Ma in Europa, il vento-tiene?

22/08/2016 di Giuseppe Trapani

Il triumvirato Renzi-Merkel- Hollande giocherà, nei prossimi mesi, una partita importante perché sulla vela dell’Unione possa continuare a soffiare quel vento necessario a navigare verso il futuro, un vento che, negli ultimi anni, sembra essere andato sempre più scemando. Ecco perchè, quello di Ventotene è un appuntamento importante

Ventotene

Si dice che nel momento dei saluti, i velisti si augurino “buon vento” come a sperare che soffi una brezza costante e il vento tenga bene la rotta. È  l’auspicio che in molti si attendono dal trilaterale Renzi-Hollande-Merkel  sta proprio nella “spinta” di quel soffio europeo sognato da Altiero Spinelli, proprio nel silenzio dell’isola pontina.  Ventotene sta all’Europa come la semina rispetto al raccolto, il manifesto di un’utopia che milioni di persone hanno desiderato non come tale, ma posto come una realtà, un obiettivo, tangibile e positivo, capace finalmente di esserci (in senso ontologico-politico) nello scenario mondiale.

Il summit fra i tre paesi fondatori non è atteso dagli analisti alla stessa maniera: c’è chi preconizza tanta “retorica” e poco arrosto, altri sperano in un accordo concreto di massima, prima del vertice a ventisette di Bratislava previsto fra poche settimane; anche perché è chiaro oramai come – in tempi post brexit – trovate le intese fra  Italia, Francia e Germania, l’agenda politica continentale possa offrire risoluzioni più efficaci.

In ballo vi sono dossier enormi, di portata globale, difficilmente sostenibili con le insufficienti misure nazionali. Anzitutto la questione migranti, che continuano a navigare da Sud e a marciare da est con buona pace degli accordi “cuscinetto” con la Turchia, paese più ambiguo che amico. Mettere mano realmente al migration compact proposto dal nostro paese – che prevede risorse comuni scorporati dalle finanze dei singoli membri, cooperazione con i paesi di origine dei migranti, controllo dei flussi e ricollocamenti omogenei dei profughi, rimpatri distribuiti – sarebbe un passo decisivo per superare una contraddizione di fondo, quella che lascia a poche nazioni la gestione di un processo epocale e di lungo termine.

A questo si aggiunge un secondo tema, legato a doppio filo alla prima questione, cioè l’idea auspicata, da anni, di una difesa comune. La cooperazione nella lotta contro il terrorismo, e nelle scelte di geopolitica globalmente intesa, ha già mostrato molte lacune.  È sotto gli occhi di tutti la “mediocrità” dell’approccio europeo –  formale e sostanziale – agli affari esteri, a prescindere da chiunque ricopra il ruolo di “Alto Rappresentante”, ed esiste perciò un paradosso di fondo di un ministero degli affari esteri dell’Unione così cruciale ma senza portafoglio e senza struttura effettivamente operativa. Per questi motivi si cercherà di alzare l’asticellla e attuare una «Schengen della difesa», dare vita cioè a battaglioni europei in grado di integrare le forze militari nazionali. Un piano, questo, che potrebbe prevedere anche un «quartier generale europeo» e che potrebbe partire rapidamente, considerato come, sulla sicurezza, la cooperazione rafforzata consenta di attuare accordi di questo tipo anche tra un minimo di 9 paesi.

E poi c’è l’economia, la zavorra che inchioda a terra tutta l’Europa, dove non mancano storicamente le divergenze di Parigi e Roma rispetto a Berlino. Il premier italiano Matteo Renzi sta giocando una partita cruciale al fine di avere ancora margini di politica economica espansiva alla luce degli ultimi dati non certo rassicuranti. Un problema complesso quello che riguarda la crescita e che non è solo italiano. Di certo l’Italia è piantata ben a terra dal suo debito storico ma la ricetta a pane & austerity non ha sortito gli effetti desiderati. Si parla, da tempo, di un ministero europeo del Tesoro – con poteri di manovra continentale, emissione di bond, gestione dei debiti e dei crediti etc – ma ci vorrebbe una mutazione genetica della mens tedesca, e ciò appare attualmente una categoria della fantascienza.

Secondo Renzi in Europa si va un passo alla volta, il che è vero in un certo senso. Ma di tempo l’Europa ne ha sprecato tantissimo, il fiato sta venendo meno per l’arrivo di scetticismi e populismi interni messi in profonda preghiera affinché l’Unione vada in frantumi e con essa il sogno di Spinelli e di intere generazioni europee. Il triumvirato Renzi-Merkel- Hollande giocherà, nei prossimi mesi,  una partita importante perché sulla vela dell’Unione possa continuare a soffiare quel vento necessario a navigare verso il futuro, un vento che, negli ultimi anni, sembra essere andato sempre più scemando.

The following two tabs change content below.
Siculo per nascita ma milanese di adozione, classe 76, si Laurea in Filosofia e in Teologia ma chiede a se stesso un di più perciò studia Linguaggi dei Media presso la Cattolica di Milano. Giornalista e Docente al liceo a tempo pieno, collabora con diverse testate (Famiglia Cristiana, Jesus, Gazzetta d'Alba) e negli ultimi anni tiene rubriche anche per i quotidiani online Lettera43 e Linkiesta.
blog comments powered by Disqus