Eutanasia di un sistema: il caso Englaro quattro anni dopo

10/02/2013 di Monica Merola

Quattro anni fa Beppino Englaro ebbe la possibilità di interrompere il nutrimento artificiale somministrato alla figlia Eluana, da anni in coma irreversibile a seguito di un gravissimo incidente. Dopo aver trascorso 17 anni in stato vegetativo Eluana si addormentò per sempre, mentre la polemica italiana sull’accanimento terapeutico si risvegliò dopo alcuni anni di torpore.

eluana-englaro1Quel giorno Enrico Mentana, all’epoca padrone di casa del programma Matrix, disse addio a Mediaset, che aveva bocciato la sua idea di modificare il palinsesto – che prevedeva una puntata del Grande Fratello – a favore di un approfondimento straordinario sul caso Englaro.

La decisione del gruppo Mediaset fu dettata da interessi aziendali, poichè non fu ritenuto opportuno sacrificare una larga fetta di share che il reality in questione avrebbe portato. Molto è stato detto e scritto sul caso Englaro, ma ben poco sulla realtà di chi convive con patologie altamente invalidanti o in situazioni di sopravvivenza assistita. La mia impressione è che nel corso del tempo il singolo caso ha preso il sopravvento sulla questione generale, che invece meriterebbe una regolamentazione o – quantomeno – un’analisi più approfondità delle opportunità riservate al cittadino.

Oggi la polemica si divide solo nelle fasce dei favorevoli o dei contrari, mentre pochissimo spazio è lasciato ai cosidetti “dubbiosi”, che – incattiviti in un senso o nell’altro dai messaggi dei mass media sulla questione – spesso non hanno gli strumenti per potersi porre una corretta domanda, ovvero “se accadesse a me cosa vorrei per me stesso?”. Questa domanda, che pare semplicistica, in realtà nasconde una chiave di lettura fondamentale, ovvero la volontà dell’individuo circa il suo destino psicofisico.

Da anni invece si è diramato soltanto un circo mediatico nel quale la povera Eluana è diventata un simbolo non si sa bene di cosa: secondo alcuni uccisa dalla mano paterna, secondo altri dalla scienza che per quasi vent’anni l’ha inchiodata ad un letto incapace di governare se stessa. Ma il cittadino – più che una legislazione figlia del caso specifico – dovrebbe invocare una regolamentazione collettiva, in grado di permettere alle altre cento o mille Eluana di poter decidere della propria sorte prima che una disgrazia incomba sulla propria esistenza. Esistenza nella quale non la famiglia, non i dottori, non lo Stato e non la Chiesa dovrebbero avere potere decisionale.

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Monica Merola

Dopo aver conseguito la maturità classica ottiene la laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso "La Sapienza", con una tesi su Anna Politkovskaja. Giornalista pubblicista da marzo 2012 , non scrive per vivere ma vive per scrivere.
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