Export dei diritti: la sfida internazionale dell’editoria italiana

02/05/2017 di Lucio Todisco

“Tempo di Libri”, la fiera dell’editoria italiana che si è tenuta a Milano dal 19 al 23 aprile è stata l’occasione per presentare il Rapporto sull’import/export di diritti 2017: i risultati sono buoni per l'editoria italiana all'estero, ma i segnali preoccupanti arrivano dall'interno del paese.

 “Tempo di Libri”, la fiera dell’editoria italiana che si è tenuta a Milano dal 19 al 23 aprile è stata l’occasione per presentare il Rapporto sull’import/export di diritti 2017, realizzato dall’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) in collaborazione con ICE, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Il Rapporto ha mostrato come la nostra editoria sia sempre più internazionale, soprattutto in alcuni settori come quello su Bambini e Ragazzi e nella Narrativa, che insieme rappresentano il 71,3% delle vendite di diritti ad editori esteri. Questo dato consolida ciò che è emerso nel 2016, anno in cui i nostri editori hanno venduto all’estero i diritti di 6.565 titoli, con un +11% sul 2015, e ne hanno acquistati 9.552, un -10,6% rispetto all’anno precedente.

Geografia dell’export editoriale – Il report ha analizzato i generi venduti ed acquistati, i mercati di riferimento ed il peso dell’export sull’editoria italiana. L’export principale dei diritti italiani all’estero si trova nel settore dei libri per Bambini che pesa per il 46,9% sul totale, in crescita del 44% rispetto al 2015 e in quello della Narrativa, che pesa nell’export dei diritti editoriali per il 24,4%. Per quanto riguarda i diritti più acquistati, gli editori italiani sono indirizzati principalmente sulla Narrativa che occupa il 35,9% (-1,3% sul 2015) degli acquisti dei diritti. In crescita il settore dei libri illustrati che rappresentano il 5,7% e rispetto al 2015 ha effettuato un balzo in avanti del +76%

I diritti sono principalmente venduti nel “Vecchio Continente”. L’Europa si conferma il mercato principale per l’Italia con il 63,2% dell’export, in crescita del +35,7% rispetto al 2015. Grazie anche al ruolo svolto dall’ICE, sono due le aree cresciute maggiormente in questo particolare settore: il Nord America con l’8,4% (un +45,8% rispetto al 2015), ed il Medio Oriente, che rappresenta il 3,8% dell’export di diritti editoriali, in rialzo del 14,2% sul 2015. Per quanto riguarda l’import, sempre l’Europa rimane l’area geografica principale da cui si acquistano i diritti: rappresenta il 62,2% dei titoli acquistati ed è in leggero calo rispetto al 2015: (-6%). Il secondo mercato d’attenzione è, invece, quello nord-americano, con una quota del 33%, in crescita del 3,4% sul 2015. Gli editori italiani, inoltre, mostrano particolare interesse ai titoli provenienti dal Pacifico che, sebbene rappresentino, il 4% dell’import di diritti editoriali, hanno avuto una crescita del +352,9% sul 2015.

Piccoli editori e coedizioni – Le piccole case editrici, sebbene per la loro naturale necessità di costruire un catalogo importante comprino più diritti all’estero di quelli che vendono, vedono crescere, ed anche più della media, la loro capacità di vendere all’estero. I numeri, però rimangono ancora piccoli: l’export dei diritti raggiunge il 12,5%, per un +31,9% rispetto al 2015, mentre l’acquisto dei diritti è del 46,2%, per un +4,5% sull’anno prima. Altro fattore importante della crescita dell’internazionalizzazione dell’editoria italiana è dato dalle coedizioni: nel corso del 2016 sono state 1.102 le coedizioni realizzate con editori stranieri, principalmente in due generi: quello dei Bambini e Ragazzi (57,7%) e quello degli gli Illustrati (18,5%). Due settori i cui costi di produzione possono essere abbattuti quando uno stesso titolo (o una collana) viene realizzato da più partner internazionali in modo da contenere i prezzi di copertina di prodotti in cui il «colore» e la qualità della carta incide in maniera significativa sui costi di produzione.

Questi risultati confermano il buon momento sia dell’editoria italiana che dei suoi scrittori, sempre più internazionali e capaci di proporsi in diversi mercati, anche al di fuori di quelli tradizionali. Per dimostrare l’influenza dell’export basti pensare che i titoli venduti nel 2016 sono il 10% delle novità pubblicate, mentre nel 2011 erano solo il 3,2%. Il Rapporto realizzato da AIE e ICE conferma la capacità degli editori italiani di offrire autori e generi diversi ai loro colleghi stranieri, e di avventurarsi in letterature e mercati nuovi rispetto a quello europeo di riferimento, che da sempre ha rappresentato il mercato principale degli editori italiani.

Questi dati si contrappongono ad un altro, invece molto preoccupante dato che riguarda il nostro paese, dove, ad oggi, vi sono oltre 4 milioni di persone che non leggono libri in più rispetto al 2010.  Tale scenario è stato presentato dall’ISTAT sempre a Tempo di Libri nell’incontro Chi ci ha abbandonato? Identikit degli italiani che hanno smesso di leggere. Nel 2016 sono circa 33 milioni le persone con più di 6 anni che non hanno letto nemmeno un libro di carta in un anno, cioè il 57,6% della popolazione; in aumento del + 6,8% rispetto al 2010.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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