Europinione alla conferenza “Il futuro dell’Unione Europea”: di cosa si è parlato?

12/04/2013 di Redazione

Si è tenuta oggi la conferenza “Il futuro dell’Unione Europea”. Studenti di Roma, Milano e Sassari si sono riuniti nella sede di viale Pola della Luiss Guido Carli per discutere con professori esperti nel campo di alcuni dei temi caldi dell’attualità europea. Per chi non avesse letto il precedente articolo (qui il link), la giornata è stata organizzata dalla SPECQUE, associazione di origine canadese che organizza, con cadenza annuale, una simulazione del funzionamento del Parlamento Europeo, molto dettagliata sia a livello di ruoli che di temi trattati.

Giovani europarlamentari – Gli ospiti hanno trattato di diverse materie che aiutino gli “europarlamentari in pectore” a comprendere meglio ciò di cui tratteranno durante la simulazione. L’obiettivo era, inoltre, di dare un’immagine chiara della portata degli specifici ruoli, del modo in cui questi interagiscono, delle loro finalità e di come ottenere risultati. Su questa base, la SPECQUE e ASP, in collaborazione con Europinione, hanno deciso di aprire la conferenza a chiunque fosse interessato. L’Unione Europea infatti è formata anche da noi, e influenza le nostre vite ogni giorno; capirne i processi ed i temi fondamentali è un ottimo modo per avere consapevolezza del contesto in cui viviamo.

SPECQUE 2013Il prof. Petrillo – Si sono alternati tre relatori d’eccezione: ha aperto i lavori, moderati dal nostro Luca Tritto, il professor Pier Luigi Petrillo, docente presso la Luiss del corso di Teorie e Tecniche del Lobbying. Ha parlato del lavoro dei gruppi di pressione a Bruxelles, e di come  questi siano una parte essenziale nella definizione della politica europea. E’ stato messo in evidenza infatti come, in Europa, i partiti non siano “strutturati” così come da noi: si tratta solo del riflesso, spesso pallido, delle ideologie rappresentate in patria dai singoli parlamentari. In questo modo i gruppi di pressione (che possono variare dalle industrie del petrolio a associazioni dagli obiettivi più nobili, come Amnesty o Greenpeace), hanno sostituito i partiti politici quali canali informativi del decisore pubblico. Si tratta di veri e propri punti di contatto con la cittadinanza e portatori di informazioni a cui il singolo parlamentare spesso non ha accesso. Si è così creata una vera e propria legislazione europea al riguardo, che impone la massima trasparenza sia da parte dei parlamentari che dei portatori di interesse nel rapporto tra di loro.

La prof.ssa Dicosola – In seguito, la professoressa Maria Dicosola è entrata nello specifico dell’attualità europea con un approfondito discorso sull’integrazione dei balcani occidentali; un tema attualissimo, tant’è che quest’anno verrà ratificato l’ingresso della Croazia nell’Unione. La premessa storica ha messo in evidenza come la stessa Unione si sia interrogata su se stessa e sulla sua “missione” dal punto di vista dei diritti civili e democratici proprio in occasione dell’apertura ad est, mettendo in risalto la tutela delle minoranze come elemento costitutivo della democrazia.

E’ stato interessante vedere come il processo di adesione dei nuovi stati sia definito attraverso il processo di condizionalità europea, ovvero secondo una serie di condizioni, economiche, sociali e a livello di diritti, che devono essere rispettate dagli stati membri. Si tratta di un modo per promuovere un elemento di modernità democratica, spesso sottovalutato. La situazione balcanica è stata poi ispezionata nel particolare, mettendo in rilevanza come tutti questi nuovi diritti di tutela siano fondamentali all’interno delle costituzioni dei nuovi stati dell’ex-Jugoslavia. E’ un processo avvenuto non senza incidenti (come in Croazia, dove le minoranze serbe per un periodo si sono trovate sotto-rappresentate), ma che si avvia a fungere da esempio per il resto del continente per quel che riguarda le tutele interne: dopotutto l’Unione Europea non è un organismo perfetto: problemi ve ne sono anche all’interno, come il rispetto dei principi fondamentali el’annosa questione del “deficit democratico”: nello sviluppo delle nuove realtà balcaniche potrebbero esservi modelli dove scovare nuove soluzioni.

Il prof. Cherubini – Dopo la pausa pranzo, è toccato al professor Francesco Cherubini, titolare dei corsi di Diritto dell’Unione Europea e di Organizzazione internazionale, entrare ancora più nello specifico dei temi organizzativi dell’Unione. Ha parlato infatti del ruolo del Parlamento europeo nel processo decisionale delle istituzioni europee: un discorso di grande attualità dato che la sua influenza (e ricordiamo che il Parlamento è l’unico organo direttamente eletto dai cittadini), è cresciuta enormemente dal Trattato di Lisbona. Infatti oggi la maggioranza delle decisioni europee passa per il Parlamento attraverso la procedura di codecisione, ora diventata procedura ordinaria: un punto a favore della democraticità del sistema. Si è poi trattato del problema dei richiedenti asilo e dei rifugiati nell’Unione, con un focus sul Regolamento Dublino II. E’ stata messa in luce l’evoluzione del diritto d’asilo in parallelo con l’evoluzione dell’Unione, col passaggio delle procedure da intergovernative (ovvero dettate dal rapporto tra gli Stati) e unionali (dunque riguardanti direttamente le istituzioni comunitarie). Un fatto che ha evidenziato, ancora una volta, come l’Unione Europea sia protagonista e prima ad agire sui diritti civili.

Un volto meno noto dell’UE – Questi interventi, oltre ad aver dato un ampio background ai partecipanti alla simulazione, hanno mostrato un volto attivo ma meno evidente dell’Unione Europea. Quel che leggiamo ogni giorno sui giornali è la punta dell’iceberg di una serie di decisioni che agiscono su ogni livello del vivere civile. A guardare i media oggi, pare assurdo che ben 27 Stati abbiano deciso di unirsi sotto un’organizzazione che ne limiti la sovranità.

Eppure l’azione europea non si limita ai problemi economici, ben noti e spesso estremamente problematici. Alcune delle conquiste più importanti degli ultimi anni (basti pensare alla maggioranza delle leggi sulla tutela del consumatore, o su una serie di diritti sulla pluralità e sulla libertà di espressione) vengono proprio dalla spinta dell’Unione. Queste spinte sono frutto di un processo complesso, in cui le legislazioni di tutti gli Stati membri (e non solo) sono state confrontate per trovare le “best practices”, le pratiche migliori per garantire maggiori libertà. E’ un processo lungo e non esente da errori, ma che ha già portato frutti, spesso sottovalutati.

Europinione c’è – Euripinione è stata lieta di aver potuto partecipare a quest’evento: il futuro dell’Unione Europea è un argomento che ci sta molto a cuore, come tutto ciò che influisce sulla nostra vita e ci da più consapevolezza di quel che può essere, rispettando ogni opinione, meglio per tutti noi.

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