Evolversi: i bonobo ci ricordano il potere della cultura

19/03/2015 di Ginevra Montanari

Quando pensiamo sia impossibile immedesimarsi nell'altro, capirlo, o accettarlo, basta ricordarsi dei bonobo, e di come queste scimmie siano così aperte all'altro, da darci un grandissimo esempio di adattamento "culturale"

Bonobo

Non tutti sanno che il nostro cervello è composto da ben due cervelli: un cervello primitivo, localizzato nell’ippocampo, che non si evolve da tre milioni di anni, e non differisce molto tra homo sapiens e altri mammiferi; e un cervello piccolo, ma straordinario, guardiano delle emozioni umane. È stato lui a salvare l’australopiteco, quando ha deciso di scendere dagli alberi, permettendogli di gestire il nuovo ambiente da affrontare. È il cervello cognitivo, quello giovane; nato col linguaggio, in centocinquanta mila anni ha avuto uno sviluppo straordinario. A un certo punto non è stata più la biologia a dominare il destino dell’uomo, ma il prodotto del suo cervello: la cultura.

Le scimmie bonobo, che possono comprendere il linguaggio parlato, e imparare a svolgere vari compiti semplicemente osservando, ci esortano a riconsiderare quanto è biologicamente determinato, e quanto dipende dall’esposizione culturale. Gli esperti credono si tratti della specie più felice del pianeta. Non i panda. Non i koala. I bonobo. Parrebbe un segreto ben custodito. Dal corpo sottile e una natura squisitamente gentile, queste particolari scimmie vivono solo in Congo. Non è facile trovarle negli zoo, a causa del loro promiscuo comportamento sessuale, forse così simile a quello umano da mettere a disagio la maggior parte di noi. E invece potremmo imparare molto da loro, perché vivono in un sistema incredibilmente egalitario ed empatico. Il comportamento sessuale non è confinato a un solo aspetto; al contrario, regola la vita in ogni sua sfaccettatura: è usato per la comunicazione, così come per la risoluzione dei conflitti, e molto altro ancora. Probabilmente, in un certo punto della nostra evoluzione, abbiamo ritenuto più giusto dividere il mondo in diverse categorie, separate tra loro. Così ogni cosa è stata riposta nell’apposito contenitore, più per creare ordine che per reale necessità. Inizialmente, forse, non eravamo così.

C’è chi crede che il mondo animale sia predeterminato, e che l’uomo abbia qualcosa di molto speciale ad innalzarlo rispetto a tutto il resto. Forse è l’abilità di avere un pensiero causale, ed un comportamento complesso; forse è una particolare area nel cervello, che gli permette di avere un linguaggio straordinariamente ampio e diversificato, di costruire utensili di vario genere, o di aver intuito chiavi di lettura universali, come la matematica. Chissà. I Tasmanici, scoperti attorno al 1600, non avevano il fuoco, né utensili di alcun tipo; per quanto ne sappiamo, non avevano neanche la musica. Quindi, se li andiamo a confrontare con il bonobo, be’, quest’ultimo è un po’ più peloso, non sta perfettamente in posizione eretta – anche se cammina quasi sempre su due piedi per lunghe distanze – ma, per il resto, non è molto differente. Rispetto agli scimpanzé, i bonobo, anche se più bassi dell’uomo e con braccia più lunghe, sono più piccoli ed eretti, camminano con naturalezza, proprio come noi; e rispetto a un australopiteco (come Lucy), non si nota un abbisso.

È concentrandoci sulla cultura, che è possibile capire come siamo arrivati al punto in cui siamo; non si tratta solo di mera biologia. È la cultura ad aver influenzato l’evoluzione. Se allevati in una cultura che è sia loro che nostra, i bonobo capiscono il linguaggio umano. Se vedono qualcuno accendere un fuoco con l’accendino, state pur certi che, appena ne avranno uno in mano, faranno lo stesso. Capiscono come usare il fuoco solo guardando il modo in cui lo fanno i ricercatori. Come noi, sanno chi è l’individuo riflesso nello specchio. Arrivano a pulire i loro piccoli con delle forbicine, stando ben attenti a non ferirli. Imparano presto a costruire i loro utensili in pietra. Gli studiosi hanno scoperto che questi utensili sono identici a quelli usati dai nostri antenati africani, due milioni e mezzo di anni fa. Le abilità dei bonobo hanno sbalordito gli scienziati di tutto il mondo. Ma come le hanno sviluppate?

“L’esperienza non è quello che succede a un uomo; ma ciò che un uomo realizza utilizzando quello che gli succede.” disse saggiamente Aldous Huxley. La cosa più importante per far sì che i bonobo acquisiscano un linguaggio, scritto e non scritto, non è insegnarglielo, ma semplicemente usarlo con loro, perché la forza motrice nell’acquisizione del linguaggio è capire quello che altri, che sono importanti per voi, vi stanno dicendo. Una volta ottenuta questa capacità, l’abilità di produrre linguaggio arriva spontaneamente. Quindi è essenziale creare un ambiente piacevole, desiderabile per tutti, e in cui tutti gli individui si apprezzano a vicenda. È questo tipo di ambiente a tirar fuori potenziali inattesi. Ma vale solo per loro? Quando si viene a creare un ambiente bi-specie, si impara a diventare come l’altro: a comunicare con l’estraneo. E loro imparano a diventare come noi. Perché non è semplice biologia, ma cultura. È la cultura che condivide arnesi, tecnologie, e linguaggio, con un’altra specie. O un’altra cultura. In un mondo che compensa il crescente deficit demografico, e la crisi, con l’immigrazione, la bassissima percentuale d’immigrazione intellettuale fa capitolare il livello culturale medio, specie in Italia. Ma quando pensiamo sia impossibile immedesimarsi nell’altro, capirlo, o accettarlo, basta ricordarsi dei bonobo, e di come queste scimmie sono così aperte all’altro, di come siano desiderose di imparare, sperimentare, crescere. “Comunicare l’un l’altro, scambiarsi informazioni, è natura; tener conto delle informazioni che ci vengono date, questa è cultura.” Goethe.

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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