal RBR, lo riprendono più volte via radio, e nel post gara le telecamere vanno a testimoniare la rabbia inconsulta di Webber – e della sua compagna, evidentemente spaventata per le possibili conseguenze della non necessaria manovra.

Mercedes – Bagarre anche in casa tedesca, dove negli ultimi giri di gara Rosberg segue da molto vicino il suo compagno Hamilton (che in precedenza, in un incredibile lapsus freudiano, era rientrato ai box per il cambio gomme e si era fermato nella piazzola McLaren, sua vecchia squadra…) e chiede a gran voce via radio di poterlo superare vista la netta differenza di ritmo gara. Permesso negato, Rosberg obbedisce e nel post gara dichiarerà di aver desiderato il podio, ma che gli interessi della squadra contano di più, e per questo ha rispettato ciò che gli veniva chiesto. Hamilton, dal canto suo, sul podio ringrazia pubblicamente e quasi si scusa con Rosberg.

Ferrari – dopo la folle scelta di non rientrare ai box, nel dopo gara Alonso e Ferrari si affannano nello sforzo di addossarsi le responsabilità dell’assurdo errore strategico. Avete capito bene: Fernando voleva togliere parte della responsabilità alla Scuderia, gli uomini in rosso si sono affrettati a scagionare Alonso.

Italia (Cipro) ed UE – mentre i leader delle istituzioni europee si affannano per trovare un accordo che possa “salvare” Cipro, mentre Bersani cerca di formare un improbabile governo, mentre l’Europa “unita” si autoinfligge non decisioni procrastinanti che trasformano il suo futuro prossimo in agonia, la F1 ci fornisce una lectio vitae non indifferente sulla strada da seguire: il gioco di squadra, soprattutto alla lunga, paga.

Gioco di squadra? – Vettel, forse in un raptus di egocentrismo, fa valere la legge del più forte. Sbaglia. Tutti glielo fanno notare, e a sangue freddo sembra capire: non devi necessariamente credere alla logica del gioco di squadra per sapere che quella è l’unica via. Sebastian è il più forte dei due piloti RBR, e il folle sorpasso, inutile negarlo, è anche estremamente entusiasmante per chi ama la F1. Ma senza l’appoggio, nelle gare decisive, del suo “gregario”, Vettel può essere certo di non riconfermarsi campione alla fine dell’anno, vista la competitività di queste stagioni in F1. Rosberg ed Hamilton questo lo sanno: in gara è uno contro uno, ma non esiste ignorare l’interesse della squadra. L’inglese va anche oltre: quella “strana” sosta alla sua vecchia squadra racchiude tanto, molto di più di un semplice errore: anche i piloti più competitivi hanno bisogno di sentirsi a casa nel loro team. La Ferrari, in questo, è regina incontrastata: la squadra, a Maranello, trascende e diventa famiglia. La fiducia accordata a Felipe, uomo della famiglia ormai, quando lui aveva perso ogni competitività, viene ora ripagata dalla rinata verve mostrata dal brasiliano in questo avvio di stagione. E proprio a Sepang, nel lontano 1999, la Ferrari fece scuola: un certo Michael Schumacher, al rientro dopo il terribile incidente e con un chiodo nella gamba destra, va fortissimo, molto più forte del suo compagno di squadra Eddie Irvine, ma invece di stravincere il GP lo aiuta rallentando il diretto avversario Hakkinen e permettendogli di arrivare all’ultima gara in Giappone con chance mondiali.

Tutti contro tutti – E se la F1, uno dei più individualistici tra gli sport, ci mostra come il gioco di squadra sia importante, allora forse l’Europa e i suoi stati membri, ma anche le forze politiche italiane del neoeletto Parlamento, dovrebbero prendere spunto e immaginare una soluzione più concreata per i problemi odierni. Senza far sembrare di vivere per opposizioni o di “perseguitare” – per quanto riguarda l’UE –  i Paesi membri e i loro cittadini come a molti è sembrato con la questione Cipro, ma come è sempre più percepito da molti cittadini. Speriamo dunque che i leader europei siano appassionati di Formula 1, perché chi corre da solo, in definitiva, è perduto.

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Luciano Di Blasio

Nasce a Lanciano (CH) il 20/03/1987 e cresce a Ortona (CH): un abruzzese dalle velleità internazionali. Maturità scientifica (100/100, premiato dalla fondazione De Medio) a Francavilla al Mare (CH), vince il premio come miglior studente di matematica della provincia di Chieti. Vive un anno a Newcastle (UK) studiando ingegneria elettronica, sei mesi a Rio de Janeiro. Si laurea in Lingue e Letterature Moderne (Tor Vergata, inglese e portoghese) con una tesi in letteratura inglese post-coloniale sullo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Attualmente iscritto al secondo anno Corso di Laurea Magistrale in International Relations (Scienze Politiche, LUISS). Membro fondatore dell'associazione GiovaniRoma 2020. Drogato di letteratura, politica, F1, tennis e calcio.
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