Eutelsat, “il Satellite in Italia: mercato, sviluppo e nuove tecnologie del broadcasting”

20/04/2013 di Andrea Viscardi

Nella splendida cornice di Palazzo Colonna a Roma, Eutelsat Communications ha organizzato la conferenza “Il Satellite in Italia: mercato, sviluppo e nuove tecnologie nel broadcasting”, durante la quale è stato presentato uno studio, in collaborazione con Ipsos, sulla  modalità di ricezione televisiva da parte delle famiglie italiane e sul livello di conoscenza dei nuovi mezzi che la tecnologia ha messo a disposizione.

Eutelsat, satellite e broadcastingEutelsat Communications – Nata come organizzazione intergovernativa nel 1977 a Parigi, Eutelsat è oggi una delle aziende leader del settore satellitare. Con i suoi trenta satelliti, è in grado di fornire copertura in oltre 150 paesi fornendo servizi di banda larga, di broadcasting video, di rete aziendale, di telecomunicazione. Oggi, come sottolineato durante la conferenza dall’Amministratore delegato Renato Farina, sono oltre 4000 (378 in Italia) i canali satellitari che si appoggiano ai trasponder dell’azienda parigina, meritevole di essere stata la prima a trasmettere canali in HD e 3D. Ma i servizi di Eutelsat sono di primaria importanza anche per il digitale terrestre: infatti è attraverso i loro satelliti che viene effettuato il trasporto primario ai trasmettitori a terra. Insomma, traducendo il tutto ai minimi termini, la gran parte delle trasmissioni video che entrano nelle case degli italiani lo fanno grazie ai suoi servizi.

Addio alle distanze – Quello che in pochi sottolineano, fermandosi proprio a questi numeri, è l’importanza fondamentale rivestita dall’azienda nell’eliminare le distanze e consentire la distribuzione dell’informazione in tempo reale e la diversificazione delle fonti. Inoltre, la tecnologia satellitare, rivestirà un ruolo fondamentale nell’eliminazione del cosiddetto digital divide. Con il termine si intende, detto nel modo più semplice possibile, il problema di diffusione dell’accesso alla rete, laddove le infrastrutture non sono disponibili. In Italia in particolare la questione è di vitale e primaria importanza, il digital divide è un virus molto diffuso e crea danni enormi anche alla dimensione economica e di sviluppo della nazione.

Eutelsat, il futuro del satellite in Italia
Francesco Profumo, ministro dell’Istruzione

Profumo, scuole informatizzate – Ad introdurre l’incontro – moderato da Andrea Michelozzi – il ministro dell’istruzione Profumo. Il suo intervento ha sottolineato l’importanza dello strumento satellitare, per quanto ancora poco conosciuto in Italia, per portare avanti il progetto di scuola 2.0, con l’obbiettivo di garantire connettività anche a quegli istituti non raggiungibili da strumenti quali la fibra ottica o lte. Inoltre, il satellite, potrebbe permettere – in un futuro non troppo lontano – l’istituzione di vera e proprie “scuole” multimediali, permettendo a centinaia di famiglie italiane di “mandare” i propri figli a scuola senza dover percorrere decine di chilometri ogni giorno o, peggio ancora, di doversi trasferire. Pensiamo, ad esempio, ai casi dei piccoli paesi nelle isole o sugli Appennini.

I numeri – Il centro della conferenza verteva, però, sulla presentazione della ricerca effettuata da Eutelsat in collaborazione con Ipsos sulla ricezione televisiva da parte delle famiglie italiane e sul livello di conoscenza dei nuovi mezzi che la tecnologia ha messo a disposizione. I risultati descrivono come 24,7 milioni di persone – cioè il 98% delle famiglie italiane – possiedano un televisore. Di questi sono il 33% (8.2 milioni) ad utilizzare i servizi del satellite, mentre il 66% riceve i segnali televisivi attraverso il digitale e l’1% solamente grazie all’IPTV. Interessante notare come, rispetto al 2010, sia aumentata la ricezione di canali in chiaro, mentre la fetta di mercato della pay tv (4.8 milioni), forse anche a causa della crisi, sia rimasta sostanzialmente invariata. Significativo il dato che sottolinea come, di queste 8.3 milioni di famiglie, circa 8.0 siano di fatto raggiunte dai servizi di Eutelsat, che copre così il 93% del mercato. Lo studio si è quindi concluso con una panoramica delle nuove modalità di fruizione della tv e della conoscenza di questi mezzi da parte dei consumatori. Il risultato è che strumenti come la 3D TV, il Video on Demand o la Catch Up TV, nonostante siano ben conosciuti, fatichino in realtà a decollare e l’interesse degli italiani non sia così elevato. Ma si sa, nel nostro Paese, soprattutto quando si parla di tv, i cambiamenti hanno sempre impiegato molti anni prima di essere accettati e accolti dal grande pubblico.

Renato Farina
Renato Farina, Amministratore Delegato Eutelsat Italia

Al termine dell’evento, l’amministratore delegato di Eutelsat Italia, Renato Farina, ha risposto ad alcune domande poste da Europinione, ecco cosa ci ha detto:

Cosa pensa della situazione italiana? Quanto sarebbe importante attuare quanto contenuto nell’agenda digitale ai fini del rilancio economico del Paese?

“Sicuramente è importantissima, nel mondo di oggi, una crescita del digitale e di conseguenza della diffusione della banda larga. Non credo i problemi italiani siano rappresentati da una limitazione tecnica, in quanto il satellite può oggi già risolvere il problema del digital divide, garantendo gli stessi servizi dati da altri tipi di infrastrutture, e anzi, potendo servire performance anche superiori a quelli dell’ adsl2. Credo di conseguenza sia fondamentale applicare e adottare nei tempi più rapidi possibili tutte le normative per una diffusione sempre più capillare della connettività e della larga banda nel nostro Paese”.

 

Uno  degli obbiettivi di Eutelsat è estendersi sul mercato consumer. La difficoltà principale è forse quella di rendere il servizio conoscibile al consumatore, in un mercato italiano spesso restio ai nuovi nomi e alle nuove tecnologie. Come avete intenzione di muovervi?

“Sicuramente il problema della comunicazione, di far conoscere il prodotto, è il principale ostacolo. Occorre però precisare come il satellite abbia una sua limitazione, Eutelsat non andrà mai – almeno al momento – a attuare un’offerta indirizzata a milioni di clienti, quindi non vi sarà necessità di puntare ad una comunicazione di tipo generalista. La nostra politica è quella di concentrarsi, anzitutto, laddove siamo consci esista un problema di digital divide. Quindi, parallelamente, stiamo lavorando a trecentosessanta gradi. Un esempio è la nostra collaborazione con Unioncamere, così da raggiungere le aziende italiane e poterle mettere in condizione di competere in un contesto economico globale”.    

 

L’implementazione tecnologica dell’ultimo decennio vi ha permesso di ridurre sempre più i costi di broadcasting, soprattutto nell’arco dell’ultimo anno. Quale conseguenza potrebbe avere per il mondo del video, di internet e dell’informazione?

“Sicuramente Eutelsat si è mossa in questa direzione. Grazie a nuove tecnologie, come ad esempio il satellite ka-sat, siamo stati in grado di ridurre i costi dei servizi in modo significativo. Ma non solo, infatti abbiamo ridotto anche le dimensioni fisiche degli apparati trasmissivi, trasportabili, oggi, addirittura all’interno di zainetti. Questo permette, prima di tutto, alle televisioni generaliste di avere un raggio di copertura potenzialmente molto più ampio, ma soprattutto potrebbe aprire le porte del mercato a nuovi soggetti e players che, sino a ieri, vedevano nei costi elevati una sorta di barriera all’ingresso. Ad esempio le Webtv o i media che si approcciano al web, dove hanno sempre più bisogno di contenuti freschi e di coprire un sempre maggior numero di eventi in video”.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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