Expo 2015, il turismo al banco di prova

07/04/2015 di Lucio Todisco

Un momento per creare delle opportunità concrete di crescita nel nostro Paese e per rilanciare un settore sempre troppo poco considerato, come quello del turismo. Expo riuscirà a vincere la sfida, o sarà l'ennesima occasione persa per una mancanza di visione strategica?

Expo e Turismo

Manca ormai veramente poco all’inaugurazione dell’edizione 2015 dell’Expo, da sempre punto di incontro per determinare strategie politiche ed economiche. L’Esposizione universale di Milano sarà un’occasione per dialogare sul futuro del mondo e del rapporto intercorrente tra cittadini e Governi, ma anche un appuntamento fondamentale per il nostro paese: non solamente una vetrina internazionale, ma anche un momento per creare delle opportunità concrete di crescita per le imprese e per rilanciare, ad esempio, settori fondamentali quali il turismo.

Le ricadute di un evento del genere sono ovvie ai più, e si spingono molto al di là del mero settore alimentare e delle imprese connesse. Secondo un’analisi realizzata da Sda Bocconi, il volume di affari che potrà generare l’evento tra il 2012 e il 2020 (consultabile nell’infografica realizzata da il Sole 24 Ore) è potenzialmente enorme: nella sola area metropolitana di Milano, l’impatto economico della manifestazione potrà sfiorare i 13 miliardi di euro. Gli ingressi attesi sono circa 29 milioni, 160.000 mila giornalieri.

Piero Galli, direttore generale gestione evento Expo, nel corso della Borsa Internazionale del turismo alla Fiera di Milano dello scorso febbraio, ha sottolineato come siano stati già venduti più di otto milioni di biglietti. Di questi più di 5 sui mercati internazionali. Ovviamente il valzer sui numeri esatti accompagnerà l’Expo sino al termine della manifestazione, d’altronde è il volume di visite che potrà decretarne o meno il successo, soprattutto dopo che l’ultimo appuntamento, a Shangai, era stato in grado di attrarre il numero recordi di 73 milioni di persone.

Ovviamente questi dati potrebbero riflettersi di rimando su tutta la filiera turistica. Inutile nascondersi quanto i tecnici del turismo guardino all’evento come alla grande opportunità di rilancio di un settore la cui valorizzazione è stata, sino ad oggi, trascurata inspiegabilmente. Sempre secondo i dati elaborati nella ricerca Sda Bocconi, e presentanti dalla Camera di Commercio di Milano, le 18mila imprese del settore turistico a Milano vedranno un incremento di 9,4 miliardi di euro sulla produzione. Tra alloggio e ristorazione la spesa turistica indotta da Expo sarà di 3,5 miliardi di euro, mentre per l’economia italiana l’incremento del valore aggiunto sarà di 29 miliardi, di cui il 16,5% generato dal turismo.

Il rischio, però, è che il complicato – per usare un eufemismo – percorso di avvicinamento all’evento, tra scandali, ritardi e mala organizzazione, possa tradursi in una grande occasione persa. Un dato su cui si sarebbe dovuto cambiare rotta, ad esempio, è quello dei viaggi organizzati: secondo una stima Gfk, nel corso del periodo 2008 – 2014 il nostro paese ha registrato una flessione del 47%. Nel 2014 sono stati censiti solamente 3,6 milioni di pacchetti vacanza rispetto ai 6,7 milioni prenotati per l’anno 2008. Per andare ad incidere su questo dato l’Expo, da solo, non basta. E’ vero che dalle stime potrà portare una crescita, del 10%, delle prenotazioni estive di italiani e stranieri – soprattutto nel nord -, ma ciò che manca ed ancora sembra lontana dal vedersi è una strategia comune di valorizzazione del territorio italiano. Una visione organica che avrebbe potuto fare dell’Expo non un semplice evento transitorio, ma un vero e proprio trampolino di lancio a lungo termine per l’intero panorama turistico italiano.

Non si ragiona mai sulla creazione di percorsi turistici che travalichino le regioni d’appartenenza, che mettano in interconnessione i vari angoli e le risorse culturali/paesaggistiche del nostro paese. Un’esposizione Universale dedicata al cibo e al benessere alimentare avrebbe dovuto, ad esempio, concepire itinerari enogastronomici di qualità, creando eventi collegati in ogni regione italiana e inseriti in veri e propri pacchetti viaggio da offrire e vendere ai turisti stranieri, soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Cina, che si affacceranno per la prima volta all’Italia.

Non aver realizzato strategie di questo tipo, o averlo fatto secondo un’ottica disomogenea, sconnessa e con operazioni di marketing non certo delle migliori, aumenta solamente il rischio di trovarci di fronte ad un’ennesima occasione persa per diffondere la cultura italiana, ma soprattutto per rilanciare un paese che sembra sempre più spesso avere grandi difficoltà nel cogliere le opportunità, anche quando servite su un piatto d’argento.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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