Eurozona in stagnazione: sostenibilità del percorso di crescita

16/03/2015 di Vincenzo Romano

Nonostante le stime ottimistiche sulla ripresa dell’Eurozona, restano alcune questioni aperte: saranno sufficienti le misure adottate?

Europa

I fattori di ripresa. Sono ormai alcuni anni che l’Eurozona fatica ad uscire dalla crisi nella quale è sprofondata nel 2010 e, nonostante i timidi tentativi di rilancio dell’economia europea, poco è cambiato e molte questioni restano ancora aperte. Il 2015 è stato inaugurato all’insegna di molti buoni propositi, piuttosto che di solide politiche fiscali e monetarie. I fattori sui quali si fondano le stime di ripresa sono essenzialmente due: l’abbassamento del prezzo del greggio ed il piano di Quantitative Easing straordinario della BCE. Nel rapporto di Ernst & Young appena uscito, emergono delle stime molto “ottimistiche” sulla ripresa dell’Eurozona nel 2015.

Performance IndustrialeLe stime della produzione industriale. Prescindendo per un attimo dalle previsioni future e concentrandosi sull’attualità macroeconomica, in questi giorni si è registrato un calo, seppur minimo, della produzione industriale dell’area euro: l’attività è calata dello 0,1% in gennaio dopo il +0,3% di dicembre (vedi Figura 1). Si attendeva al contrario un aumento dello 0,2%. Su base annuale l’attività è invece cresciuta dell’1,2%, ad un ritmo che non si vedeva da luglio 2014. Nell’ultimo caso le stime degli economisti (+0,2% di media) sono state superate di gran lunga. Gli esperti di E&Y restano ottimisti nelle stime 2015 e soprattutto in quelle 2016. Secondo loro, il PIL crescerà del 1,5% contro lo 0,9% del 2014, ed arriverà a +1,8% l’anno successivo.

Il gap tra Nord e Sud Europa. Il vero problema resta però il differenziale ancora ampio tra i paesi virtuosi del Nord Europa e quelli del Sud, tra i quali l’Italia: quest’ultima rappresenta il fanalino di coda dell’Eurozona, con una crescita stimata dello 0,3% nell’anno corrente. L’abbassamento del prezzo del greggio dovrebbe tuttavia aiutare i consumi del settore privato e aumentare le esportazioni nette, facendo registrare un segno positivo nella crescita del PIL. Tuttavia il paese non riuscirà a distaccarsi di molto dalla fase di recessione e la disoccupazione rimarrà molto elevata (al momento è al 12,7%).

PilL’Italia in deflazione. Le stime del 2016 parlano invece di un incremento del PIL dell’1%. I consumi miglioreranno gradualmente, ma gli investimenti incominceranno a salire solo nel secondo semestre. Sul piano fiscale e del debito, il governo dovrebbe beneficiare dei bassi tassi di interesse, grazie al programma di Quantitative Easing di Mario Draghi. Se si tiene conto del calo del valore del petrolio, l’Italia rimarrà in deflazione per la maggior parte del 2015. Nel 2016 poi l’inflazione dovrebbe crescere dello 0,6%, comunque ben al di sotto del target della Bce che prima del 2020 difficilmente sarà raggiunto.

Alcune considerazioni finali. Nonostante le stime ottimistiche sulla ripresa dell’Eurozona, restano però alcune questioni aperte. Prima fra tutte la sostenibilità di tale ripresa: è possibile affermare con estrema certezza che una crescita fondata sul QE della BCE e sull’abbassamento del prezzo del greggio (che prima o poi crescerà, o comunque si stabilizzerà) possa essere sostenibile nel lungo periodo? È credibile la ripresa di una economia che non abbia un piano di investimenti pubblici e privati ben più sostanzioso di quello previsto dal Piano Junker? E ancora, è possibile ritenere che i problemi dell’Italia (mercato del lavoro, burocrazia, evasione fiscale, clientelismo nella PA, ecc.) siano credibilmente risolvibili con un QE (giusto e tardivo) e con l’abbassamento del prezzo del petrolio? Le domande sono, ovviamente, retoriche.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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